La canzone dei vecchi amanti

Fotografia di Joe Hepburn

La canzone dei vecchi amanti, appartiene all’album Fleurs, pubblicato da Franco Battiato nel 1999: il brano racconta la storia di un amore che – rimanendo potente – si trasforma attraverso la vita e le guerre degli amanti.

Fleurs è il venticinquesimo album di Franco Battiato e, pubblicato alla fine degli anni novanta, rappresenta il punto di incontro di canzoni – che pur appartenendo a generi musicali distanti – accumunate dal tema dominante: l’amore. In questo progetto così originale che riunisce brani anche in lingue diverse, alcune delle canzoni più amate dal cantautore si incontrano.

Così nell’album trovano spazio, insieme ad alcuni inediti, una cover dei Rolling Stones, alcuni tributi a De André, con alcune delle sue canzoni più conosciute reinterpretate, La canzone dell’amor perduto e Amore che vieni amore che vai, Sergio Endrigo con due canzoni poco note. Un’altra importante componente è la musica francese degli anni ’50 e ’60: Jacques Trenet, Charles Aznavour, Richard Anthony e il cantautore belga Jacques Brel trovano un’originale collocazione in questo progetto. L’album per la sua particolarità fu così apprezzato che Battiato decise nel 2002 e nel 2008 di pubblicare anche Fleurs 3 e Fleurs 2, che – contenendo tracce diverse – seguono la struttura di Fleurs.

Lui che si considerava “inscatolabile in etichette”, non teme l’impresa così ardita di riunire lingue diverse e di avvicinare Sergio Endrigo ai Rolling Stones o a Jacques Brel. In pochi sanno che La canzone dei vecchi amanti, una delle più note di Battiato, in realtà appartiene al cantautore belga ed è stata reinterpretata solo trent’anni dopo dal cantautore siciliano. Il titolo originale del brano è La chanson de vieux amants, che fu tradotto e reinterpretato da Battiato dopo essere rimasto colpito dalla versione originale.

Il cantautore non è stato l’unico a tradurre e reinterpretare questo testo così poetico: Patty Pravo fu la prima, reinterpretandolo nel 1971 con il titolo Canzone degli amanti, riscuotendo grande successo, anche Duilio del Prete negli anni ’90 diede una nuova voce alla musica di Brel nell’album Duilio del Prete canta Brel, l’album fu pubblicato solo nel 2002, ma alcune registrazioni risalgono al 1996. Il brano fu tanto amato da rendere necessaria la traduzione per rendere comprensibile una poesia di tale valore e traghettare la potenza delle parole il più lontano possibile, anche se la versione originale francese, di cui Battiato ha mantenuto una strofa, conserva un fascino particolare.

Il contenuto del brano è originale, non si parla di amori che nascono, ma di un amore che nella sua consuetudine cambia la sua essenza. È la storia di due amanti che si sono amati e si sono fatti del male, nelle loro battaglie e nei loro scontri hanno sofferto, trovando poi sempre riparo nel loro amore sicuro anche se diverso da quello vissuto nella giovane età:

«Adesso piangi molto dopo
io mi dispero con ritardo
non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso
scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra.»

Chi scrive si accorge che l’amore è diverso, appesantito dai tormenti che la vita spesso riserva e dalle crisi che la coppia ha dovuto affrontare, ma sono queste che permettono di fuggire dalla monotonia, la «peggior insidia». Nonostante gli anni rimane un legame sincero, ma i due non si amano più come prima, si amano in modo più profondo e più consapevole.

Il brano offre un quadro potente delle tempeste che un rapporto può superare attraversando allontanamenti e crisi e insegna che in un amore non più giovane, arricchito della consuetudine è ancora possibile trovare un lieto fine e sentirsi a casa. I contrasti, le guerre, i tradimenti rendono gli amanti diversi, la passione giovanile ha cambiato aspetto, ma non si è mai spenta grazie alla capacità dei due di invecchiare «senza mai diventare adulti», riuscendo a mantenere un amore giovane libero dalle catene dell’abitudine.

Ludovica Amico

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