Anche Beyoncé beve Lemonade

Fotografia di Filippo Candotti

Lemonade è un concept album sorprendente, forse il migliore della regina del pop. Tra i tanti temi affrontati, spicca quello dell’infedeltà del marito e del percorso di sofferenza della cantante, che vuole rappresentare quello di ogni donna.

La canzone All Night di Beyoncé è introdotta da un monologo, che parte con la ricetta per una bevanda popolare degli USA, la limonata. Se la vita ti dà limoni, spremili per farci una limonata. Questo semplice detto rappresenta il sesto album di Beyoncé, Lemonade, frutto di un’esperienza di vita condiviso da molte persone nel mondo, non solo le pop-star: il tradimento della persona amata.

È stato vastamente discusso il significato di questo disco, anche perché non parla solo della vita personale di Beyoncé: affronta temi profondamente importanti per la cantante come la lotta femminista e l’autoconoscenza delle donne nere. L’integrazione razziale e di genere sono pilastri nella musica di Queen B, ma non è un segreto che sia stato proprio il tradimento del marito a scatenare la popstar e a dar vita ad alcuni dei pezzi fondamentali dell’album.

Lemonade è stato pubblicato nell’aprile del 2016 quasi a sorpresa, senza anticipazioni, ma più incredibile è stato il fatto che contenesse una sorta di accusa pubblica al marito. Emergono i sentimenti di tristezza, frustrazione, persino odio nei confronti del partner, il celebre rapper Jay-Z. Ma alcune tracce testimoniano anche un percorso importante, quello del perdono. «My love was stronger than your pride» [1] canta Beyoncé in All Night.

Con questo concept album, in dodici magnifiche tracce di generi tutti diversi e attraverso i loro video musicali (è anche un visual album), la regina del pop è stata in grado di esprimere il dolore e di purificarsi da esso al tempo stesso. Ogni video e ogni canzone rappresentano una tappa verso la scoperta del tradimento, a cui seguono quelle verso il perdono. In quest’ordine, vengono rappresentati i sentimenti di intuizione, negazione, rabbia, apatia, senso di vuoto, responsabilità, correzione, perdono, resurrezione, speranza e redenzione.

Prima del canto ammaliante di Beyoncé nei video sono state inserite le ipnotiche poesie di una poetessa somala, Warsan Shire. Tra queste The Unbearable Weight of Staying, Dear Moon, How to Wear Your Mother’s Lipstick, Nail Technician as Palm Reader e For Women Who Are Difficult to Love sono adattate per l’occasione.

È solo una delle iconiche donne nere che vengono presentate nei video. Fanno la loro apparizione celebrità come Zendaya, Amandla Stenberg e Quvenzhané Wallis. Un posto importante è stato inoltre concesso alle madri di Trayvon Martin, Eric Garner e Michael Brown, ragazzi neri uccisi dalla polizia americana.

Il brano Hold up parte con le immagini suggestive della cantante in una camera da letto sommersa dall’acqua, che stanno a rappresentare la sensazione di sprofondare e l’impossibilità respirare, e quindi vivere, alla dolorosa scoperta del tradimento. Il monologo, in cui la cantante racconta ogni singola sfumatura del sentimento di angoscia, suscita un’irrequietezza che contrasta con ciò che segue: un ritmo accattivante e rilassato, quasi divertito. Il sound reggae accompagna l’andamento regale della cantante per le strade di una cittadina – dove, non a caso, il colore giallo (dei limoni? Della gelosia? O della pazzia?) ritorna di continuo, come il suono catchy del ritornello «Hold up, they don’t love you like I love you… Slow down, they don’t love you like I love you» [2]. Il suo sorriso però inganna: tra le mani ha una mazza da baseball con cui tra poco spaccherà i vetri delle macchine che incontra – scena per cui è stata piuttosto criticata di incoraggiare terrorismo urbano. «Am I jealous or crazy?» [3], ripete. Finché, alla fine del video, non se la prenderà direttamente con la telecamera che la inquadra.

Il colore e l’energia nel video musicale di Hold up si ribaltano nel brano e nel video di Sorry. Il sound è più introspettivo, una sorta di ballad R&B, così come il video in cui Beyoncé danza assieme ad altre donne nere, tutte mascherate da un trucco aborigeno bianco e nero. Stavolta è “Apathy” la parola chiave e domina il filtro bianco e nero, che sta a rappresentare il tentativo di reprimere ogni sofferenza nel buio, nel nulla.

La rabbia esplode nel brano più rock dell’album, Don’t hurt yourself, in cui ha collaborato il polistrumentista e produttore Jack White e vengono utilizzati samples da una canzone dei Led Zeppelin, When The Levee Breaks. Il testo aspro e a tratti anche volgare si distingue dalle altre tracce e in generale dalla Beyoncé più mainstream. Ma è proprio mostrare gli alti e bassi dell’esperienza del tradimento lo scopo dell’album, tutto espresso attraverso la capacità stilistica della cantante. Nel video, Beyoncé lancia aggressivamente la fede verso la telecamera, cantando con la sua nera voce poderosa: «If you try that shit again, you’re going to lose your wife» [4].

L’asprezza del tradimento, che la accompagnerà per tutta la vita, è stata così demistificata dal successo dell’album, dovuta alla popolarità di Queen B e alla sua grande capacità di mettere sotto i riflettori i suoi pensieri più bui, a dimostrazione del fatto che il pop è proprio questo: mettere in scena ciò che capita a tutti e farne musica di cui vivere.

Teresa David


[1] All night, Lemonade, Beyoncé, 2016.
[2] Hold up, Lemonade, Beyoncé, 2016.
[3] Ibidem.
[4] Don’t hurt yourself, Lemonade, Beyoncé, 2016.

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