Penombre americane: Mavis in Las Vegas

Fotografia di Filippo Ilderico

Las Vegas, all’imbrunire. La Strip si riempie rapidamente di luci, un compositore si aggira curioso fra le mille sirene della sfarzosa city of sin alla ricerca di nuove avventure.

Las Vegas, 1995. Durante il tour americano del compositore inglese Peter Maxwell-Davies con la BBC Philarmonic un giornalista dell’Indipendent tenta di contattare il compositore, ospite del Flamingo Hotel, per un’intervista. Dalla reception dell’hotel, però, non risulta nessun ospite registrato sotto il nome di Peter Maxwell-Davies.

Dopo numerosi tentativi si scopre che il nome del compositore è stato accorciato, complice l’imperfezione della pronuncia americana, in “Mavis”. L’immagine colpisce a tal punto la fantasia di Maxwell-Davies da spingerlo a scrivere un pezzo dove immagina sé stesso, nella veste del suo alter-ego Mavis, che vive mirabolanti peripezie nella notte di Las Vegas.

Maxwell-Davies (1934 – 2016) è una figura enigmatica nel panorama della musica contemporanea. Esordisce negli anni ’60 come una delle voci più icastiche della nuova avanguardia, fondando assieme a Harrison Birtwistle e Alexander Goehr la Nuova Scuola di Manchester, in aperta polemica con il passato musicale inglese, da Elgar a Britten.

Dopo pochi anni si innamora del paesaggio freddo e desolato della Scozia, decidendo nel 1971 di trasferirsi sull’isola di Hoy, nelle Orcadi. Nel frattempo il suo linguaggio diventa sempre più sfaccettato. Inizia a scrivere musica per il cinema; si appassiona alla musica antica; diventa un compositore d’occasione, scrivendo brevi pezzi per la comunità isolana in cui vive fino a diventare Master of the Queen’s Music, il compositore ufficiale della corona britannica.

La rottura ufficiale con le avanguardie avviene nel 1985, quando la Boston Pops Orchestra, diretta dal celebre John Williams, gli commissiona un brano da eseguire in un concerto per famiglie. Davies scrive così An Orkney Wedding with Sunrise, un pezzo in larga parte tonale, basato su melodie folkloristiche scozzesi, recuperando alcuni meccanismi dell’avanguardia, in chiave espressiva, per metterli alla berlina.

Dieci anni dopo Mavis in Las Vegas ricalca quella stessa fortunata formula di successo. Un pezzo in larga parte narrativo, temi scintillanti e seducenti, orchestrazione raffinata e qualche spruzzata di tecniche di scrittura moderna qua e là, a rendere più efficace il brano.

Il pezzo racconta una serata vissuta da Davies nella scintillante notte di Las Vegas. Dal punto di vista formale è un tema con variazioni, un’idea musicale inziale viene ripresa e mutata in continuazione senza però alterarne i caratteri fondamentali. Il brano si apre su un solo di violino che espone il tema di Mavis, dal carattere lussurioso. La musica poi si fa strada nell’intricato groviglio di casinò e hotel per approdare a un’estatica visione della città dal deserto, nel bel mezzo della notte. Il finale è una vera e propria eruzione musicale: Mavis torna in città per assistere alla spettacolo del Volcano, al Mirage.

Davies realizza un notturno musicale per grande orchestra dove poesia e ironia appaiono indissolubilmente legate fra di loro. Il linguaggio ibrido della composizione occhieggia fortemente verso gli stilemi della musica americana, ci sono echi di Jazz, Blues e Country. L’orchestra prevede alcuni strumenti inusuali come sassofono, banjo, whistle, organo eletricco e un ricco schieramento di percussioni, fra cui il flexatone.

Nella magica notte di Las Vegas dove tutto è possibile Maxwell-Davies abbandona il rigore del linguaggio d’avanguardia per accogliere una forma musicale ibrida che mescola, con ironia sorniona, tradizione e modernità.

Las Vegas è la città delle mille illusioni che sembrano come moltiplicate dalla penombra notturna. Allo stesso modo il tema musicale di Mavis appare sotto mille sfaccettature, sempre diverso, sempre uguale. Tutto è sogno, incanto e magia. Un mondo irreale balena davanti agli occhi dell’ascoltatore, sospeso nel dubbio se credere o meno alle sue sirene seducenti.

Mattia Sonzogni

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