La fotografa dei mostri

Fotografia di Filippo Ilderico

Diane Arbus (1923-1971) ha rivoluzionato l’approccio alla fotografia dando importanza alla diversità come punto di forza maggiore per un’umanità che ancora non si era scoperta.

Diane Arbus, di origini russe, è una fotografa statunitense che ha voluto scostarsi dalla normalità per immergersi nei ritratti più nascosti della diversità umana. Proprio questa diversità non sminuisce i suoi soggetti anzi accentua i loro difetti trasformandoli in virtù, e lo spettatore è messo a disagio dall’accettazione del soggetto del proprio essere “freak”, emarginato. Le sono stati dedicati un documentario del 1972 e il film Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus del 2006, diretto da Steven Shainberg.

La Arbus frequenta le migliori scuole di New York: prima la Ethical Culture e poi la Fieldstone School, dove si diplomerà nel 1940. Proprio alla Ethical Culture scopre di essere interessata alla letteratura e alle arti visive, ma l’amore per la fotografia esplode dopo. Dopo aver abbandonato la moda e lo studio di Allan Arbus (suo marito, dal quale divorzierà nel 1959), si iscrive a un corso di fotografia e l’incontro con Lisette Model, un’altra fotografa, costituisce un punto di svolta per Diane Arbus: il corso le apre una finestra su realtà a lei sconosciute e la invita a guardare con i propri occhi un mondo diverso. Da qui decide di fotografare tutto ciò da cui la gente in genere si allontana con lo sguardo: il diverso, l’imbarazzante, lo sgradevole, il brutto.

L’utilizzo del flash sarà la tecnica più usata da Diane, sfidando i concetti cardine dell’arte fotografica di quel tempo. Sceglierà come soggetti i luoghi comuni e più popolari di New York, come Times Square, l’Hubert’s Dime Museum, le balere di Harlem, le parate in strada e molti altri. Nel 1960 «Esquire» pubblica il suo servizio The Vertical Journey con le sue didascalie, e l’anno dopo pubblica The full Circle, dove è presente Il gigante, una delle sue fotografie più note.

Tra le opere più importanti da citare bisogna ricordare Identical Twins, Roselle, New Jersey, 1967. Lo scatto in bianco e nero rappresenta due gemelle identiche, Cathleen e Collen Wade, vicine tra loro, con lo stesso vestito, gli stessi occhi, lo stesso taglio di capelli e la stessa fascia posta sulla testa. Arbus indaga sulla questione dell’identità in questo singolare scatto fotografico, che rappresenta sia quanto vi è di uguale tra i due individui sia la loro contemporanea e complementare diversità, come il sorriso di una delle gemelle e lo sguardo accigliato dell’altra. Il due di due della Arbus di Identical Twins è la normalità nella bizzarria e la bizzarria nella normalità, tema ripreso, insieme allo scatto, nella celeberrima scena di Shining di Stanley Kubrik, amico della fotografa.

La diversità e la difformità dell’essere umano in tutte le sue parti è anche il tema di un altro scatto, che ritrae due giovani donne affette dalla sindrome di Down. Vestite di tutto punto con calze fino alle ginocchia e un cappello di fiori legato sotto il mento, guardano la telecamera sorridenti. Le due protagoniste della fotografia mettono in risalto la loro bellezza naturale dell’essere semplicemente se stesse, considerando normalità ciò che era visto come anormale, Arbus, la “fotografa dei mostri”, sapeva cogliere la bellezza e la poesia dei piccoli gesti e dei soggetti che aveva di fronte, e proprio esibendo una serie di bizzarre figure riusciva a fotografare l’anima delle persone ritratte.

Leila Ghoreifi

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