Bird box: una benda sugli occhi per sopravvivere

Bird Box, film del 2018 diretto da Susanne Bier e con protagonista Sandra Bullock, trasporta lo spettatore in un mondo post-apocalittico dove un subdolo e misterioso virus minaccia la specie umana e colpisce le persone tramite la vista. Come sopravvivere se non si può vedere in faccia il nemico?

Fotografia di Giulio Foderà

La vista è uno dei più importanti tra i cinque sensi: la percezione degli stimoli visivi permette all’uomo di orientarsi, conoscere, spostarsi, in definitiva sopravvivere. Tratta dall’omonimo romanzo di Josh Malerman del 2014, la pellicola thriller-drammatica Bird Box si chiede se e come la specie umana può resistere e adattarsi a nuove condizioni, dove usare la vista significa addirittura rischiare di perdere la vita.

Malorie (Sandra Bullock) è una donna cinica in dolce attesa. Gli stravolgimenti che cambieranno il suo destino hanno inizio quando i telegiornali informano di una strana epidemia di suicidi. Un misterioso contagio, infatti, sta scatenando una crisi di follia collettiva in tutta la popolazione mondiale. Nessuno sa di preciso di cosa si tratta, l’unica cosa certa è che si propaga tramite la vista.

Dopo che la situazione inizia a precipitare, alcune persone, tra cui la protagonista, si barricano insieme in una casa. La sfida è quella di proteggersi, mettere in sicurezza l’abitazione e trovare del cibo. I delicati equilibri tra i sopravvissuti rischiano di rompersi quando Malorie soccorre una donna, incinta come lei, di nome Olympia (Danielle Macdonald) e la fa entrare in casa.

Qualche tempo dopo viene accolto nell’abitazione anche un uomo di nome Gary (Tom Hollander). Egli spiega che se gli individui con disturbi mentali vengono esposti alle “creature” misteriose, invece che uccidersi ne vengono sedotti e iniziano a cercare altre persone per costringerle ad avere un contatto visivo mortale con le entità. Intanto, sia Malorie che Olympia entrano in travaglio e danno alla luce un maschio e una femmina. La vera natura di Gary, però, non tarda a rivelarsi e lo psicopatico riesce a introdursi nella camera del parto, obbligando Olympia ad aprire gli occhi.

Dopo un salto temporale di cinque anni, si scopre che Malorie si è stabilita insieme a Tom (Trevante Rhodes), anche lui membro del gruppo originale, e ai due bambini. Un giorno dalla ricetrasmittente ricevono delle istruzioni da parte di un uomo sconosciuto che li informa dell’esistenza di un rifugio sicuro alla fine di un lungo e pericoloso viaggio via fiume, da affrontare rigorosamente con una spessa benda sugli occhi. La coppia decide di partire, ma Tom è presto costretto a sacrificarsi per lasciar proseguire il resto della famiglia.

Durante la traversata, nonostante la cecità obbligata dalla benda, la donna affronta con coraggio l’agguato delle “entità”, le infide rapide del fiume, e la terribile prova finale, dove le presenze separano la madre dai figli e cercano di convincere ognuno di loro ad aprire fatalmente gli occhi.

La fiducia in una – seppur vaga – speranza di salvezza sprona Malorie a non soccombere e, in una rocambolesca corsa finale attraverso il bosco, la donna riesce a portare in salvo sé stessa e i bambini nel misterioso rifugio. Qui viene accolta da alcuni medici e dall’assordante cinguettio di numerosi uccelli: Malorie scopre che il rifugio in realtà è una scuola per non vedenti, unico baluardo nella lotta contro le entità che agiscono tramite la vista.

La vita trova sempre un modo e, se l’evoluzione insegna qualcosa, ciò che prima viene etichettato come un deficit può improvvisamente diventare la via per adattarsi a nuove condizioni e garantire la sopravvivenza della specie umana.

Il titolo “bird box” fa riferimento a uno stratagemma che i personaggi usano per rilevare le presenze. Sembra, infatti, che gli uccellini reagiscano alle entità comportandosi in modo agitato e cinguettando spaventati. In assenza di stimoli visivi, quelli uditivi si rivelano uno dei modi sostitutivi per difendersi da un nemico invisibile.

Il montaggio racconta la storia di Malorie tramite numerosi flashback. Il film inizia infatti mentre la donna e i due bambini si trovano nella barca sul fiume. Parallelamente al procedere dell’instabile imbarcazione, i frequenti salti temporali permettono allo spettatore di ricostruire la vicenda, in un continuo incedere a tentoni, come sono costretti a fare gli stessi personaggi.

La pellicola cerca di tenere sempre alta la suspense, mantenendo un forte alone di mistero intorno alle malefiche creature, a partire da che aspetto hanno, come sono giunte sulla terra e perché attaccano l’uomo. Fino alla fine viene preclusa allo spettatore la possibilità di vedere le entità (mimate solo tramite delle raffiche di vento) esattamente come se facesse parte dell’universo post-apocalittico di Malorie e non ci fosse un rassicurante schermo a tenere separate le due realtà.

L’espediente su cui si regge la storia narrata in Bird box può alludere anche a una delle figure mitologiche più conosciute, ovvero la temibile Medusa. Ma, ancor di più, il film porta con sé un chiaro riferimento al mondo attuale, dove le persone sono sempre più ossessionate dal vedere, dall’alta definizione, dal mostrarsi e dai social media. La pellicola propone una storia dove la situazione è ribaltata e la vista non solo è proibita, ma addirittura fatale.

Martina Costanzo

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