Le metamorfosi di Miles Davis

Fotografia di Filippo Ilderico

Il trombettista e band leader Miles Davis – una delle figure più influenti del panorama musicale del ‘900 – ha subito, nel corso degli anni, numerose metamorfosi, caratterizzate da improvvise svolte musicali. Un cambiamento del tutto radicale e che allora sollevò numerose critiche è In a Silent Way, trampolino di lancio del più “scandaloso” e rivoluzionario Bitches Brew.

L’astuto trombettista di Alton (Illinois) già a 24 anni si era fatto strada nel brulicante mondo del Jazz, cavalcando il successo insieme ai colossi del be-bop (Parker e Gillespie), ma non solo: il suo fiuto nei confronti delle mutazioni sociali e musicali del tempo, gli aveva inoltre garantito un ruolo di protagonista per almeno tre dei grandi cambiamenti della storia del jazz. Con Birth Od The Cool (1957), aveva contribuito, ad esempio, a definire quell’atteggiamento cool di cui si era tanto parlato negli anni ‘50, per poi spalancare le porte del jazz modale con l’osannatissimo Kind of Blue, che vedeva la collaborazione con Bill Evans e gli altri talentuosi musicisti del suo quintetto. Fu poi la volta del secondo quintetto di Davis, fautore di brani innovativi come Nefertiti, nei quali le regole tradizionali di superiorità date alla melodia si sfaldano, concedendo maggiori atti improvvisativi al tappeto ritmico. Di rilievo sono anche Miles in the Sky e Filles De Kilimanjiaro, precursori delle avanguardistiche sonorità dei prossimi album.

Prima degli anni del silenzio musicale, (dal’75 all’80) Miles regalò al pubblico due capolavori, figli di una nuova necessità espressiva, già avanzata dal mondo rock del tempo, e partecipando così ad una vera e propria rivoluzione elettrica. I due album in questione sono il contestatissimo In A Silent Way e il successivo Bitches Brew (1970), un viaggio allucinato che, più di tutti, spalancherà le porte della creatività agli stessi componenti del gruppo, ispirando i nuovi volti della musica contemporanea.

I due dischi furono aspramente criticati dai puristi del jazz (che li considerarono un’eresia) e dai famelici ‘etichettatori’ che cominciarono a parlare di “jazz-rock” e “fusion”: non era possibile, infatti, relegare i due album all’interno di un genere musicale, poiché Miles superava tali barriere, avvicinandosi al rock, riprendendo il blues e il rhythm and blues, senza tuttavia dimenticare la vena improvvisativa di stampo jazzistico. Del resto erano gli anni della contestazione politica più accesa, e anche la musica – che non mancava di criticare apertamente le ingiustizie sociali – si avvaleva di nuove sperimentazioni, ‘eretiche’ e fuori dai canoni tradizionali (ne è un esempio il festival Woodstock del ’69).

Nel progetto discografico In A Silent Way le caratteristiche principali di Davis (cantabilità dei soli, riduzione del virtuosismo, senso dilatato dello spazio) si fondano a quelle dei nuovi talentuosi musicisti. Per questo progetto, infatti, Davis non solo mette loro in mano degli strumenti elettrici (ovviamente dotati di diverse sonorità) ma si premura di scegliere accuratamente le personalità da coinvolgere: in particolare il tastierista austriaco Joe Zawinul e il chitarrista inglese John McLaughin, conosciuto in realtà solo il giorno prima della registrazione.

L’album si compone di due parti di circa 18 minuti ciascuna, Shhh/Peaceful e In a Silent Way/It’s About That Time,divise in 3 movimenti. La loro registrazione (compiuta in un solo giorno) ha subito numerosi tagli e rimaneggiamenti, ed è stata assemblata come un puzzle grazie al produttore Teo Macero, a cui si deve la splendida resa dell’album. Le direttive di Miles, infatti, erano state chiare, seppur ambigue: affidarsi alle poche indicazioni date dal band leader, suonare con tempi dilatati, rilassarsi, e lasciarsi andare. Il resto è il frutto di un meticoloso (e voluto) lavoro di montaggio, reso possibile grazie alle nuove tecniche di sovraincisione: i vari frammenti, privi di apparente continuità, hanno invece preso forma tra le mani del grande produttore.

Le mutazioni erano evidenti anche all’interno del gruppo: a McLaughin, famoso virtuoso della chitarra, venne chiesto di suonare poco, pesando e pensando ogni singola nota. Ne uscii un capolavoro. L’andamento di Shhh/Peaceful è decisamente contemplativo; note spesso ripetute creano un andamento dinamico sul tappeto ritmico, che enfatizza il battere. Il groove della sezione ritmica inoltre, richiama il rhytm’n blues.

La nuova metamorfosi di Miles trova massima espressione in Bitches Brew, un viaggio onirico che, non a caso, ha ispirato gli stessi componenti del gruppo. Da lì a breve, infatti, John McLaughlin avrebbe fondato nel ’71 la Mahavishnu Orchestra, il pianista Chick Corea i Return to forever e Joe Zawinul i Weather Report.

Le mutazioni sonore, del resto, erano ormai inarrestabili: da lì a poco, niente sarebbe più stato lo stesso e il mondo della musica si sarebbe riempito di innumerevoli possibilità, sia dal vivo che in sala di registrazione: una continua metamorfosi tutta da vivere.

Eleonora Gioveni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *