Nel 2049 le persone sogneranno pecore elettriche?

Blade Runner 2049 (uscito nel 2017) è il sequel del film cult Blade Runner (1982), a sua volta tratto dal romanzo di Philip K. Dick Il cacciatore di androidi. La pellicola, diretta da Villeneuve, offre un’inquietante visione sul futuro dell’umanità, tra laceranti conflitti identitari e paesaggi naturali desolati.

Fotografia di Valentina Steffenoni per l'articolo "Nel 2049 le persone sogneranno pecore elettriche?" di Martina Costanzo
Fotografia di Valentina Steffenoni

Il titolo originale dell’opera di Dick, capolavoro della fantascienza, da cui sono tratti i personaggi di Blade Runner 2049 è Do Androids Dream of Electric Sheep? (letteralmente Ma gli androidi sognano pecore elettriche?), chiara anticipazione della tematica portante della storia: in un mondo post-apocalittico, la convivenza ancora conflittuale tra esseri umani e androidi si riflette nel mondo interiore dell’individuo, tormentato dal dubbio se appartiene all’una o all’altra specie, insicuro delle proprie origini e desideroso di scoprire da dove proviene.

Trent’anni dopo il primo film, l’Agente K (Ryan Gosling) ha il compito di ritirare tutti i replicanti della vecchia serie, ormai rimpiazzati da altri più ubbidenti e affidabili. La storia ha inizio quando il protagonista trova, nella casa di un anziano androide, una scatola misteriosa contenente delle ossa: si tratta dei resti della replicante Rachel, l’amante dell’ex Blade Runner Rick Deckard (Harrison Ford), la quale era morta durante il parto.

La possibilità di procreare è prerogativa umana, e il fatto che un’androide abbia dato alla luce ben due figli (gemelli di sesso opposto) è un caso eccezionale. Viene quindi ordinato all’Agente K di nascondere la scoperta e di rintracciare il prima possibile i figli della replicante, poiché la notizia avrebbe sicuramente rischiato di rompere il fragile equilibrio tra umani e androidi.

Iniziano le indagini del protagonista, il quale trova degli indizi che coincidono in modo sospetto con i ricordi artificiali con i quali era stato creato. Tutte le successive scoperte lo fanno dubitare di essere lui stesso l’unico figlio ancora in vita dell’androide Rachel e alla fine è costretto ad auto-ritirarsi.

L’apparente soluzione del caso non placa i suoi dubbi. Così, K riprende le indagini clandestinamente e riesce a rintracciare Rick Deckard, padre dei misteriosi figli, che spiega alcuni avvenimenti del suo passato. Dopo uno scontro con gli emissari dell’azienda che produce i replicanti, Rick viene catturato e l’Agente K scopre che il vero erede di Rachel non è lui, bensì la dottoressa Ana Stelline (Carla Juri) che lavora come creatrice di ricordi da innestare nei replicanti.

Per proteggere il segreto di Stelline, K si precipita a salvare Rick e lo porta finalmente dalla figlia. La fine di K è vicina, perché nel combattimento riporta delle ferite mortali. Nella sequenza finale, il giovane agente si accascia sulla scalinata di un palazzo, e l’ultima immagine che vede prima di morire è quella di un plumbeo cielo nevoso.

Il film è pervaso dall’inconfondibile sensazione di complessità e incertezza che già caratterizza il suo predecessore e l’opera originale. Il dubbio di essere un umano o un androide e il labile confine tra i due mondi tormentano i personaggi, che si interrogano sulla loro identità senza mai trovare una soluzione certa e definitiva. A ciò si aggiunge la spettacolare – e agghiacciante – rappresentazione del mondo del futuro, dove le persone vivono in enormi, inquinate e sovrappopolate città, e la natura maltrattata è diventata selvaggia e inospitale.

Le straordinarie immagini del 2049 sono mostrate allo spettatore tramite incredibili panorami e paesaggi dominati da suggestive palette di colori. Non a caso, la pellicola ha vinto agli Oscar del 2018 i premi per la miglior fotografia e i migliori effetti speciali. Tanta bellezza, che a volte può diventare perfino spaventosa, si scontra con la violenza di un’esistenza in bilico, in una continua lotta sia con l’esterno sia con l’interno.

Blade Runner 2049 racconta di un nuovo mondo che sembra ancora distante, ma forse non così tanto. Il confine tra tecnologia e umanità diventa sempre più sottile con il passare degli anni, e il rischio di perdersi tra le due dimensioni non è più solo fantascienza: le persone finiranno davvero per sognare pecore elettriche?

Martina Costanzo

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