Angelo Morbelli e il poema della vecchiaia

Fotografia per articolo di Marta Casuccio, dicembre 2020
Fotografia di Giulio Foderà

Angelo Morbelli è un pittore piemontese che vive a cavallo tra Ottocento e Novecento. Da paesaggista diviene realista, fino ad aderire alla corrente divisionista nel 1890. Nel 1883 decide di dedicare un intero ciclo agli anziani ospiti di un ospizio, spingendo i suoi spettatori alla riflessione su temi quali la senilità, la solitudine, la giustizia sociale.

Non accade di rado che un artista per meglio comprendere la realtà che vuole raffigurare o interpretare nelle sue opere decida di immergersi di persona in quella realtà. Secondo questo principio, Angelo Morbelli, dovendo dedicare una serie di dipinti agli ospiti del Pio Albergo Trivulzio di Milano, ospizio fondato nel 1776, per realizzare le tele secondo massimi parametri di veridicità e osservare da vicino la quotidianità degli ospiti, stabilisce il proprio studio all’interno della struttura stessa. Egli segue così gli anziani in tutte le loro faccende, ne studia pose ed espressioni e il risultato finale è di straordinaria accuratezza e profonda sincerità.

Le scene esprimono un forte senso di malinconia e solitudine, condizioni proprie degli anziani ospitata in questo tipo di strutture, ed enfatizzate dalla scelta dei titoli, tutti molto simbolici ed emozionali. Nel guardare le tele su questo tema si è colti da una sensazione di desolazione e commozione al tempo stesso. 

Si tratta infatti di condizioni a noi molto vicine, che, nonostante Morbelli ritragga senza volontà di denuncia, inevitabilmente spingono alla riflessione e traspongono su tela la visione pessimistica del pittore sulla vita. È socialmente accettato che gli anziani possano vivere così, abbandonati a se stessi… Ma è corretto? 

La prima opera della serie, grazie a cui Morbelli vince a Brera lo stesso anno il premio Fumagalli, si intitola Giorni… Ultimi! e ritrae il salone del Pio Albergo Trivulzio. I soffitti sono molto alti e l’ambiente, spazioso ma triste, dalle pareti spoglie, è riempito da una serie di panche disposte in fila ordinata su cui seggono gli anziani ospiti. Tra i visi rosa e le divise nere si crea un contrasto che contribuisce a rendere le figure, leggermente ombreggiate dalla luce ben diffusa, più drammatiche. In alto è visibile la presenza di una stufa, elemento ricorrente in questa serie di dipinti per via del suo valore simbolico: gli anziani, in assenza di calore umano, si scaldano solo grazie a questo strumento artificiale.

Già a partire da questo unico dipinto emergono due problemi ancora molto attuali: la promiscuità e il sovraffollamento degli ospizi.

Si tratta comunque solo di una delle tante opere d’arte su questa tema. Al 1900 risale il quadro vincitore dell’Esposizione di Parigi, Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio e, ancora, nel 1903, il pittore, in occasione della V Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, allestisce il Poema della vecchiaia, un’esposizione di 6 opere: Il Natale dei rimasti, Vecchie calzetteMi ricordo di quand’ero fanciullaSiesta invernaleSedia vuota e I due inverni.

Due di questi lavori intendono evidenziare come anche i giorni di festa per gli anziani ospiti dell’ospizio non differiscano dai comuni giorni della settimana: Ginevra Ginex, famosa storica d’arte, afferma che tali opere esprimono la drammatica solitudine di chi non ha una famiglia che possa accoglierlo. Ad aleggiare su tutte le tele è un’atmosfera cupa, quasi un presagio di morte, mentre le pose e le espressioni facciali denunciano, ancor più di una profonda tristezza, la rassegnazione alla solitudine. Non a caso, spesso i soggetti sono distanti tra loro: una distanza fisica che denota anche una distanza psicologica. De iure, sono in compagnia l’uno dell’altro, de facto ciascuno di loro è solo con se stesso. 

L’ultima opera del ciclo realizzata da Morbelli risale al 1903 e si intitola Sogno e realtà. Si tratta di un trittico che raffigura due anziani, da un lato una donna che riposa con un gomitolo in grembo, dall’altro un uomo che riposa a seguito di una lettura; al centro sta una coppia di giovani innamorati. I due osservano il cielo stellato con aria sognante, dolcemente appoggiati l’una all’altro.

Questo lavoro è commovente: si tratta dell’evidente evocazione del ricordo, ancora nitido nella mente degli anziani, che li aiuta ad affrontare meglio il presente ormai sconfortante.

Marta Casuccio

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