Il Mondo frammentato, le arche e le illusioni: alla ricerca dell’equilibrio nella saga dell’Attraversaspecchi

Pubblicata con il suo romanzo d’esordio I Fidanzati dell’Inverno nell’anno 2013 sotto la firma dell’autrice francese Christelle Dabos, la saga fantasy dell’Attraversaspecchi riflette in maniera lucida le immagini di un mondo totalmente capovolto.

Fotografia di Manuel Monfredini per l'articolo "Il Mondo frammentato, le arche e le illusioni: alla ricerca dell'equilibrio nella saga dell'Attraversaspecchi" di Manuela Spinelli
Fotografia di Manuel Monfredini

La serie dei quattro romanzi che compongono la storia nel suo intreccio totale narra le vicende della giovane Ofelia: dolce quanto maldestra, la protagonista è tuttavia un’abile lettrice, oltre che un’attraversaspecchi. In un mondo completamente nuovo, diverso dal vecchio cui gli uomini erano precedentemente abituati, Dio ha deciso di dare sfogo alla propria rabbia mediante la Lacerazione. Tale meccanismo, azionato dall’ira dell’entità onnipotente, ha fatto spaccare la Terra in molti altri frammenti che sono poi divenuti dei veri e propri conglomerati di città: le arche.

Sospese nel vuoto, ognuna delle ventuno nuove case ospita gli esseri umani sopravvissuti alla Lacerazione o nati in seguito ad essa: ogni città presenta le sue caratteristiche, tra le quali figurano i poteri tipici di un determinato luogo. La protagonista della saga non ha molte capacità manuali o dialettiche, ma si distingue per le sue abilità di lettrice. Difatti, Ofelia possiede in qualità di abitante dell’arca “Anima” la possibilità di dare vita agli oggetti circostanti, nonché di possederne la memoria risalendo ai sentimenti dei precedenti possessori, leggendone così i segreti, semplicemente attraverso il tocco delle mani.

Inoltre, la giovane donna ha fin da bambina dato vita al suo talento più impressionante: quello di attraversare gli specchi. Questo dono particolare non è per tutti e anzi risulta essere estremamente raro: per poter attraversare uno specchio, una persona deve essere quanto più possibile trasparente verso sé stessa. Anche solo il reprimere la più piccola emozione potrebbe rivelarsi un ostacolo quasi invalicabile per superare la porta di vetro.

Nel primo capitolo della saga, intitolato I Fidanzati d’Inverno, Ofelia è destinata contro la propria volontà ad un matrimonio già deciso dalle Decane, indiscutibili autorità locali. Tuttavia, sulla testa degli abitanti di Anima e di tutte le persone di qualsiasi altra arca aleggiano le presenze più potenti in assoluto: gli spiriti di famiglia. Diretti discendenti di Dio, a queste divinità immortali e dalle proporzioni fisiche umane gigantesche è stato affidato il compito di regolamentare la vita sulle arche.

Artemide, padrona di Anima, acconsente al matrimonio diplomatico e dunque Ofelia si ritrova costretta a sposare un perfetto sconosciuto, tale Thorn, intendente presso “Polo”, megalopoli dell’arca “Città-Cielo”. Giunta con la zia Roseline, sua madrina, sulla gelida e inospitale nuova casa, Ofelia dovrà fare i conti con l’ipocrita facciata della corte.

L’autrice sottolinea, nelle forti differenze tra “animisti” e “abitanti di Polo”, lo spaccato reale di un mondo un tempo unito e ora a brandelli. Sono state le guerre degli uomini e l’imperversare del loro odio a dare vita alla distruzione più inquietante di tutti.

Sull’arca di Città-Cielo, nuova casa temporanea per la giovane promessa sposa, si apre il sipario del mondo più irreale e controverso: quello fatto di illusioni. Ospitata alla corte di Chiardiluna, sotto mentite spoglie di valletto, costretta quindi alle peggiori umiliazioni, violenze e allo sprezzo della nobiltà, Ofelia conosce la realtà dietro il manto di bellezza tanto lussuoso solo in apparenza. La scenografia della perfezione sfarzosa, di cui l’artista altro non è che il potere illusorio stesso, nasconde sotto di sé un mondo decisamente carico di avarizia, oscurità e freddezza. Sotto i drappi faraonici degli abiti da cerimonia e il luccicante pavimento marmoreo, si celano vestiti bucati e logori e pavimenti sudici e ridotti alla muffa. Allo stesso tempo, i volti distesi e impettiti di dame e diplomatici soffocano identità sadiche, corrotte e profondamente annoiate.

Chi si presenta come amico si rivela, spesso, come la facciata più buia e nebbiosa del proprio animo. Ofelia dovrà ben presto affrontare le illusioni e conoscere un mondo che carezza la smania di potere, i favoritismi e la violenza. Sotto l’influenza del potente, infantile e annoiato sire Faruk, spirito di famiglia di tutta Città-Cielo, gli aristocratici fanno a gara per guadagnarsene il rispetto e la protezione. La rappresentazione carnale di Dio è immensa, paurosa, ma è al tempo stesso incapace di badare a sé stessa cercando continuamente la propria identità, a causa della sua costante perdita di memoria.

Il mondo non è stato soltanto diviso in pezzi dal punto di vista puramente geografico: esistono frammenti di anima, memoria, essere, che si stagliano e si differenziano in maniera grave e sconvolgente su qualsiasi arca. Ad essere separati, per primi, sono stati gli uomini probabilmente incapaci di coesistere in un tutt’uno. Così sono stati affidati ai lembi di terra fluttuanti in uno spazio ora totalmente diverso, e arricchiti – solo in superficie – dall’acquisizione di poteri di un certo livello. Illusione, telepatia, letture delle anime degli oggetti, artigli come Draghi. Un mondo dove ogni Dono è fardello di forza e distruzione.

E mentre le arche vacillano sul peso della propria popolazione, Ofelia deve ritrovare quell’equilibrio così lontano.

Manuela Spinelli

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