La censura e lo “scandaloso” linguaggio della musica

La musica è da sempre una forma d’arte immediatamente fruibile dalle masse e per questo anche un potentissimo mezzo di comunicazione. È proprio per la sua efficacia nell’arrivare alle masse veicolando messaggi più o meno profondi che da sempre è oggetto di censura.

Seppur non così invasiva come quella attuata nei confronti di altre espressioni artistiche come la pittura o la grafica, in cui a una determinata opera viene preclusa del tutto la possibilità di essere esposta, comunque la censura svolge un ruolo fondamentale nella distinzione di ciò che può essere passato in radio o in televisione nella sua forma originale.

I motivi di censura di un brano musicale sono svariati, dalla politica all’eccessiva volgarità di un brano, pittosto che dall’inneggiamento all’uso di droghe; ma tutti si basano sul trovare nelle canzoni significati contro il sistema espressi in modo più o meno implicito o offensivi e lesivi nei confronti di una parte degli ascoltatori e della società.

Ne è un chiaro esempio la produzione artistica di Fabrizio de Andrè: canzoni come “Carlo Martello torna dalla battaglia di Poitier”, “II testamento”“La ballata del Miché” non furono inizialmente mai trasmesse dalla televisione e dalla radio italiana perché ritenute troppo spinte per il gusto degli italiani. Il fatto inverosimile  fu che invece quelle stesse canzoni vennero trasmesse senza problemi dalla Radio Vaticana, forse per la dimensione fiabesca dei racconti di de André, forse perché tratto in comune dei suoi personaggi tristi è il chiedere perdono.

Si può pensare che la censura di alcuni brani riguardi esclusivamente artisti con un’esplicita intenzione politica e sociale ma non è così come dimostra il caso dei Beatles. L’acclamata band di Liverpool infatti vide censurata “Lucy in the Sky with Diamonds” in quanto le iniziali del titolo parevano inneggiare esplicitamente all’uso di LSD e tutto il testo non è altro che una descrizione onirica che allude ai trip causati dall’LSD.

La censura di brani musicali si manifesta sia con l’esclusione di determinati brani dai canali di comunicazione tradizionali come radio o televisione, sia, e soprattutto, con la censura e quindi la successiva modifica di determinati versi. Ad esempio l’Ufficio di Censura ordinò di eliminare alcune espressioni come “tradimento” e “onta di Caporetto” da “La leggenda del Piave” in quanto ritenute inaccettabili per l’immagine della nuova Patria Fascista.

Rimanendo in un’epoca più recente, anche Eminem fu costretto a modificare molti versi dei suoi brani poiché i messaggi trasmessi vennero ritenuti troppo violenti e spesso espressamente omofobi o misogini; egli stesso in “Rap God” si definisce «as rude and indecent as all hell» e contenuti dei suoi brani riflettono alla perfezione la rabbia e la violenza delle parole scagliate sulla base e sono dunque intrinsecamente legati al genere musicale di appartenenza.

«You get too big and here they come tryna censor you
Like that one line I said on “I’m Back” from the Marshall Mathers LP
One where I tried to say I take seven kids from Columbine
Put ‘em all in a line, add an AK-47, a revolver and a nine
See if I get away with it now
That I ain’t as big as I was, but I’ve morphed into an immortal
»

Sempre in Rap God Eminem si esprime direttamente sulla censura, la domanda che sorge spontanea è quanto di un determinato brano può essere ritenuto pura forma artistica e quindi esente da critiche riguardo al messaggio veicolato e quanto invece è giusto che sia sottoposto a censura e modifica?

Isabella Cadisco

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