Trainspotting: ragazzi di vita a Edimburgo

Il film Trainspotting racconta la storia di un ragazzo tossicodipendente e del suo gruppo di amici. I giovani, schiacciati da una vita senza vere prospettive, si abbandonano alla scappatoia dell’eroina, compiendo così una radicale scelta di vita che segnerà il loro destino.

Fotografia di Aidan Roof

Trainspotting è un film del 1996, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh del 1993. La pellicola, diretta da Danny Boyle, è stata presentata fuori concorso al 49esimo Festival di Cannes dello stesso anno, e ha vinto il premio BAFTA come migliore sceneggiatura non originale. Il film è stato ampiamente apprezzato, tanto che il British Film Institute lo ha inserito nella lista dei migliori cento film britannici del Ventesimo secolo, posizionandolo al decimo posto.

L’intera trama ruota intorno a un gruppo di amici e alle loro vite al limite della legalità, tra droga, furti, alcol e risse. La scena iniziale è forse la più iconica di tutte. Mark (Ewan McGregor) sta fuggendo insieme al suo amico Spud da due poliziotti che li stanno inseguendo tra le strade di Edimburgo. Mentre scappa dalla polizia, la voce fuori campo di Mark propone allo spettatore un monologo sulla sua personalissima filosofia di vita.

Il giovane ragazzo, infatti, afferma di aver consapevolmente e felicemente rinunciato a tutto ciò che la società impone alle persone perché si sentano felici: i più facili luoghi comuni come un lavoro, una famiglia e tutto ciò che è materiale. La sua scelta di vita, invece, è ricaduta sull’eroina. Ben presto lo spettatore conosce anche gli altri componenti del gruppo: Sick Boy, tossicodipendente come il protagonista, il più mite Tommy e l’alcolizzato violento Begbie. Il film segue le loro vite intrecciate, annebbiate dalle droghe, in una brulicante Edimburgo.

Il vero fulcro è Mark, soprannominato Rent Boy, e le varie peripezie in cui si caccia per sfuggire dalla noia di un’esistenza senza un vero scopo. Nonostante l’amore per l’eroina, Mark cerca di disintossicarsi, ma per una serie di scelte sbagliate finisce in una tresca con una ragazza minorenne conosciuta in una discoteca. L’occasione per tornare sobrio si ripresenta quando lui e Spud vengono sorpresi a rubare in un supermercato, e Mark è costretto a seguire un programma di disintossicazione pur di evitare il carcere.

Ovviamente la sua sola forza di volontà non regge e il ragazzo assume una dose di droga che lo manda in overdose. Dopo questo episodio, i genitori di Mark lo rinchiudono nella sua camera da letto per porre fine, una volta per tutte, alla lotta contro la dipendenza. Le deliranti scene che popolano la sua mente durante le interminabili crisi d’astinenza appaiono, disturbanti e spaventose, anche davanti agli occhi dello spettatore, che viene così trascinato nei suoi incubi.

Da questo punto in poi sembra esserci un cambio di stile di vita per Mark. Si trova a Londra e ha un regolare lavoro in un’agenzia immobiliare. La sua vita ora sembra serena e regolare, lontana da Edimburgo e dallo spettro dell’eroina. Ma l’idillio non dura a lungo, perché Bagbie e Sick Boy riappaiono improvvisamente nella sua vita, piazzandosi in pianta stabile a casa sua e turbando la tranquilla routine che aveva faticosamente costruito e mantenuto.
I tre fanno ritorno in Scozia per partecipare al funerale dell’amico Tommy, e anche l’eroina fa il suo grande ritorno. Sick Boy pensa a un piano per procurarsi e vendere la droga a Londra. Mark, seppur riluttante, è costretto ad anticipare i soldi che aveva faticosamente risparmiato, ma in una notte di festeggiamenti incontrollati con i suoi amici si rende conto che non è più in grado di sopportare quello stile di vita che all’inizio aveva abbracciato con tanta convinzione. La sua vita deve definitivamente cambiare, così durante la notte sottrae al gruppo la borsa con i soldi e se ne va, lasciando agli amici l’amara scoperta.

Grande protagonista del film, oltre al gruppo di amici, è certamente la dipendenza dall’eroina, una scappatoia per sfuggire a una vita ordinaria, ripetitiva e squallida. Lo stesso titolo, traducibile in italiano con l’espressione “guardare i treni che passano”, è la metafora di uno stile di vita passivo, inerte e abulico. Lo sfondo delle varie vicende è la fredda Edimburgo (anche se buona parte delle riprese sono state fatte a Glasgow) e la resa dei personaggi è molto buona da parte di un cast che all’epoca non era ancora noto alla scena internazionale.

Il protagonista è l’emblema del giovane tossicodipendente, che ostenta quel tanto di sicurezza che basta per essere un membro di spicco del proprio gruppo, ma poi si trova costretto ad affrontare faccia a faccia i propri demoni da solo. La pellicola offre una serie di spunti interessanti, non solo legati alla tossicodipendenza, ma anche al “valore della scelta”, in particolare a tutte quelle piccole scelte quotidiane che ogni persona compie nel corso della propria vita. Di certo non si tratta di un’apologia della droga, come in molti hanno asserito all’uscita del film, quanto piuttosto di una sferzante condanna allo stile di vita borghese e perbenista, e il crudo racconto di un ragazzo succube della dipendenza.

Martina Costanzo

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