Tanto scandalo per un po’ di sangue

Romanzo Milena Milani e prime mestruazioni
Disegno di Giulia Pedone

Milena Milani è l’autrice del romanzo La ragazza di nome Giulio, che negli anni Sessanta creò così tanto scandalo che l’autrice venne processata. Nella bildung della giovane protagonista del romanzo c’è un episodio che diede scalpore: quello legato alle prime mestruazioni di Giulio, un tabù ieri come oggi. 

Maggio 2020. E sì, ancora la voce si abbassa quando si deve dire la parola «mestruazioni». Anzi, spesso si sostituisce con quella forma tremendamente infantile, degna di un’educanda di provincia che è «le mie cose».

Padri che devono comprare gli assorbenti? Situazioni imbarazzanti, movimenti in incognito che neanche stessero andando dall’amante nel paese di residenza e con la paura di farsi beccare dai vicini guardoni. Per non parlare poi delle stesse ragazze che tirano fuori dagli zaini gli assorbenti con la stessa attenzione nel non farsi scoprire che avrebbe un ladro prima di entrare in un supermercato.

Diciamoci la verità, il tema del ciclo mestruale è un tabù oggi e lo è da sempre. Pensate se addirittura viene raccontato in un romanzo negli anni Sessanta, decennium mirificum dei processi ai romanzi, dei sequestri e delle censure. Ma di più. Pensate se il mestruo di una ragazza viene leccato e ingoiato dal compagno con cui, insieme, la giovane donna sta scoprendo i primi sapori dell’amore.

Milena Milani è l’autrice del romanzo La ragazza di nome Giulio che venne pubblicato da Longanesi nel 1964: racconta la vita di Jules, che in francese sarebbe l’equivalente non di Giulia, bensì di Giulio: una ragazza dal nome di ragazzo. Spesso ci si è interrogati su questo (poco noto) libro e tutti hanno provato a leggerlo basandosi sulle teorie dell’identificazione di genere, Quuer studies e compagnia discorrendo. È un’interpretazione poco fecondamente critica, del tutto inutile e frutto di chi forza con delle proprie interpretazioni una lettura, un’analisi che però non è corroborata in nessun modo dal testo, dall’intelaiatura dei materiali diegetici, dall’architettura romanzesca.

Alla madre piaceva il nome Jules, tutto qui. E il fatto che la si chiami Giulio non è altro che un simbolo dell’originalità di questa ragazza, soprattutto rispetto anche alle sue coetanee.

Il romanzo racconta le prime scoperte di Giulio: l’amore, innanzitutto. Anzi no, proprio il sesso, l’esperienza sessuale, carnale, il suo corpo e quello degli altri. Ha rapporti sessuali sia con ragazzi, uomini, sia con donne. E il libro li vuole raccontare nel suo realismo più efficace, più diretto. 

Il lettore assiste all’iniziazione al piacere sessuale con Lia, la domestica di casa, o i baci al gusto mestruo rubati ad Amerigo, meccanico di biciclette e fidanzato della governatrice Serafina. Ma poi, come si diceva, la scoperta del proprio corpo, gli incontri fugaci con persone che non conosce. Giulio si sente insoddisfatta. Intrappolata in una relazione che ha da quando era una bambina con Lorenzo, fidanzato storico che, nella sua serietà da catechista un po’ (tanto) puritano, vuole “rispettarla” fino al matrimonio e quindi la noia della relazione, l’insoddisfazione, è anche sessuale. Un po’ troppo, forse. Tanto vale liberarsi da inibizioni, moralismi vari e darsi, concedersi, soddisfare i propri desideri e le proprie curiosità.

La tematica non è delle più originali. Siamo “solo” negli anni Sessanta, certo, ma di libri di ragazzine che fanno sesso un po’ con tutti e tutte per conoscere e per conoscersi ce ne sono fin dagli albori della civiltà romanzesca. Il nodo nevralgico, incandescente, di questo romanzo che percorre le avventure e le disavventure di Giulio, per dirla alla Moll Flanders, è lo scandalo che provocò in seguito alla sua pubblicazione.

