La dittatura delle facce di cera: i libri bruciati di Fahrenheit 451

Quando la censura libraria arriva al suo estremo si delinea il mondo immaginato e descritto da Ray Bradbury in Fahrenheit 451 (1953): un mondo in cui i libri vengono bruciati.

Un libro emblema della censura è sicuramente Fahrenheit 451, romanzo di fantascienza di Ray Bradbury.  Il titolo allude alla temperatura a cui la carta prende fuoco. Ambientato negli Anni Cinquanta degli Stati Uniti, un ruolo centrale in tutto il romanzo hanno i falò, appiccati per distruggere qualsiasi libro etichettato come proibito.

Ma perché censurare i libri? «[…] perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive».

Fahrenheit 451 è un libro che rimane sempre attuale per il contenuto che si vuole trasmettere, un distopico in grado di catapultarci in una sorta di dimensione futura senza annientare il presente. Esso evidenzia i rischi di una società che vuole controllare ossessivamente qualsiasi forma di libertà espressiva. Un pericolo da sottolineare anche mediante l’ironia, se necessario: «Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno».

Nonostante oggi la censura sia molto diminuita, in alcuni paesi, specialmente quelli sotto dittatura, sono ancora tante le opere letterarie che vengono filtrate perché considerate fuorvianti e pericolose per la società

In realtà la cosa peggiore rimane constatare quanto venga limitata a milioni di persone la possibilità di potersi istruire e costruire una identità personale e di conseguenza di strutturarsi come individuo. Censurando, non solo si massifica la popolazione e la si rende schiava di un sistema, ma si impedisce a moltissimi esseri umani di contribuire in quanto tali al bene comune.

Sara Novena

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