Il pianoforte moltiplicato: Bacchanale di John Cage

Fotografia di Manuela Mastrangelo
Fotografia di Manuela Mastrangelo

Con i primi esperimenti di Cage la modifica del suono degli strumenti, operato agendo sulla loro meccanica, si afferma come parte del processo compositivo. Prima per necessità, poi come atto dissacratorio, diventando infine ricerca timbrica.

Negli anni ’30 il giovane John Cage (1912 – 1992) è un compositore fra i tanti della West Coast americana, alla ricerca di una voce personale che coniughi gli elementi del modernismo europeo con la natura empirica del pensiero artistico statunitense. Fra i suoi maestri figurano nomi importanti come il newyorkese Henry Cowell e l’austriaco Arnold Schönberg (in quegli anni in “esilio” a Los Angeles).

Proprio la lezione di Cowell si rivelerà determinante nel percorso del giovane Cage. Nelle sue composizioni indaga un nuovo modo di sfruttare le sonorità del pianoforte: clusters (grappoli di note dall’effetto percussivo), corde pizzicate o percosse con barre di metallo.

Nel 1938 a John Cage vengono commissionate le musiche per un balletto dal titolo Bacchanale della coreografa Sylvia Fort. Originariamente l’idea di Cage era quella di scrivere musica per un ensemble di sole percussioni, tuttavia le esigenze contingenti della performance, una sala non molto grande dove poteva al massimo essere posizionato un pianoforte e non certo una batteria di strumenti, spinsero Cage a trovare una soluzione differente.

Decise così di scrivere un brano per pianoforte, ma non in senso tradizionale. La meccanica di produzione sonora dello strumento veniva modificata per ottenere un effetto percussivo, graffiante e metallico. Il pianoforte necessitava così di una “preparazione”. Per preparare lo strumento Cage indica nella partitura l’inserimento di alcune barre metalliche nella cordiera del pianoforte, andando così a modificare la vibrazione delle corde nello spazio. Successivamente il repertorio di oggetti impiegati da Cage nella preparazione si amplierà sempre di più fino a includere utensili impensabili come: viti, bulloni, gomme, chiodi, posate e molti altri.

Il “pianoforte preparato” di Cage rende la tastiera uno strumento a percussione a tutti gli effetti. Questa mutata natura sonora condiziona anche la scrittura musicale, che non si basa su successioni armoniche convenzionali o su linee melodiche. Il pezzo è tramato dal ripetersi di brevi cellule dal carattere ritmico, o da motivi scarni e abbozzati. La componente armonica è perlopiù assente, qua e là fanno capolino agglomerati sonori di tre e più suoni ma con il solo scopo di creare un pattern ritmico.

Ai primi ascoltatori del brano l’operazione di Cage dovette sembrare profondamente dissacrante: lo strumento romantico per eccellenza veniva violentato dall’interno con l’uso di oggetti e di corpi estranei. La sonorità a cui il pubblico era abituato si trovava sostituita da una musica martellante, violentata, metallica, scandalosa, più simile al muoversi di un ingranaggio che non al frutto del pensiero artistico.

Bacchanale è un brano seminale all’interno della musica del ‘900. L’asse della ricerca timbrica dei compositori si sposta dall’impasto di colori e strutture sonore all’esplorazione sistematica di tecniche alternative di emissione del suono. Il compositore non si trova più solo a dover produrre una successione di note nel tempo, ma diventa un “ingegnere del suono” che sperimenta con la meccanica degli strumenti. L’immaginazione non è più legata alla singola personalità dello strumento ma è lasciata libera verso infiniti mondi sonori possibili.

Mattia Sonzogni

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