Come approfondisce Antonio Armano in un suo saggio dedicato alle controversie giudiziarie a scrittori ed editori nel secondo novecento italiano [1], il titolo del romanzo ronzava in testa alla Milani da tempo e la stessa autrice sapeva dei rischi della sua opera: «Quel personaggio incandescente che era la ragazza Giulio», scrive nel ’78, «mi faceva paura, […] sentivo che per molta gente sarebbe stato motivo di scandalo, e di vergogna» [2]. Milani aveva ragione, soprattutto se consideriamo che una rivista mensile, «La madre», bresciana, cattolica, scrive: «Siamo rimasti dolorosamente stupiti che una donna, una nostra italiana, abbia osato tanto» [3].

Ma ancora, il romanzo andò a processo perché «gravemente offensivo del sentimento del pudore – inteso come quel senso di riservatezza che deve circondare tutto ciò che attiene alle manifestazioni della vita sessuale – e quindi osceno, per la descrizione dei rapporti sessuali ed anche omosessuali vissuti da una ragazza» [4].

Tra tutte le “scandalose” parti del romanzo, ce n’è una in particolare che colpisce la corte, ed è quello sulla prima mestruazione di Giulio. Come scrive Armano, «si potrebbe dire che sono le prime mestruazioni della letteratura italiana» [5]. 

«Ricordo il tono con cui leggevano i passi sul mestruo», racconta la Milani, «un vero tabù. Non c’erano gli assorbenti ma pezze che si lavavano di nascosto e si riutilizzavano […]». Altri tempi? Forse, ma il tabù resta. Francesco Favia, «estensore» della sentenza di primo grado, sottolinea che questo passo trasmette al lettore medio un senso di «profondo scoramento morale, assoluto grigiore ambientale […]» [6]. E le mestruazioni, il ciclo mestruale, vengono definite come il segreto più intimo per una donna, «il passaggio dall’infanzia alla pubertà» che, nel romanzo di Milani, si conclude in maniera semplicemente straordinaria, giudicata però triviale e addirittura stomachevole in quegli anni. Ma anche oggi, a molti baciapile della modernità, farebbe provare un brivido di ribrezzo.

Giulio è con Amerigo quando vengono «quelle cose»:

«Rovesciata sulla sabbia, sentivo una goccia di sangue che si faceva strada, che usciva, una grossa goccia di sangue che Amerigo osservò sgorgare con stupore, con smarrimento incredulo. Fu in quell’attimo che egli […] si gettò con la testa tra le mie cosce e la sua bocca toccò quel sangue, bevve quella goccia […]» [7]

Particolarmente lesivo del pudore viene giudicato anche l’explicit del romanzo, nel quale Giulio, presa da un sentimento di rabbia, decide di evirare con un taglierino l’uomo con la quale sta per avere un rapporto: «Come non ricordare l’urlo di lui, quel grido che mi trapassò?» [8].

Purtroppo, la vicenda di questa puttana eviratrice di uomini è troppo scandalosa per la corte. La Milani viene denunciata e perde anche il sostegno di colleghi intellettuali, di amici. Ricorrerà in appello e come testimone a suo favore ci sarà Giuseppe Ungaretti. Gli imputati, la scrittrice romana e Mario Monti della Longanesi, vengono assolti perché il fatto non costituisce reato. Le copie che inizialmente vennero sequestrate sono disperse e La ragazza di nome Giulio ricompare di nuovo in libreria solo a quattro anni del sequestro, all’inizio del ’68. 

