La frivolezza della cose: una denuncia sulla società progressista

Otto Dix (1891 – 1969) è stato un esponente di spicco della Nuova oggettività, un movimento artistico tedesco nato alla fine della Prima Guerra Mondiale che coinvolse principalmente la grafica.

Fotografia di Brian Patrick Tagalog

Otto Dix ebbe punti di contatto con le correnti del primo Novecento: realismo, neoclassicismo, espressionismo, dadaismo e surrealismo.

In opere come Il venditore di fiammiferi (1920), Strada di Praga (1920), I mutilati di guerra (1933) e Invalidi di guerra giocano a carte (1920), Otto Dix inserisce particolari elementi come le parrucche, i personaggi mutilati, le frivolezze rappresentate dalla stessa borghesia. Quest’ultima tende a focalizzarsi sullo sfarzo secondo Otto Dix non necessario. Il messaggio dell’artista nei suoi quadri è ben chiaro: vuole rappresentare gli orrori della guerra e la situazione del dopoguerra delle persone che non hanno più niente. Cerca di comunicare una dissacrante critica dell’alquanto distrutta società del tempo, volta in particolare a denunciarne il favorire degli orrori e degli atti della guerra. Caratteristiche tipiche dei quadri di Dix sono alcuni elementi ricorrenti e piccole inserzioni come parrucche, che all’epoca erano molto diffuse insieme alla moda di tingersi i capelli, personaggi mostruosi, che mostrano le mutilazioni ricevute dai soldati andati in guerra, giornali e collage di eventi storici, oltre al contrasto tra i mutilati e la borghesia dell’epoca.

Già il poeta italiano Giuseppe Ungaretti (1888-1970) aveva denunciato gli stessi orrori vissuti in prima persona in trincea durante la Prima Guerra Mondiale, sul fronte austroungarico. Si ricordano Soldati (1918), Pellegrinaggio (1916), In dormiveglia (1916), Fratelli (1916), Veglia (1915), tutte facenti parte della raccolta L’Allegria (1931).

La stessa operazione di critica viene portata avanti col pennello da Otto Dix. Il venditore di fiammiferi (1920) ne è un chiaro esempio. Un fiammiferaio mutilato (lo si riconosce dalla scatola di fiammiferi che ha sulle gambe amputate al ginocchio) canta seduto per terra su un marciapiede attraversato da persone altolocate (si vedono solo le gambe di tre personaggi ai lati del quadro, che camminano evidentemente di fretta). Un dettaglio importante è la parola del fiammiferaio (si nota la scritta che esce dalla bocca del personaggio mutilato). Egli rappresenta idealmente le cause e le mutilazioni durante la Prima Guerra Mondiale. Il cane urina su di lui, in contrasto con la borghesia che li circonda. In basso al dipinto si ha un pezzo di giornale: gli storici hanno constatato che si tratta di un evento storico realmente successo e che lo stesso autore ha voluto inserirlo per sottolineare il fatto: il pezzo di giornale riporta la notizia di uno scontro avvenuto a Dresda contro la Repubblica. Nello scontro sono morte quindici persone e una pallottola ha trapassato un quadro di Rubens, Betsabea al bagno, che si trova alla Pinacoteca di Dresda. La direttrice della Pinacoteca ha criticato il gesto brutale accaduto al quadro, contestando anche le conseguenze devastanti della guerra. Il discorso è riportato da Otto Dix appallottolato ai piedi del venditore di fiammiferi. Il significato per l’artista è chiaro: contesta la posizione della direttrice e indipendentemente dall’accaduto si sofferma sulla denuncia della guerra in generale.

Strada di Praga (1920) raffigura due uomini mutilati: al primo, più in alto nel dipinto, è rimasta solo la mano destra, mentre gli altri arti sono stati sostituiti da protesi meccaniche; il secondo, vestito in modo borghese, è di fatto solo un tronco, che si sposta su una sorta di carrellino di legno a ruote. Sullo sfondo si vedono delle vetrine con alcuni degli elementi significativi dell’arte di Otto Dix: delle parrucche sul lato sinistro e dei busti e protesi sul lato destro, tutto in vendita. Accanto a quest’ultima vetrina l’artista ha inserito una bambina con delle sembianze abbastanza robotiche. All’epoca la campagna contro l’aborto era molto sentita; questo perché la guerra, allontanando gli uomini da casa, aveva favorito il drastico abbassamento del tasso di natalità. La bambina rappresenta da un lato la posizione dell’artista contro l’aborto e dall’altro una vita in una società degradata e degradante.

Infine, in Invalidi di guerra giocano a carte (1920) vengono rappresentati tre personaggi come mostri deformi e fantascientifici per denunciare la corruzione postbellica in Germania. Il personaggio centrale ha degli elementi aggiuntivi alla fisicità normale di un essere umano: una parte mancante del cranio è stata sostituita da una protesi di metallo, così come accade anche alla mandibola e all’occhio sinistro. Anche gli altri due personaggi hanno elementi meccanici ad integrare le mutilazioni del corpo subite al fronte: una mandibola in metallo per il personaggio alla destra del quadro e per l’altro un tubo metallico attaccato al cranio tumefatto. Tutti e tre i personaggi non hanno gli arti, tranne quello alla sinistra che ha un piede alzato al posto della mano per tenere le carte da gioco. Hanno però delle protesi che si mimetizzano con le sedie di ferro battuto nero. L’insieme è alquanto deplorevole e orrendo: il pittore tedesco ha voluto rappresentare un momento di quotidianità come il gioco delle carte in un inquietante contrasto con la dolorosa realtà della deformazione dei visi dei protagonisti dovuti alla guerra. La denuncia dell’artista si fa molto forte e dura: la società tedesca, lasciata alla deriva dopo l’acclamazione della nuova Repubblica di Weimar, aveva cominciato a disprezzare i reduci di guerra, mutilati e impossibilitati a qualunque lavoro. Un tempo eroi della propria patria, diventavano feccia e rifiuto umano della società, della stessa società che li aveva mandati in guerra per la gloria.

Leila Ghoreifi

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