L’Uomo della sabbia: il perturbante nemico di e contro sé stessi

Fotografia di Manuel Monfredini

Der SandmannL’Uomo di Sabbia – è un racconto scritto in forma per metà epistolare e per metà prosaica, pubblicato nel 1815 all’interno della raccolta Notturni. L’autore E.T.A. Hoffmann racchiude all’interno del libro diverse tematiche irrequiete tipiche del Romanticismo, nonché un interessante concetto freudiano.

La famosissima ninna-nanna cita un tale “uomo nero”, pronto a rapire i bambini che si rifiutano di addormentarsi: nell’opera romantica firmata da Hoffmann, viene invece portata alla luce un’altra orribile figura, tale Uomo di Sabbia (detto anche Orco di Sabbia), il quale caverebbe gli occhi a tutti gli infanti che fuggono alla braccia di Morfeo.

È questa leggenda particolarmente inquietante a svegliare, sin dalla tenera età, gli incubi e le paure di Nathanael, protagonista del racconto. Il ragazzo infatti invia una serie di lettere all’amico fraterno Lotario, svelando di come l’ambigua favola della buonanotte avesse invaso l’animo del fu bambino Nathanael di puro terrore. Inoltre, la fervida immaginazione del ragazzino era stata particolarmente smossa da tale Coppelius, avvocato arcigno e dall’aspetto spaventoso, amico di vecchia data dei genitori. Convinto che dietro le vesti del fautore si nasconda la temibile figura dell’Uomo di Sabbia, il protagonista decide di spiare il proprio padre mentre si presta assieme a Coppelius ad una serie di esperimenti di alchimia. La reazione violenta con conseguente minaccia dell’amico del genitore, spinge Nathanael a convincersi che l’uomo sia l’incarnazione dell’Orco.

È la morte del padre, avvolta nel mistero, a portare il personaggio principale ad odiare profondamente Coppelius, credendo che egli non sia altri che il suo assassino. Ulteriore trauma viene vissuto da Nathanael, quando egli scopre che l’amata Olimpia è un automa.
Su questo punto si sviluppa il saggio Das Unheimliche di Sigmund Freud, pubblicato nel 1919. Il titolo dell’opera può essere tradotto come “il perturbante”: significato principale del termine è strettamente legato al concetto di un timore dapprima familiare, ma poi estraniato dall’individuo stesso mediante un processo di rimozione. In poche parole, il perturbante altro non sono che tutte le paure infantili (e non solo) depositate nella psiche del soggetto, strappate dalla propria quotidianità ma pronte a riaffiorare attraverso il primo input. In questo caso specifico, Nathanael rivive l’angoscioso terrore dell’Uomo di Sabbia, quando nella nuova città in cui si è trasferito in età adulta, entra in contatto con tale “Giovanni Coppola”, ottico piemontese. La somiglianza tra i due cognomi “Coppelius” e “Coppola”, fa riemergere le lesioni psicologiche che avevano già danneggiato il Natahnael bambino.

Il nemico ha un volto, ma manca di identità in quanto costantemente modificata (prima avvocato, poi medico): quel mostro sotto al letto, il demone che si chiude nell’armadio per la paura di essere osservati di notte o addirittura puniti, non è altro che un essere umano in carne ed ossa. Tuttavia, il rapporto di conflitto non è nemmeno diretto tra Coppelius e Nathanael: il ragazzo infatti, si rovina con le proprie mani lasciandosi lacerare completamente da un processo puramente psichico di visione riflessa, fino all‘infermità mentale. Come infatti di fronte ad uno specchio, il Doppio scinde l’Io dall’Altro e canalizza i pensieri più oscuri e le paure più profonde del primo trasferendole nel secondo. Al primo impulso, però, l’uomo (e in questo caso il protagonista) rimane investito e strozzato dal suo stesso terrore che viene quindi portato a galla, su una superficie tuttavia non più percorribile.

Nathanael è alla disperata e quasi ossessiva ricerca di un nemico da sempre individuato come la rappresentazione di quell’incubo che da piccolo gli è stato marchiato nell’animo a causa del suo trauma infantile: il protagonista tuttavia non si rende conto che il maligno si nasconde, ormai insediato in maniera determinante, dentro la sua testa. Inevitabilmente la lotta contro i propri impulsi, fino a quel momento cercati in una favola e mai in sé stesso, portano alla follia e alla successiva morte per suicidio di Nathanael.

Manuela Spinelli

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