Una Lettera al prossimo

Una Lettera al prossimo è un brano degli Eugenio In Via di Gioia che richiama l’attenzione su temi di grande attualità, denunciando la condizione dell’umanità in un mondo che porta a isolarci sempre di più.

Fotografia di Michael Foster

Eugenio in Via Di Gioia è l’originale nome di una band torinese nata nel 2012, e che nel 2020 ha partecipato al Festival di Sanremo nella categoria dedicata alle nuove proposte, vincendo anche il premio Mia Martini. Di recente i componenti del gruppo hanno fatto parlare di loro grazie a un’iniziativa green: sono riusciti a far piantare duemila abeti in trentino, in un’area devastata dalla tempesta Vaia, collaborando con Federforeste. Questo grazie a una campagna di crowdfunding che prende il nome da un loro singolo, fortemente legato a tematiche attuali come quella ambientale: Lettera al prossimo (2019).  Su La Repubblica raccontano il loro bisogno di consegnare una lettera al prossimo per poter finalmente intervenire nelle problematiche situazioni che denunciano nelle loro canzoni: «Sin dai tempi dell’università – spiega la band – ci siamo trovati a riflettere sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Le nostre canzoni raccontano i paradossi del progresso e l’urgenza di partecipare per migliorare il paradigma. Dopo anni di parole abbiamo sentito il bisogno di darci da fare per provare ad invertire la rotta».

Le loro canzoni denunciano spesso i paradossi della società moderna, diventata spesso indifferente a problematiche urgenti, nascondendosi dietro un finto benessere. La canzone Lettera al prossimo, che ha dato nome al loro progetto di riqualifica di un territorio in crisi, parla proprio di questo: racconta di un’infelicità che sembra quasi impossibile in questa ostentata serenità. Impegnati nelle nostre battaglie personali crolliamo a volte davanti alla consapevolezza della nostra condizione. Essi con questo brano che a un primo ascolto può apparire pessimista, cercano di normalizzare qualcosa che sembra dover essere per forza negato: si può ammettere di non stare sempre bene.

«Cala la notte su tutta la Terra
E io continuo a pensare
Di avere vinto la guerra
Ma poi non riesco a dormire»

Una calma ostentata risiede nella negazione di qualunque forma di malessere, l’unica soluzione che potrebbe permettere di superare la nostra condizione è la vera e profonda comunità con l’altro. Smettere di coprirci e nasconderci per tornare a essere umani e imperfetti. Essi vedono l’umanità impegnata in una reciproca guerra che ci impedisce di comunicare davvero:

«Siamo in tanti, seduti distanti
Arrivati in orari distinti
E tutti quanti convinti
Di essere arrivati per primi»

In questa distanza che ci contraddistingue essi rivendicano la possibilità di tornare a comunicare per smettere di vivere seguendo l’ideale di sopraffazione dell’altro. Emblematico che un video del brano sia stato pubblicato il 14 marzo del 2020, durante la prima quarantena, a più di un anno dal rilascio della canzone. Essi hanno cercato di riunire persone sole, distanti, probabilmente riscontrando un’analogia tra la condizione umana data dalla costrizione di stare lontani a causa della pandemia a quella usuale che ci porta a isolarci e a tenere gli altri distanti.

Così le clip di qualche secondo di più di 200 persone si susseguono sulle note del brano che denuncia il vero disordine che si nasconde nella nostra “serenità”. Anche il brano che li ha condotti, seppur per poco tempo, a Sanremo (Tzunami) denuncia i nostri tentativi di nascondere la nostra vera condizione attraverso una metafora: gli uomini e le donne che continuano a ballare nonostante l’azione distruttiva di uno tzunami. Per poter cambiare, secondo gli Eugenio, dobbiamo essere più onesti con noi stessi e con gli altri, ma soprattutto tornare a dare una reale concretezza alle parole.

Ludovica Amico

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