Cosimo e Biagio: due fratelli e due prospettive

Il barone rampante di Italo Calvino è un romanzo pubblicato nel 1957. Secondo romanzo della trilogia I nostri antenati, racconta delle stravaganti vicende di Cosimo Piovasco di Rondò e del fratello minore Biagio.

Fotografia di Luca Torriani

A metà fra il romanzo storico, il romanzo di formazione e il romanzo filosofico, Il barone rampante è la storia di un atto di ribellione che sfocia in una scelta di vita quantomeno inusuale da parte del protagonista. Galeotte furono le lumache, che provocando un litigio con i genitori spingono il giovanissimo rampollo a prendere la sua decisione: passare il resto della sua vita sugli alberi.

Il protagonista, come negli altri due atti della trilogia, è magistralmente costruito da Calvino ed è il meccanismo chiave della narrazione intera. In questo caso il dodicenne Cosimo decide di guardare il mondo da una prospettiva nuova e diversa, distaccandosi da coloro che, come il fratello Biagio, rimangono con la testa sotto le fronde.

Il lettore viene portato tra i rami insieme al giovane, che nel suo nuovo mondo fa incontri a dir poco incredibili, arrivando addirittura a vedersela con filosofi, briganti ed esuli. L’incontro che però lo influenza più di tutti è quello con la coetanea Viola, un’esperienza instabile e destinata a fallire.

Cosimo ha però una controparte che lo aspetta, quasi fosse una sentinella, nel giardino di casa: il fratello Biagio. Personaggio ispirato al fratello di Calvino, Floriano, Biagio si mostra come un personaggio debole e meno ribelle del fratello, verso cui prova però un grande affetto.

Al fratello minore e terrestre Calvino affida la voce narrante principale, una voce che riesce a dare coesione e ordine alle stravaganti avventure del fratello e alle preoccupazioni politiche che spirano su Ombrosa.

Pur non prendendo la scelta assoluta e definitiva del fratello maggiore, Biagio talvolta sale sui rami insieme a Cosimo per diventare il suo primo ufficiale nei giochi dell’infanzia e nelle avventure, salvo poi ritornare a terra ad un richiamo materno o al calar della notte.

Tra i due fratelli si delinea quindi una differenza di prospettive, con Biagio che guarda al mondo del fratello e Cosimo che, dal suo mondo, solletica l’orizzonte con lo sguardo. Gli stessi litigi e gli stessi genitori portano i due fratelli a reagire in modo completamente diverso, senza che tra essi venga a mancare il reciproco affetto.

Due fratelli che forse non si comprendono fino in fondo l’un l’altro: Cosimo e la sua ostinazione a non mettere mai più piede a terra, ostinazione che non verrà meno neanche in punto di morte, quando verrà portato via da una mongolfiera, e Biagio, che con il suo fare debole e mediocre non ha mai il coraggio di compiere l’atto rivoluzionario compiuto dal fratello.

Sin dal primo capitolo le loro strade si separano, le loro due prospettive sul mondo si sovrappongono e si scontrano inconciliabili. Essere Biagio o essere Cosimo, il lettore non ha che da scegliere.

Giordano Coccia

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