Vita da ragazzi: viaggio nei luoghi pasoliniani delle borgate romane

Pier Paolo Pasolini (1922- 1975) è stato un autore innovativo e rivoluzionario per le sue idee. «Dotato di un’eccezionale versatilità culturale, è stato un implacabile osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni Sessanta» [1].

Fotografia di Andreas Fickl

Pasolini nel corso della sua vita è stato scrittore, regista, pittore, romanziere e drammaturgo. Grande osservatore della società italiana del secondo dopoguerra, nell’anno 1968 suscitò diverse polemiche e accesi dibattiti sulle sue idee, incentrate sulle abitudini borghesi e sulla nascente società dei consumi. In particolare, criticò la società del periodo utilizzando tematiche scomode come le borgate romane e il proletariato. Il suo pensiero si collegava alla civiltà consumistica: il proletariato si omologherebbe alla borghesia richiedendo una parità di distribuzioni di beni di consumo, per evitare lotte di classe e il rovesciamento dei rapporti di potere vigenti. Secondo lo scrittore, è il sottoproletariato la vera forza rivoluzionaria, in quanto classe sociale rimasta ai margini del processo di industrializzazione e lontano quindi dal capitalismo.

Le sue opere narrative più significative sono Ragazzi di Vita (1955) e Una Vita Violenta (1959), pubblicate tutte e due dall’editore Garzanti. La particolarità della casa editrice sotto la guida di Livio Garzanti, che ne prenderà le redini nel 1952 al posto del fondatore Aldo, è la pubblicazione di opere di scrittori come Carlo Emilio Gadda, Goffredo Parise, Paolo Volponi, Mario Soldati e Pier Paolo Pasolini, tutti criticatori della società degli anni Sessanta.

Quando si pubblicarono Ragazzi di Vita e Una Vita Violenta l’autore e gli editori vennero chiamati a giudizio in tribunale perché le tematiche trattate, prima fra tutte quella dei rudi borgatari, umanità scomparsa della Roma di un tempo, erano troppo forti. Inoltre, il linguaggio delle due opere era troppo scurrile per il periodo. Nella sentenza n. 1808 del Tribunale di Milano, emessa il 4 luglio 1956 e conservata oggi in un documento dell’Archivio di Stato di Milano, si attesta che «il servizio spettacolo, informazioni e proprietà intellettuale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con sua lettera del 21/7/1955, segnalava, alla Procura della Repubblica presso questo Tribunale, per gli eventuali provvedimenti di competenza, il romanzo Ragazzi di Vita, di Pier Paolo Pasolini, stampato presso l’editore Garzanti, assumendo che nella pubblicazione riscontravasi contenuto pornografico» [2]. Dopo la segnalazione risalente al 1955, verranno svolte due udienze: una sospesa per impedimento del Prof. Avv. Giacomo Delitala, difensore, l’altra che risale al 4 maggio 1956 con la presenza di Livio Garzanti (che subentrerà al padre a partire dal 1952). Lo scrittore Pasolini verrà infine assolto con la sentenza n. 1808 del 4 luglio, sostenuto da amici come Carlo Bo e Giuseppe Ungaretti.

Proprio ispirandosi a queste opere e in particolare all’omicidio di Pasolini, l’artista veronese Nicola Verlato ha realizzato nel quartiere romano di Torpignattara un murale alto dodici metri e largo otto dedicato agli ultimi attimi della vita dello scrittore. La scelta del quartiere è significativa perché è dove lo stesso Pasolini faceva casting. David Diavù Vecchiato, ideatore e curatore del progetto che è stato poi definito “la Cappella Sistina della street art”, come fosse una sorta di mausoleo, in un intervista su Rai Cultura [3] spiega come l’idea sia venuta all’artista Nicola Verlato citando elementi significativi e simbolici propri della poetica dello scrittore. Questo progetto, realizzato nel 2015 in occasione dei quarant’anni dall’omicidio di Pasolini, avvenuto all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975, ha lo scopo di integrare la street art nel sociale e di elogiarne il protagonista e la sua abilità di trasmettere in modo trasparente il suo pensiero riguardo alle abitudini borghesi e alla nascente società dei consumi attraverso un linguaggio del popolo, del proletariato.

