Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana: la rinascita di Milano

Fotografia di Giulio Foderà

La Biblioteca e la Pinacoteca Ambrosiana sono al cuore del capoluogo lombardo e rappresentano la fioritura della Milano seicentesca.

Dal loro fondatore, l’arcivescovo di Milano Federico Borromeo (1564-1631), sono state concepite come luoghi di cultura, di studio e di ricerca per tutti quelli che volessero leggere e scrivere (la Biblioteca) e ad accesso libero per tutti quelli che volessero ammirare le collezioni di dipinti, statue e disegni esposte (la Pinacoteca).

La Biblioteca Ambrosiana di Milano, fondata il 7 settembre 1607 ed inaugurata l’8 dicembre 1609, fu una delle prime biblioteche pensate come accessibili da tutte quelle persone che fossero in grado di leggere e scrivere. Federico Borromeo, oltre che arcivescovo di Milano dal 1595, fu un grande studioso umanista che concepì questa biblioteca come un centro di studio e di cultura, e la arricchì di una collezione inestimabile che nel corso degli anni, fino al giorno d’oggi, ha raccolto milioni di stampati tra cui incunaboli e cinquecentine, quasi quarantamila manoscritti tra cui il famoso Codice Atlantico e altri codici in latino, italiano, greco, arabo, siriaco, etiopico, copto e cinese, e dodicimila disegni tra cui quelli di Raffaello, Pisanello, Leonardo e di molti grandi maestri, oltre che incisioni, papiri, pergamene, mappe antiche e molto altro. È riconosciuta a livello mondiale per il suo prestigio e la sua ricchezza di materiali. E proprio per la ricchezza dei materiali e per la loro preziosità, oggi la Veneranda Biblioteca Ambrosiana consente l’accesso alla consultazione delle sue collezioni solo al compimento del diciottesimo anno d’età e previa iscrizione e autorizzazione da parte del Responsabile di Sala.

In contemporanea alla sua nascita fiorirono al suo interno anche il Collegio dei Dottori nel 1604, che ancora oggi regge l’istituzione, la Pinacoteca nel 1618, e l’Accademia del Disegno nel 1620.

In particolare, la Pinacoteca fu istituita nel 1618 grazie alla donazione, da parte del cardinale Federico Borromeo, della sua collezione di dipinti, statue e disegni. La Pinacoteca è oggi articolata in 24 sale dove si ammirano i più straordinari capolavori di tutti i tempi tra cui il Musico di Leonardo (c. 1485), la Canestra di frutta di Caravaggio (c. 1597-1600), il Cartone preparatorio per la Scuola di Atene di Raffaello (1509), l’Adorazione dei Magi di Tiziano (c. 1557-1560), la Madonna del Padiglione di Botticelli (c. 1490) e gli splendidi Vasi di fiori di Jan Brueghel (1608), amico del cardinale. Il museo, oltre alle opere rinascimentali, possiede opere di autori del Seicento lombardo, del Settecento e di un nucleo di autori ottocenteschi e del primo Novecento.

Dopo la morte del cardinale Federico Borromeo, la Pinacoteca e la Biblioteca continuano a crescere e ad allargare le proprie collezioni. Molti studiosi la sfruttano, come ad esempio Ludovico Antonio Muratori, e Manzoni ne fa addirittura un ritratto eccezionale nel capitolo XXII del suo capolavoro, i Promessi Sposi, con le parole dell’Innominato.

Lo scrittore ritrae il cardinale Federico Borromeo come un religioso che aiuta il prossimo per una giusta causa, un uomo di grande cultura, umanista del suo tempo, e molto attento nella scelta delle opere da inserire nella sua collezione. Per lui, la scelta delle quadri e dell’oggettistica rappresentava un punto di svolta per gli artisti che andavano a studiare all’Accademia: all’interno della collezione, Federico Borromeo è riuscito a collocare delle copie ben fatte di quadri originali di maestri di fama internazionale.

Nel 1625 venne pubblicata l’opera del cardinale, Musaeum, che suddivide le opere per tipologia in base all’argomento e alle analogie tra di esse. Quest’opera, insieme ad altre che sono state pubblicate da autori diversi nello stesso periodo, costituisce oggi per gli studiosi uno strumento fondamentale per capire la funzionalità del museo moderno.

Nel ‘600 Milano vive dunque una straordinaria fioritura che però non si esaurisce nei secoli successivi, tanto che ancora adesso sia la Biblioteca sia la Pinacoteca Ambrosiana sono perfettamente funzionanti e centrali nella vita culturale e accademica milanese.

Leila Ghoreifi

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