«La bruttezza orrenda di quella donna»: Fosca, un romanzo scapigliato

Nel 1869, in una Milano oscura, venne pubblicato Fosca, uno dei romanzi simbolo di un movimento letterario e artistico di fine Ottocento: la Scapigliatura.

Le tematiche presenti all’interno di questo movimento di fine Ottocento sono davvero numerose e sono sia politiche sia di natura prettamente letteraria, in particolare è presente una passione folle per quelle che si potrebbero definire “oscure”: la malattia, la deformazione, il mistero, l’ignoto e la bruttezza. Si tratta di temi che si trovano nel romanzo Fosca di Iginio Ugo Tarchetti.

L’opera viene pubblicata nel 1869 sulla rivista «Il Pungolo». L’autore muore di tisi all’età trent’anni, quando non ha terminato il penultimo capitolo, completato, in seguito, dall’amico Salvatore Farina.

Fosca sottolinea il cambiamento della Musa agli occhi dell’artista che si verifica tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Dimenticando le Muse classiche con i loro canoni di bellezza oggettivamente belli, ora – e da qui, come scrisse De Benedetti, assisteremo ad una vera e propria calata dei brutti – la Musa è una donna di una «bruttezza orrenda»; non solo, anche malata.

Il protagonista del romanzo, Giorgio, ha una relazione d’amore con la bella e solare Clara ma in seguito finisce con l’amare invece Fosca, diametralmente opposta a Clara sotto qualsiasi punto di vista. Nonostante queste differenze, Giorgio alla fine si convince che l’unico vero amore della sua vita è quello per Fosca e passa con lei una notte d’amore che sarà fatale per la donna e da cui egli esce affetto dagli stessi sintomi di epilessia che avevano colpito l’amante. Il tema romantico dell’amore-morte assume qui tratti esasperati e morbosi che sembrano anticipare problematiche decadenti.

Il personaggio di Fosca ci viene raccontato fin dai tempi della sua infanzia: la madre ne elogiava l’inesistente bellezza, ma Fosca si rende ben presto conto del suo aspetto fisico e il suo sogno d’essere amata si distrugge come gli specchi, anche interiori, nei quali osserva le sue deformità e turpitudini. Fosca, tuttavia, è desiderosa d’amore: d’essere amata e, soprattutto, di amare. È proprio qui la meraviglia di questo personaggio femminile: riuscire, nonostante i propri difetti, a cercare l’amore e lo troverà in maniera fatale.

La bellezza e la modernità del romanzo breve Fosca è anche questo: anticipare e andare oltre. Anticipare innanzitutto una tematica sociale che si svilupperà un cinquantennio dopo rispetto alla pubblicazione del romanzo (1869), ovvero la questione femminile e l’inserimento a pieno titolo della donna nella vita sociale. Il romanzo dimostra infatti una sensibilità nei confronti della condizione delle donne e della loro realizzazione come individui: realizzazione che al tempo poteva manifestarsi solo attraverso l’essere desiderate, amate.

Ma conta soprattutto l’andare oltre: Fosca che tenta, per il suo stesso bene, di invertire le norme sociali e realizzarsi non essendo amata, ma amando e andando oltre alla sua bruttezza che, alla fine, rimane il fascino principale di questo capolavoro di fine Ottocento.

Alessandro Crea

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