Leonardo da Vinci: il genio del paradiso meccanico

Fotografia di Filippo Ilderico

Oggi, a distanza di un anno dalle celebrazioni del cinquecentenario della morte di Leonardo Da Vinci, viene ricordata una delle sue opere più straordinarie, la Festa del Paradiso (1490), che rappresenta l’incommensurabile talento dell’artista.

La festa del Paradiso è stato un evento del tutto eccezionale alla corte milanese di Ludovico il Moro, di cui quest’ultimo portava la reggenza ormai da dieci anni. È il 13 gennaio 1490. L’evento si svolge nella Sala Verde del Castello Sforzesco, e oltre a valere come affermazione del potere di Ludovico il Moro, è importante per due motivi: in un’unica sera vengono concentrati tutti i talenti di Leonardo da Vinci, e per di più in occasione dei festeggiamenti dei neosposi Gian Galeazzo Maria Sforza e Isabella d’Aragona, consolidando così i rapporti tra il Ducato di Milano e Il Regno di Napoli.

Leonardo e Ludovico erano grandi amici ed estimatori reciproci. Ludovico, conoscendo i talenti e le strabilianti invenzioni di Leonardo, gli affidò il compito di compiere la Festa del Paradiso.

Fu un tripudio di meccanismi e marchingegni, un’elaborazione di bellezza perfetta con utilizzo di opere di ingegneria realizzate proprio dallo stesso Leonardo. Leonardo aveva pensato a tutto: alla Biblioteca Ambrosiana vengono conservati gli schizzi dei disegni della Festa del Paradiso con alcune annotazioni di Leonardo che riportano tutti i vari passaggi che i protagonisti della scena dovessero attuare, per dare quell’effetto di incanto che lasciò tutti a bocca aperta, persino lo stesso Ludovico il Moro, che sapeva quanto fosse formidabile il genio indiscusso di Leonardo.

Leonardo scrisse sul Codice Atlantico: «La sala della festa dev’essere fatta in modo che la sfilata di persone prima passi dinanzi al signore e poi ai convitati; e che l’entrata sia dalla parte opposta a quella dove si trova il signore e che le scale siano comode e ampie, in modo che le persone mascherate non debbano urtarsi guastandosi gli abiti» [1].

Leonardo da Vinci è un artista attento ad ogni piccolo dettaglio: in quell’occasione voleva che fosse tutto perfetto per dare l’armonia giusta alla sua grande opera.

La festa del Paradiso è di per sé una rappresentazione teatrale con l’utilizzo di un cerchio verticale come sfondo di stelle e sfere e un cerchio orizzontale dove sono posizionate tre donne. All’interno di questi cerchi, un altro cerchio più grande contornato da medaglie d’oro. In basso delle rocce, e sul lato sinistro tre donne si tengono per mano e cantano una soave canzone. La scenografia, i costumi, i personaggi vengono descritti da un ambasciatore degli Este, Jacopo Trotti, invitato alla rappresentazione teatrale.

«Era tale lo splendore che pareva di vedere un paradiso vero, e così per l’udito, per i suoni e canti soavi che vi erano dentro. Nel mezzo del quale c’era Giove con gli altri pianeti» [2]. Così evidenzia Jacopo Trotti nella relazione che scrisse sulla Festa del Paradiso.

Lo scritto di Trotti è fondamentale: purtroppo i vestiti e le scene sono andati persi e le uniche testimonianze che si hanno sono quelle costituite dalla relazione di Jacopo Trotti e dai carteggi di Leonardo da Vinci, conservati alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

L’artista ha saputo al meglio utilizzare il suo talento come ingegnere, tanto che ha contribuito allo sviluppo della meccanica e alla rivoluzione del nostro modo di vivere.

Leila Ghoreifi


[1] Le cronache del Rinascimento, 2018-2019, quarta stagione di Cronache dell’antichità (2015), regia di Matteo Berdini
[2] Ivi

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