E penso a te: nella mente di chi ama

Un pensiero ricorrente e totalizzante è al centro della canzone E penso a te di Mogol e Lucio Battisti, un amore mancato che occupa il cuore e la mente di un uomo che pur cercando conforto in altri affetti o nel riposo della notte, non può evitare di ricadere sempre in una logorante nostalgia.

Fotografia di Filippo Candotti
Fotografia di Filippo Candotti

Sono passati già cinquanta anni da quando nel 1970 Battisti e Mogol, viaggiando a bordo di una Seicento scrissero in meno di venti minuti «E penso a te», Mogol suggeriva le parole che Battisti accompagnava ad una melodia improvvisata. Nacque così, in modo quasi casuale, sull’autostrada Milano-Como e usando un foglio e una matita come unici strumenti, un capolavoro della musica cantautoriale italiana.  

Il primo interprete della canzone però non fu Lucio: il brano comparve per la prima volta nel novembre 1970 inciso sul lato B del sesto disco di Bruno Lauzi e successivamente fu cantata anche da Mina, grande amica, collaboratrice e ammiratrice del cantautore. Nel 1972 fu finalmente interpretata anche da Lucio Battisti che la inserì nell’album «Umanamente uomo: il sogno» il disco che conteneva capolavori come I giardini di marzo o Comunque bella.

Mina il 28 settembre 1998, qualche giorno dopo la morte di Lucio gli dedicò una lettera sul «Liberal» e parlando delle sue canzoni disse «erano come il più inattaccabile meccanismo, come l’arma più efficace, come una corazza lucentissima, come una seconda pelle ancora più aderente della prima» [1]. Queste parole colpiscono perché riflettono la grande abilità di lettura e scrittura delle emozioni umane da parte di questi artisti che, con parole semplici ed essenziali, riuscirono a dare vita con la loro musica ai desideri, ai sogni e alle sofferenze dell’uomo, proprio come accadde quando composero questo brano che esprime pienamente le sensazioni di chi ama.

«E penso a te» è una canzone d’amore, è la storia di un uomo che combatte contro l’opprimente assenza della persona che ama, che seppur lontana occupa la sua mente e che, svolgendo le azioni quotidiane, non fa altro che evadere ricercando il ricordo di lei. Ecco che proprio come in ogni strofa si ripete la stessa epifora, in ogni momento il pensiero si insinua sovrastando gli altri.

«Io lavoro e penso a te
Torno a casa e penso a te
Le telefono e intanto penso a t

Non importa che ore siano, che cosa faccia e non importa se non dovrebbe farlo, smettere di pensare a lei sarebbe impossibile, i pensieri sono così frequenti e intensi che sente quasi di doversi scusare, come se questi, facendo tanto rumore nella sua testa, potessero giungere a quella persona ormai così lontana.

In sole sei strofe, il brano riesce a trasmettere la potenza di un sentimento e l’incapacità di chi ama di controllare le proprie azioni. Non si conosce a chi siano rivolti questi pensieri così intensi, non si sa se sia stato qualcuno incontrato per caso e mai più visto o l’amore di una vita, al centro del testo c’è solo la potenza di quel sentimento che arriva a controllare tutto, imprigionando l’amante in un amore nostalgico e logorante; anche incontrare un’altra donna non serve perché…

«Le sorrido abbasso gli occhi e penso a te»

E così amore e sofferenza, spesso legati in modo indissolubile, abitano le note di questa canzone che negli anni è stata interpretata da molti artisti diversi che le hanno sempre donatouno spirito nuovo.

Ludovica Amico


[1] https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2018/11/13/news/mina_battisti_paradiso-211572075/

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