La Piazza Grande di Lucio Dalla

Piazza Grande è un brano che Lucio Dalla ha presentato al festival di Sanremo del 1972. Con questa canzone, una delle più note della discografia del cantautore, egli racconta la storia di chi vivendo in strada, senza sicurezze, sente il peso della propria solitudine.

Fotografia di Shannon Vandenheuvel

La canzone Piazza Grande è stata pubblicata nel 1972 sul 45 giri Piazza Grande / Convento di pianura e presentata nello stesso anno al Festival di Sanremo, in questa edizione Lucio Dalla è arrivato ottavo, il primo posto è stato assegnato a Nicola di Bari, con I giorni dell’arcobaleno. Rosalino Cellamare, in arte Ron, ricordando in un’intervista il suo collega, ma soprattutto suo amico, racconta la storia del brano: «nacque col mare quella canzone che poi avrebbe per sempre riassunto Bologna». I due si trovano al largo di Napoli e con una chitarra trovano la melodia che si sarebbe poi perfettamente adattata a quelle parole ricche di umanità di Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti. Il brano nasce quindi con l’incontro delle due città del cuore del cantautore: Bologna, in quanto città natale e Napoli della quale Dalla si definiva un cittadino acquisito e di cui amava la poesia celata in ogni luogo.

Molti ascoltando il brano che deve il nome a quella piazza dove hanno luogo incontri e presenze più diverse pensano a Piazza Maggiore, ma in realtà – come svela Gianfranco Baldazzi – la piazza a cui si riferisce il cantautore è Piazza Cavour, una piazza meno centrale, più intima e ritirata. Un luogo che Lucio ha frequentato fin dalla sua infanzia come racconta Lino Zaccanti: «Ricordo quando con Lucio e tanti amici giocavamo nel giardino di Piazza Cavour, eravamo bambini, portavamo i calzoni corti e questo era per noi il centro dell’universo».

Il 10 luglio di quest’anno il sindaco Virginio Merola ha inaugurato una statua che è stata collocata su una panchina della piazza preferita del cantautore, Dalla è raffigurato seduto e sorridente, pronto a incontrare ancora altre storie e altri abitanti della città che ha tanto amato. Con questo brano, che negli anni ha avuto il successo che merita, egli si fa interprete di una storia non semplice da raccontare: la complessa condizione di un senzatetto che, privato di tutto, non può godere nemmeno di un amore che tanto meriterebbe.

«Una famiglia vera e propria non ce l’ho
E la mia casa è Piazza Grande
A chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho»

Il brano denuncia le mancanze di chi vive in strada, immerso nella propria solitudine; è la storia di chi vede intorno a sé lo scorrere della vita altrui, sentendo il vuoto degli affetti e delle attenzioni che come qualunque essere umano desidererebbe. Con Piazza Grande Dalla rivendica il bisogno umano – quindi di tutti – di avere amore e anche di poterlo donare. Nonostante lo stile di vita o la condizione lo allontanino da coloro che frequentano saltuariamente la piazza egli non ha necessità diverse, vorrebbe poter pregare Dio, avere la possibilità di sognare e avere del bene tutto per sé. Nel dolore della propria privazione, il protagonista del brano può consolarsi prendendo parte alle relazioni che abitano quella Piazza dove gli innamorati si incontrano, discutono e si amano. Respirando le relazioni, o come si dice nella canzone «rubando l’amore» degli altri egli trova una consolazione nella strada, un luogo intriso di umanità che lo fa sentire parte di qualcosa, estraniandolo dalla propria solitudine:

«E se non ci sarà più gente come me
Voglio morire in Piazza Grande
Tra i gatti che non han padrone come me attorno a me»

Ludovica Amico

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