Il murale si può suddividere in tre livelli: al primo livello partendo dal basso la madre di Pasolini insegna a suo figlio piccolo a scrivere. La figura della madre è decisiva, sia nelle sue opere letterarie sia in particolare nel film drammatico Mamma Roma (1962), che racconta la storia di una prostituta romana decisa a cambiare vita per dedicarsi al figlio Ettore.

In particolare, nel film Mamma Roma (1962), nella Roma dell’umanità dolente delle borgate romane, Pasolini affronta il complesso rapporto madre-figlio e spiegando la difficoltà che il figlio adolescente può avere nel rilevare il proprio amore per la madre. Il rapporto tra madre e figlio espresso nella pellicola ha echi autobiografici: lo stesso Pasolini era legato moltissimo a sua madre, anche se il suo era un amore borghese e non borgataro, come invece è nella vicenda di Mamma Roma. Nella poesia Supplica alla madre, scritta nel 1962 Pasolini ricerca la spiegazione del suo dramma interiore in termini psicoanalitici e psicologici. La madre è in parte causa del comportamento sociale del figlio e la genesi psicogena del suo orientamento omosessuale, avendo delle conseguenze nella sua vita privata e sociale.

Nel murale, però, il piccolo si rivolge al suo nume tutelare, Petrarca (1304-1374). Accanto a questi protagonisti, si trova un anziano signore con gli occhi spaventati: Ezra Pound (1885-1972), poeta, saggista e traduttore statunitense, che trascorre la maggior parte della sua vita in Italia e verrà intervistato dallo stesso Pasolini nel 1968. L’intervista è un evento di grande portata che coinvolge due figure a loro modo rivoluzionarie: da un lato Ezra Pound, anziano e affaticato, indifferente al peso della vita, mandato in un manicomio criminale a Washington perché accusato di aver tradito il proprio paese, l’America, per appoggiare il regime fascista; dall’altro lato un giovane Pasolini, emozionato, finalmente in grado di godere dei frutti del proprio lavoro dopo essere stato più volte criticato. «È il confronto fra due poeti e fra due uomini legati a doppio filo da un rapporto di amore e odio, di pesanti eredità intellettuali, di conflitto e contatto, giunto al punto di doversi tradurre in una riconciliazione formale che ha il sapore di un simbolico passaggio di testimone» [4].

Al centro del murale di Nicola Verlato si vede Pasolini che cade a testa in giù e in alto l’albero simbolo della sacralità della vita. Nel terzo livello e ultimo è raffigurato Pino Pelosi, l’assassino di Pier Paolo Pasolini, insieme a un carabiniere e due giornalisti. I primi due livelli sono contornati da una struttura di colonne a cielo aperto e in particolare nel secondo livello si hanno i dannati in riferimento all’ultimo momento della vita di Pasolini ossia della Repubblica Salò dove lo stesso Pasolini matura la delusione nei confronti del genere umano. Nel film la Repubblica di Salò o le 120 giornate di Sodoma, Pasolini ha voluto rappresentare la mercificazione del corpo e di come si ha potere su di esso. Un piccolo elemento, l’inserimento della croce francescana sul piccolo tronco d’albero all’altezza dei pantaloni del protagonista, serve a “esorcizzare” per le persone religiose del quartiere di Torpignattara l’evento negativo dell’assassinio di Pasolini.

Leila Ghoreifi


[1] Rai Cultura, Una Cappella Sistina della street art dedicata a Pasolini. Omaggio al grande scrittore, poeta, regista, sez. Arte.
[2] Archivio di Stato di Milano, Tribunale civile e penale di Milano, Penale, Sentenze, sentenza n. 1808/1956.
[3] Rai Cultura, Una Cappella Sistina della street art.
[4] Rai Cultura, Pier Paolo Pasolini ed Ezra Pound. Un incontro di poesia e di amicizia, sez. Letteratura.

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