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L’operaio Gerolamo: il viaggio dantesco di un manovale

L’operaio Gerolamo fa parte dell’album Il Giorno Aveva Cinque Teste del 1973. Il disco, che contiene i primi brani cantati da Lucio Dalla con il testo di Roberto Roversi, poeta bolognese legato al Gruppo 63, inaugura una delle collaborazioni più fortunate della musica italiana.

Disegno del ciclo solare sulla terra
Disegno di Elena Sofia Ricci

Lucio Dalla, maggiormente conosciuto per le sue canzoni d’amore, nostalgiche e poetiche, ha in realtà un’anima incline all’interesse per temi sociali e politici, che risaltano in Il giorno aveva cinque teste dove non mancano brani di denuncia sociale. Qui vengono affrontati temi come la violenza della guerra, il confronto fra il passato e il presente, i drammi legati all’emigrazione e, in L’operaio Gerolamo, la cruda realtà dei manovali.

Il brano chiude il lato A ed è una vera e propria poesia in musica: racconta di Gerolamo, un manovale che, lasciando la sua casa nel Meridione, è costretto a girare per l’Europa per seguire il suo lavoro. Un sacrificio umano che gli impedisce di vivere altre esperienze e lo costringe a essere spettatore passivo di una realtà che non gli appartiene più. Si sposta a Torino, in Germania, a Nanterre e a Milano e in ogni luogo in cui si trova, conclusa la giornata, si scontra con la sua solitudine. Un viaggio quasi dantesco che lo porta sempre più lontano da una dimensione felice, sempre costretto a sopportare regole ferree e condizioni di vita disumane.

L’operaio Gerolamo annulla se stesso e i legami con la terra natia per seguire i doveri del mestiere, «solo come un cane in angolo», non ha nulla che lo consoli da quella condizione di vita che, come una frattura, lo separa da ogni forma di calore umano. Ogni strofa inizia con «s’alza il sole sui monti», per indicare il lento trascorrere dei giorni tutti uguali, il passare di un tempo che segna la condizione di Gerolamo e lo condanna a un eterno susseguirsi di momenti di difficoltà e solitudine.

Il brano si conclude poi con un finale tragico:

«S’alza il sole sui monti
E sono ferito a morte, ferito al petto e condannato
Povero operaio, povero pastore, povero contadino
S’alza il sole sui monti
E sono morto e sotterrato»

Gerolamo dopo tutti i sacrifici, muore. La sua morte, sacrificio estremo di una vita dedicata al lavoro, lo accomuna a lavoratori diversi: operai, pastori, contadini. Uomini che pagano con la vita l’assenza di tutele e difese, armi con cui difendersi dallo sfruttamento sul lavoro. L’ultima strofa riporta la consapevolezza che nell’industria la vita di un uomo non ha valore, ogni individuo è parte di un meccanismo complesso, anonimo e sostituibile ingranaggio:

«S‘alza il sole sui monti
E un altro al posto mio è già arrivato»
.

Dalla, lucido interprete di temi sociali e umani, ci ha lasciato una vivida testimonianza dell’universo dello sfruttamento sul lavoro attraverso la parabola di Gerolamo che, sradicato dalla sua terra, vive in balia di orari impossibili e affronta una vita che gli è ostile in totale solitudine.

Ludovica Amico

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