La meditazione del Buddha: le posture del mudra

Il Buddhismo ha una storia ricca e affascinante, prende diverse forme e i mudra sono uno degli elementi più importanti del Buddhismo perché il fedele grazie ad essi è a contatto diretto con il Buddha.

Fotografia di Giulio Foderà

«Il buddhismo si presenta sotto diverse forme, esemplificate a livello macroscopico dalle tre grandi tradizioni – theravada, mahayana e vajrayana – variamente distribuite nell’Asia e suddivise in una grande varietà di sviluppi locali» [1]. Esso si caratterizza in relazione all’architettura ed è basato sulle vicende del Buddha. Il Dharma, ossia l’insegnamento del Buddha, corrisponde secondo questa pratica religiosa alla Legge naturale. Nella storia dell’Asia centrale e orientale, prendono forma diversi tipi di Buddha, anche iconograficamente rappresentati in modo diverso: il Buddha cinese (che è paffuto e sempre rappresentato seduto, con le gambe incrociate e i lobi dilatati), il Buddha giapponese (anch’esso seduto, con il taglio degli occhi all’orientale e con i capelli), il Buddha indiano (assume diverse posture come in ascesi, in piedi e seduto) e altri.

In particolare il Buddha indiano viene rappresentato in diverse iconografie e secondo diverse simbologie: una particolarità significativa è costituita dalle pose che assume in meditazione, caratterizzate anche dai cosiddetti mudra. «Con il termine mudra ci si riferisce ai gesti simbolici compiuti con le mani che caratterizzano le rappresentazioni del Buddha e che in alcuni casi sono condivisi anche dai bodhisattva [2]. I gesti furono incorporati dalle prime scuole di scultura dell’India e andarono aumentando nel tempo, formando un vocabolario simbolico assai ricco» [3].

Spesso i mudra si riferiscono ad alcuni eventi fondamentali della vita di Buddha. Tra queste si hanno ad esempio la «dharmacakramudra, ossia il gesto della messa in moto della ruota della Legge, […] ; la bhumisparshamudra, il gesto della chiamata della terra a testimonianza dell’illuminazione» [4]. Altri gesti comuni sono l’abhayamudra, il gesto della rassicurazione; la varadamudra, il gesto del dono; la dhyanamudra, il gesto della meditazione.

Caratteristiche delle diverse posture sono la posizione degli occhi, delle mani e del corpo in generale, seduto o in piedi. Soprattutto gli occhi del Buddha, che in base alla postura assunta possono essere chiusi o aperti, sono noti come occhi della saggezza perché guardano nelle quattro direzioni per simboleggiare la sua onniscienza.

Invece, i mudra propriamente detti, ovvero i gesti delle mani, precisano i significati espressi dall’immagine: «la figura del Buddha assiso a gambe incrociate con le piante dei piedi rivolte all’insù (padmasana o vajraparyankasana) evoca […] lo stato meditativo proprio dei perfetti risvegliati, mentre la postura, nota in numerose varianti (lalitasana, maharajalilasana), con una gamba piegata e il busto sinuosamente inclinato, appartiene invece a molti bodhisattva dei quali traduce la sovrana compostezza». [5]

Leila Ghoreifi


[1] Celli Nicoletta, Buddhismo, Milano, 2014, p. 6.
[2] Sono gli “aiutanti” del Buddha e l’elemento che li caratterizza e li differenzia dal Buddha sono i gioielli che portano sul capo e sul collo.
[3] Ivi, p. 252.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.

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