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LA LEY DEL DESEO

Opera di Silvia Farina

Un brano per accompagnare la lettura:

Brano scelto da Mattia Sonzogni, editor musicale

Un po’ più in là della tua solitudine, c’è la persona che ami.
Un amore – Dino Buzzati

La legge del desiderio vuole che quest’ultimo si faccia attendere prima di avverarsi. Per lungo tempo ho creduto nella celebre citazione di Lessing secondo cui l’attesa del piacere sia essa stessa il piacere.
I numerosi romanzi d’appendice, letti durante gli anni più bui della mia adolescenza, mi avevano illuso nel credere che l’amore puro, quello non vissuto, fosse un ideale dall’intensità paragonabile alla passione più travolgente. Forse è così, eppure adesso non mi basta più. Mi sembra di aver già aspettato abbastanza. Per questa ragione, durante le calde notti d’estate, nella mia casa di campagna, lascio la finestra completamente spalancata, nella speranza che tu, un giorno, possa spuntare da un momento all’altro.
La noia mi affligge. Leggo, penso, studio, scrivo, eppure vorrei che tu fossi qui con me, per condividere questi istanti di puro intelletto. Attimi vissuti in cui rubiamo dai frutteti, abbracciati all’ombra di un ciliegio, mentre leggiamo testi di esistenzialisti defunti e di poeti germanici estinti.
È luglio o forse la fine di agosto. Alla sera i grilli suonano il loro concerto, le lucciole brillano e noi ci amiamo voracemente. Siamo bagnati e ubriachi di sentimento. Non ho mai fatto l’amore con nessun altro prima, il pensiero mi sconvolge, ma tu rimani calmo come tuo solito e mi baci appassionatamente, annebbiato dall’euforia del momento. Mi stringo a te e la mia pelle si appiccica alla tua. Nemmeno questa sensazione rappresenta qualcosa di spiacevole.
Ti lecco il collo con delicatezza per poi farmi da parte e coricarmi tra le lenzuola del letto che abbiamo appena condiviso. Mi appoggio sul cuscino a pancia in giù, poi tu mi schiaffeggi sulle natiche provocandomi un gemito leggero. A quel punto, mi rigiro e mi corico sulla schiena, in modo che tu possa osservare il mio pene. Lo accarezzi con tocchi soffici e morbidi.
Ora sei appoggiato al lato del letto. Guardo il tuo profilo sgraziato e dolce, mentre mi osservi con la coda dell’occhio dandomi le spalle. Fai un cenno di sorriso e percepisco sentori di complicità. Fumiamo lunghe sigarette francesi alla Anna Karina, pretendendo di essere sfrontati ed emancipati come Liv Tyler nel film Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci, che a te piace tanto. A farci da sfondo, le colline senesi della Val d’Orcia, la nostra estate italiana.
Tu la senti questa libertà? Respiro profondamente perché, a dire il vero, siamo solo due giovani sciocchi iper-sentimentali che vivono il loro amore segreto in una casa isolata della Bassa Padana, tra afa e zanzare; mentre poco distante, nelle balere estive, coppie di anziani ballano vecchi valzer viennesi.
Nonostante ciò, l’immagine di noi due che mi sono prefigurato è sorprendentemente e inspiegabilmente eccitante. Mi citi Battiato e i miei occhi cominciano a brillare, illuminandosi di fuoco vivo. Mi dici che vorresti vivere in un film di Jean-Luc Godard, mentre io sogno di scappare e di viaggiare ovunque. Lontano, in lungo e in largo. Con te.
Ti alzi in direzione del posacenere posizionato sul davanzale della finestra, accanto a un calice di vino rosso. Fuori è molto tardi, ma il cielo è ancora limpido e la notte non è ancora scesa completamente. Tra un tiro di sigaretta e l’altro, getti via la cenere con fare sensuale e intingi leggermente le tue soffici labbra nel bicchiere di vetro. Mai visto nulla di così erotico. Hai l’aria da diva intellettuale e ne vai fiero, non te ne vergogni. Ne fai vanto e ostentazione.
Clicchi con l’indice della mano destra il pulsante di accensione dello stereo, posizionato su un antico mobile di legno di rovere. Parte la canzone 69 année érotique di Serge Gainsbourg in coppia con Jane Birkin, la tua preferita. Poco dopo ti raggiungo, mentre osservi la natura circostante, e mi avvicino a te stringendoti le braccia intorno al petto, dandoti piccoli baci sulle spalle. Ridi. Poi, dietro la finestra, guardiamo i voli pindarici degli uccelli nell’aria, liberi semplicemente di essere. Ti volti e mi baci.
Mi chiedi se ho voglia di andare a vedere le stelle. Indossi di nuovo in fretta la camicia di lino, lasciando slacciati alcuni bottoni, i tuoi lunghissimi pantaloni larghi e i sandali, poi mi prendi la mano e mi porti via. Nel quieto tepore della sera d’estate percorriamo insieme infinite strade sterrate di campagna, a bordo delle nostre biciclette. La luce scompare progressivamente mentre pedaliamo.
Comincio a domandarmi se sia questo l’amore di cui i miei coetanei parlano e di cui canta Françoise Hardy in Tous les garçons et les filles. Lo stesso sentimento che io, prima di te, non credevo sarei mai stato in grado di sperimentare. Mi sembra impossibile che tutta questa grande magia sia capitata a me. La legge del desiderio si sta finalmente avverando? La mia attesa è finita?
Improvvisamente con te non mi sento più solo. Buttiamo a terra le biciclette, ci tuffiamo in un campo erboso, rotolando e tenendoci legati l’uno all’altro in un abbraccio infrangibile. Volgiamo lo sguardo verso l’alto e osserviamo le stelle brillanti nel cielo. Mi baci appassionatamente mentre stringi la mia mano nella tua. Mi proponi di stare fuori tutta la notte. Io annuisco, in attesa di un’alba che spero tardi ad arrivare.
E domani, invece? mi domandi. Visiteremo insieme antiche ville padronali abbandonate, poco distanti da un ruscello o un piccolo torrente, ci bagneremo i piedi per contrastare il grande caldo. Tornati a casa, rispolvereremo insieme la videocassetta di Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, poi faremo di nuovo l’amore sul divano con Alain Delon in sottofondo. È tutto così perfetto.
Ora il cielo sembra come squarciato in due. All’improvviso cade una stella, dall’intensità travolgente, velocissima. Esprimo il mio desiderio più grande, che tu esista davvero e che venga a salvarmi. Ed ecco di nuovo la famosa legge del desiderio. Nella mia mente la immagino come un orologio che, ogni ticchettio, ogni secondo che passa, rappresenta la metafora dell’inesorabile scorrere del tempo e, anche, della mia infelicità.

Racconto di Lorenzo Dagradi
Editing di Lorenzo Cappelli e Martina Costanzo

Racconto legato alla notte di San Lorenzo (10 agosto)


L’autore

Classe 2003, nato e cresciuto tra le colline dell’Oltrepo’ Pavese, attualmente studia Comunicazione presso l’Università di Pavia. Fin da adolescente frequenta corsi di scrittura creativa, con il desiderio di dare forma alla sua visione del mondo. Appassionato di tutto ciò che trasmette emozioni, soprattutto cinema, teatro, letteratura e buon cibo. In particolare, la musica costituisce parte fondante del suo processo creativo.
I suoi riferimenti letterari sono Alberto Moravia, Ian McEwan, Annie Ernaux e, per il cinema, Woody Allen e Michelangelo Antonioni.

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