Feeling good: l’alba di un nuovo inizio

Nel 1964 Anthony Newley e Leslie Bricuiss compongono per il musical The Roar of the Greasepaint – The Smell of the Crowd il brano jazz Feeling good. Il musical affrontava il contesto sociale inglese degli anni ’60 e in occasione del tour nel Regno Unito il brano fu interpretato per la prima volta da Cy Grant.

Fotografia di Filippo Candotti per l'articolo "Feeling good: l'alba un mondo nuovo" di Ludovica Amico
Fotografia di Filippo Candotti

Sono tantissimi gli artisti che da allora hanno reinterpretato Feeling good: John Coltrane, poi i Traffic, George Michael, Frank Sinatra, Michael Bublé, oltre agli Eels, Avicii e i Muse, ma tra le diverse interpretazioni spicca quella di Nina Simone che nel 1965 inserisce il brano nell’album I Put a spell on you e che, cogliendone profondamente l’essenza, riscosse un successo inaudito, tanto che ad oggi molti ritengono, erroneamente, che il brano appartenga alla cantante statunitense. Il trionfo di Nina Simone è certamente dovuto alla profondità della sua voce, ma anche al formidabile arrangiamento di Hal Mooney, che ha dato una nuova vita al brano.

«And this old world, is a new world»

Nata per il musical che rappresenta la lotta tra classi e il tentativo di rompere l’equilibrio di una società borghese ricca di disuguaglianze a favore dei più abbienti, Feeling Good è cantata nel secondo atto in un momento ricco di pathos: Cy Grant la intona incarnando il personaggio di The Foreigner, che per la prima volta riesce a sconfiggere nel “gioco della vita” (simile al Gioco dell’Oca) l’avversario Cocky e con il suo riscatto rappresenta la rivincita del sottoproletariato nero in una lotta tra poveri che cercano di ribaltare l’ordine su cui si fonda la società inglese. Il brano rappresenta quindi l’euforia scaturita da una vittoria che profuma di libertà e di un sollevamento da una condizione di oppressione.

Con Nina Simone, attivista per i diritti civili e politici che spesso ha utilizzato le sue canzoni come cassa di risonanza per la sua battaglia, Feeling Good diventa viva espressione dei fermenti e dei movimenti statunitensi che lottavano per la parità e per i diritti. Con immagini vivide e quotidiane è un inno alla speranza e rappresenta la possibilità di costruire ogni giorno una nuova vita e un nuovo mondo in cui poter ricominciare.

Leggendo il testo si ha la sensazione di tornare a respirare dopo un momento difficile, che nonostante non venga descritto nel brano, aleggia ed emerge dal contrasto con tutte le immagini positive che abitano le strofe. Attraversare un periodo tormentato e tornare poi a rivedere una luce, permette di accorgersi che ciò che emoziona di più sono le piccole cose, tutte quelle che spesso sono date per scontate e che ci circondano; così la nuova vita cantata nel brano non comincia con eventi eccezionali ma è incarnata da canne che scivolano nell’acqua, dai fiori sugli alberi o dalla vita di alcune farfalle che giocano all’aria aperta.

I Muse, nonostante preferiscano sempre suonare musica propria, nel 2001 hanno inserito la loro versione di Feeling Good nell’album Origin of Symmetry; Matthew James Bellamy – il frontman della band – ha rivelato che una delle principali ragioni alla base della loro scelta sia stata proprio la forza del messaggio veicolato dal brano, che esorta a diventare sé stessi, a cancellare il passato e a ricominciare da capo.

Feeling Good ricorda che ci sono sempre nuove albe, nuove vite e nuove speranze e quello di ogni giorno può essere un mondo nuovo se si torna a vedere la possibilità di poter cambiare insieme a esso.

Ludovica Amico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *