Il percorso dell’amore verso la fine della vita: le scale di Eugenio Montale

Fotografia per articolo di Manuela Spinelli, dicembre 2020
Fotografia di Greta Rovere

Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale, pubblicata nel 1967 all’interno della raccolta Satura, è una delle poesie più evocative e celebri del poeta italiano Eugenio Montale. All’interno dei versi, il lettore trova una descrizione dolorosa e sentimentale di una perdita molto importante: la moglie del poeta.

Drusilla Tanzi, cui la poesia è interamente dedicata, fu la moglie di Eugenio Montale e sua fiamma già da una decina di anni prima del matrimonio. Entrambi scrittori, si sposarono nel 1962, un anno prima della dipartita di lei. Montale chiamò affettuosamente la consorte nelle proprie poesie sotto l’appellativo di “Mosca”, un tenero soprannome legato alla forte miopia da cui Drusilla era affetta.

La poesia citata venne pubblicata quattro anni dopo la scomparsa della donna e presenta una scelta metrica in endecasillabi sciolti con prevalenza di assonanze musicali. Il linguaggio presente nel testo è piuttosto colloquiale, alla mano, ma non manca di figure retoriche ben studiate.

Nell’opera sono evidenti non solo lo strazio per la perdita della moglie e la conseguente solitudine sentimentale vissuta dal poeta, ma soprattutto il ricordo dell’amore vissuto tra i due. Cosa significa amare qualcuno quando l’età avanza inesorabilmente e la vita pian piano appassisce? Lo fa capire Montale, che nel suo scritto decide di evocare, tramite figure semplici ma d’impatto, il rapporto d’amore puro e forte che si cela dietro la fragilità di due corpi anziani.

Le milioni di scale scese rappresentano il lungo cammino percorso dalla coppia: in questo tragitto, Montale rappresentava la forza fisica mentre “Mosca” quella spirituale. Uno non poteva vivere senza l’altra. In un’età delicata come quella della vecchiaia, l’importanza del proprio partner che diventa un’intera famiglia e sicurezza non è da dare per scontata. Lo stesso Montale affermò nella sua poesia che dopo aver perso la moglie ogni singolo gesto quotidiano ha rinunciato al suo valore perché non più condivisibile con la sua Musa più grande.

Forse il segreto stesso di un matrimonio felice, per quanto brevissimo e fragile, è proprio la scelta di porgere il proprio braccio all’altra metà della mela, ma al contempo di affidarsi a lei. Crescere e invecchiare insieme significa conoscere tutte le difficoltà che la senilità porta con sé. Nasce allora la comprensione e complicità più bella, dove le parole lasciano spazio ai gesti. Montale rappresentò per la moglie Drusilla quegli occhi di cui la donna aveva bisogno, per poter camminare senza rischi. Ma fu la Tanzi a guidare, come una nave in un porto sicuro, lo stesso marito, perché nella sua anziana età dimostrò la saggezza e la forza di chi la vita la sa riconoscere e affrontare.

La poesia richiama la delicatezza, la purezza dell’amore, ma soprattutto la fragilità e forse anche l’innocenza di due “vecchietti” che passeggiano insieme e di uno solo che rimane, abbandonato a sé stesso.

Perché di fronte all’amore, non vi è età che sappia cancellarlo, ma solo fortificarlo.

Manuela Spinelli

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