Ma davvero qualche goccia di sangue provoca così tanto scalpore, scandalo e anche schifo? Ora, combattere e voler cambiare una mentalità moralista è difficile se non impossibile. Ma quasi sicuramente anche ai lettori di oggi (non a tutti,) queste pagine potrebbero dar fastidio. Se negli anni Sessanta il sangue mestruale deglutito era «un rituale che fa sembrare divine le cerimonie dei baccanti» [9] oggi sicuramente l’effetto al lettore medio non sarebbe troppo dissimile.

Perché c’è così tanto pudore nel parlare di mestruazioni?

Il romanzo della Milani non è un capolavoro, certo, ma la scena del «menarca narrativo» [10] è forse l’elemento più efficace, più straordinario del romanzo perché si iscrive benissimo in quelle che sono le caratteristiche fondative del Bildungsroman.

La ragazza di nome Giulio è un romanzo di formazione e come sottolinea Armano la scena del primo ciclo, «per niente compiaciuta o morbosa» [11], descrive un momento di passaggio fondamentale nella vita di una ragazza. Perché se in un romanzo con un protagonista maschile assistiamo alla sua prima sega sotto le coperte non ci scandalizziamo e se invece si assiste allo «sbocciare di una fanciulla», come preferirebbero dire tante persone, si rimane un po’ straniti

Anche la scena di Amerigo che lecca il sangue e lo ingoia è un momento molto elevato dell’opera del ’64, pregno di valore simbolico. Il romanzo è la storia di Jules che decide di lasciarsi andare e di vivere le proprie esperienze sessuali volendo anche scoprire il suo corpo: in quel preciso momento avviene il passaggio «dall’infanzia alla pubertà» [12], per usare la formula cara ai detrattori del romanzo, e in quel medesimo frangente la bocca di Amerigo, pieno di passione per Giulio, ingoia quel sangue mestruale, conoscendo così, forse, il vero sapore della scoperta del sesso e della crescitaleitmotiv del romanzo.

Quel sangue, che fuoriesce dalla vagina dell’«incandescente ragazza Giulio», forse scandalizzerebbe anche i lettori del 2020, troppo impegnati a sussurrare stomachevoli «(mie) cose» sostitutive. Troppo ribrezzo, troppa vergogna oggi, figuriamoci negli anni Sessanta dove, come ricorda Milani, «mia madre mi diceva di non toccare i fiori, la Chiesa diceva che la donna è infetta in quel periodo» [13]

Come scrive Armano, che la Milani l’aveva conosciuta, «La ragazza di nome Giulio da tempo è fuori stampa, di nuovo sparito dalla circolazione. Milena Milani desiderava vederlo ristampato da un editore decente. Se ne è andata sabato 6 luglio 2013. Avrebbe compiuto 96 anni il 24 dicembre» [14].

Alessandro Crea


[1] A. Armano, Maledizioni. Processi, sequestri, censure a scrittori e editori in Italia dal dopoguerra a oggi, anzi domani, Milano, BUR, 2014. Tutte le citazioni, anche del romanzo di Milena Milani, sono tratte da questo saggio, di cui si citano le pagine.
[2] Ivi, p. 328
[3] Ivi, p. 332
[4] Ivi, p. 327
[5] Ivi, p. 328
[6] Ivi, p. 329
[7] La citazione del romanzo di Milani, come anche la seguente, è tratta dal saggio di A. Armano a pag. 330
[8] Ivi, p. 331
[9] Ivi, p. 332
[10] Ivi, p. 328
[11] Ibidem
[12] Ivi, p. 336
[13] Ivi, p. 329
[14] Ivi, p. 338

Bibliografia critica
Milena Milani, La ragazza di nome Giulio, Longanesi, Milano, 1964
Milena Milani, La ragazza di nome Giulio, Es, Milano, 2001
Ferdinando Molteni, Milena Milani, uno scandalo rosa tra le parole arte e poesia, «Il Foglio», 29 dicembre 2002
Antonio Armano, La ragazza di nome Milena, «l’Unità», 29 marzo 2002

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *