La primavera della giovinezza: la speranza delle nuove generazioni contro l’insofferenza degli adulti

Il Sabato del Villaggio fu composto da Giacomo Leopardi nell’anno 1829, durante il periodo di vita che l’autore trascorse a Recanati. L’opera abbraccia tematiche quali l’avvento della primavera, la giovinezza sbocciata e la gioia che si sviluppa solo nel momento di un’attesa.

Fotografia di Manuel Monfredini

Il poema, scritto in endecasillabi e settenari a rima libera, vuole rappresentare il pensiero di Leopardi secondo il quale la felicità dell’uomo è rimandabile all’attesa di un piacere irraggiungibile. Per tale motivo, l’autore italiano definisce la gioia come un sentimento effimero. Volendo si potrebbe collegare questo punto di vista ad uno dei pensieri filosofici più famosi, quale quello di Gotthold Ephraim Lessing.

L’opera in versi racconta attraverso una metafora l’attesa della primavera, definita come la stagione più felice e florida: a rappresentare l’equinozio, gioca il suo ruolo la giornata del sabato.
Questa cadenza settimanale, difatti, è attesa con gran trepidazione da parte di tutti gli abitanti del villaggio citato nella poesia: il sabato rappresenta l’anticamera del giorno di riposo, coincidente con la domenica. Pertanto aspettare il sesto giorno della settimana, per potere godere di quello successivo, rappresenta in sé speranza, attesa e illusione. Queste tre caratteristiche sono direttamente riconducibili al ritratto della giovinezza, eternamente volteggiante tra desideri e aspettative.

A tal proposito, protagonista di primo piano nel testo è proprio una tale donzella, che attende la primavera adornandosi con i fiori mostrando tutta la propria bellezza, ma soprattutto l’innocenza di gioia pura che contraddistingue i giovani. Infatti, qualche strofa più avanti, Leopardi mette a paragone la ragazza con un’anziana signora. Quest’ultima osserva la scena e ricorda con fare quasi malinconico i bei momenti in cui anche lei aveva potuto abbracciare la serena felicità ingenua. Così come la donna, l’inverno sta allontanandosi, per dare spazio alla brillante giovinezza delle nuove generazioni, le quali possiedono il prezioso tesoro della spensieratezza.

Si hanno quindi due contrapposizioni: da una parte il sabato, la primavera, la rinascita e l’abbraccio della speranza che solo i giovani possono toccare con mano e sentire con ogni fibra del proprio corpo. Dall’altra si ha la domenica, giornata di totale noia, spegnimento e malinconia, dove si lascia spazio alla negatività. Qui, prendono forma le figure anziane, che hanno già da tempo abbandonato tutte le speranze.

Leopardi descrive la primavera come un momento contemporaneamente solenne e doloroso, dove lo sbocciare di nuovi fiori e umani va a scontrarsi con il passato, quel gelido inverno che si è lasciato cristallizzare in una vera e propria insofferenza verso il futuro.

Manuela Spinelli

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