Orchestre separate: Gruppen di Karlheinz Stockhausen

Europa, anni ’50. Il trauma della seconda guerra mondiale segna non solo la geopolitica del continente ma anche i linguaggi artistici. L’esigenza di un ritorno all’ordine, coniugata con una rifondazione radicale del pensiero artistico, muove le scelte di un giovane compositore tedesco: Karlheinz Stockhausen.

Fotografia di Filippo Candotti

Stockhausen (classe 1928) arriva giovanissimo ai corsi estivi di Darmstadt, la fucina della Nuova Musica fra gli anni 50’ e 60’. Rimane folgorato dall’incontro con il Mode de valeurs et d’intensitè di Olivier Messiaen. L’amicizia con Pierre Boulez e il sostegno di alcune radio tedesche lo rendono l’astro nascente nel panorama musicale di quegli anni.

Figura ieratica, la sua adesione ideologica alla serialità integrale, propugnata in quegli anni da Boulez, è totale. Tuttavia il suo retroterra musicale appare percorso da influenze che poco fanno pensare alle austere atmosfere della musica seriale. Si esibisce come pianista jazz nei bar di Colonia, la sua città natale, accompagnando persino spettacoli di illusionismo e magia. Anche la componente religiosa lo influenza molto: prima fervente cattolico in un secondo momento si rivolge verso lo spiritualismo orientale.

Diventa a suo modo anche un’icona pop, il suo volto compare fra i molti che campeggiano sulla copertina del disco Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. La band inglese realizza alcuni brani (A Day in the Life e Revolution 9) influenzati dai primi lavori di Stockhausen in campo elettronico.

La musica elettronica è uno dei primi poli di attrazione per il giovane Stockhausen. Le tecniche e le riflessioni teoriche elaborate in lavori come Gesang der Jünglinge im Feuerofen sono alla base di una delle sue composizioni strumentali più celebri: Gruppen.

Una delle conquiste più importanti del periodo elettronico di  Stockhausen è quella della “spazializzazione del suono”: il suono, considerato nella sua dimensione fisica, viene pensato come un’onda oscillatoria che, muovendosi nello spazio, viene percepito dall’ascoltatore. Il suono, spogliato così di ogni accezione metafisica, diventa un puro oggetto al servizio del compositore che ha il compito di organizzarlo secondo parametri di rigida coerenza.

Uno spazio sonoro per essere tale non ha bisogno solo di oggetti che lo popolino ma anche di più dimensioni in cui muovere il materiale musicale. La serie musicale creata da Stockhausen viene così spalmata su tre livelli differenti di velocità. Si rende necessario divedere gli strumenti in tre orchestre separate, ciascuna con il suo direttore.

Durante l’esecuzione le tre orchestre sono collocate in punti differenti dell’auditorium, suonando indipendentemente e a velocità diverse. La spazializzazione del suono diviene reale: l’ascoltatore è immerso in un ambiente fluttuante dove dimensioni temporali diverse si intersecano e si compenetrano fra di loro senza mai veramente unirsi.

Nonostante l’apparente caos la struttura di Gruppen appare governata da una ferrea logica matematica. Prima della stesura Stockhausen elabora un complesso schema che stabilisce con precisione l’altezza e la durata di ogni singola nota, secondo un ordine algebrico.

Nell’elaborazione della partitura di Gruppen il riferimento alla spazialità non è solo programmatico ma diviene ancora più reale. Stockhausen dichiarerà di essersi ispirato alle forme e alle linee delle montagne svizzere, così come le poteva osservare dalla finestra dell’attico di Paspels che aveva affittato per comporre il brano.

In Gruppen l’ascoltatore è gettato in un magma incandescente dove gruppi di suoni e improvvise scariche di rumori si scontrano vorticosamente. L’anelito all’unione definitiva è sempre presente ma è destinato a rimanere frustratamene irrealizzato: i suoni provengono da insiemi separati nel tempo e nello spazio, la forza del suono non sta nell’unione ma nel conflitto.

Mattia Sonzogni

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