Egon Schiele: l’eterno scandalo della nuda realtà

Egon Schiele ha sempre suscitato scalpore con la sua arte; in particolare i suoi nudi continuano a provocare scandalo, come è successo a Londra, dove è stata censurata una pubblicità li che esponeva.

«Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco» [1]. Data questa provocatoria premessa, non sorprende che l’arte di Schiele abbia da sempre causato scandalo. L’autore passa infatti tutta la vita a ribellarsi contro quella stessa borghesia moralista in cui era cresciuto, sempre pronta a condannare le sue opere. Ma la parte interessante è proprio il contesto in cui nasce questa provocazione di Schiele.

Infatti la frase viene inserita dall’autore nel suo diario del periodo di reclusione nel carcere di Neulengbach nella primavera del 1912. L’artista passa in prigione 24 giorni, senza neanche sapere, inizialmente, i motivi della sua incarcerazione. Dalla supposizione iniziale di un possibile coinvolgimento nella causa per rapimento di una giovane, che, come Schiele scrive nel suo diario, era in realtà scappata dalla famiglia e che l’artista aveva ospitato per un breve periodo, passa alla conoscenza del reale motivo del suo arresto: «perché indiziato di atti osceni con minori, con bambine, per aver eseguito disegni erotici, vale a dire osceni» mostrati ai bambini o comunque lasciati fuori dalle cartelle alla loro vista.

Di questa supposta e grossolana accusa Schiele a malapena si capacita, chiedendosi come sia possibile «mettere in prigione un libero artista, uno di cui non si sa neanche se ha commesso il reato di cui lo si incolpa» [2]. E infatti l’unico reato di cui quest’artista, come tanti altri, o anzi la maggior parte di quanti si possono ritenere tali, ha commesso è quello di aver «contravvenuto alle regole della suscettibile “società” umana» [3] con la propria esistenza.

Ma neanche l’arresto riesce a fermare l’artista che, non appena gliene viene data la possibilità, seppur prigioniero, ricomincia a disegnare e anzi trova nella sua arte l’unica consolazione, l’unica cosa che renda la pena della reclusione sopportabile.

Nonostante le accuse contro Schiele inevitabilmente decadano, sgonfiandosi sulle loro vuote premesse, nel tentativo di soffocare l’arte, uno dei disegni di Schiele viene bruciato durante il processo proprio da un giudice. Tuttavia per quanto si possa imprigionare un artista e privarlo delle proprie idee non si può fermare l’arte come la vita stessa di Schiele e anche la sua morte provano in pieno. Dopo la morte dell’artista infatti, le sue opere, ritenute “degenerate”, cadono in un quasi totale oblio, finché Rudolf Leopold, vedendone le opere non ne riconosce il valore e costruisce la collezione di opere di Schiele esposta ora al Leopold Museum di Vienna, contribuendo fortemente alla fama dell’artista.

Ma i dipinti di Schiele non smettono di suscitare scandalo anche ai giorni nostri e infatti l’azienda dei trasporti londinese ha rifiutato una campagna pubblicitaria del museo viennese non ritenendo “adeguato” esporre i nudi di Schiele – considerati evidentemente ancora oggi troppo scandalosi – in luoghi pubblici. Il museo è comunque riuscito a rivoltare la situazione a proprio favore coprendo le parti scandalose dei dipinti, ma apportando una scritta che cita: «SORRY, 100 years old but still too daring today» (scusate, vecchio 100 anni ma ancora oggi troppo audace) e ponendo sotto la scritta il provocatorio hashtag #ToArtitsFreedom.

Elena Sofia Ricci


[1] Lettera di Egon Schiele in Ritratto d’artista, Abscondita, 2017
[2] Ibidem
[3] Ibidem

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