Belluscone: un viaggio per Palermo che racconta l’Italia

Con Belluscone – Una Storia Siciliana (2014) Franco Maresco restituisce un’immagine di una parte surreale ed ignota di Palermo. Fra le borgate siciliane e i personaggi più impensabili, il regista palermitano riesce a ricostruire un vero e proprio percorso che va dalle periferie palermitane fino alle trame della vita politica ed economica di Milano con al centro uno dei più importanti protagonisti della più recente storia italiana.

Fotografia di Baran Lotfollahi

Belluscone – Una storia siciliana ha la struttura di uno pseudo-documentario. Il noto storico del cinema Tatti Sanguineti parte da Milano per Palermo, dove cerca di rintracciare un introvabile Franco Maresco che stava da tempo lavorando ad un film sui rapporti fra Berlusconi e la Sicilia con il suo oscuro sottobosco criminale. Maresco risulta scomparso dopo aver lasciato un messaggio disperato in cui annuncia il naufragio del suo progetto cinematografico. Da qui inizia il viaggio di Sanguineti per Palermo, durante il quale ripercorre le tappe del film incompiuto di Maresco. Scoprirà quindi il mondo dello spettacolo dei quartieri popolari del capoluogo siciliano, il grande successo dei giovanissimi cantanti neomelodici palermitani, il culto per l’immagine di Berlusconi e la serpeggiante paura, l’ambiguità morale, nei confronti del fenomeno mafioso.

Il mondo rappresentato attraverso il film è popolato da personaggi non solo ignoti ma addirittura di cui è difficile immaginare le caratteristiche più peculiari. Il cinema di Maresco, fin dalle sue storiche collaborazioni con Daniele Ciprì, racconta una un’umanità spesso emarginata e grottesca. Questi personaggi unici e straordinari si muovono in contesti miseri e fatiscenti. Lo sfondo è contornato da casermoni in rovina e strade sconquassate, ruderi di cemento dimenticati come gli uomini e le donne che li popolano. Quest’umanità sconfitta è rappresentata con ironia a tratti tenera, a volte impietosa e la compassione trova spazio tanto quanto l’inquietudine per gli aspetti più oscuri di un pezzo di società quasi inaccessibile e non sempre facile da comprendere.

In “Belluscone” si ritrovano tutti i tratti salienti del cinema di Maresco, anche come autore unico. Proprio la struttura del finto documentario riflette il significato intrinseco del film stesso. Il confine fra realtà e narrazione è sempre labile, a volte fittizio, e ciò che ci appare come una farsa grottesca nasconde sempre una realtà ambigua e misera. Il questionare insistente di Maresco nei confronti dei suoi “freaks“, come li definisce Sanguineti stesso nel film, porta a rivelarne la mentalità, il grigiore e le contraddizioni.

Attraverso l’esplorazione del mondo neomelodico, Maresco ci porta dalle periferie di Palermo fino alla Milano di Berlusconi. Il contesto descritto dal regista palermitano rappresenta quasi la cartina di tornasole del mondo dello spettacolo sfavillante e luminoso delle TV berlusconiane. I personaggi stessi rimarcano l’ammirazione per il Cavaliere uomo di spettacolo, ed ogni loro show, battuta umoristica, l’aspirazione al successo, l’insofferenza nei confronti dello Stato e delle sue regole, sembrano mostrarsi come una parodia del mondo e dell’estetica contorta imposta da un ventennio di cultura berlusconiana.

Ci si presenta un teatro di ombre a volte misere, altre inconsapevoli, altre ancora ignobili o pietose ma tutte appunto proiezioni delle grandi figure che hanno condizionato la storia di un intero Paese. Figure citate quasi a margine della narrazione filmica, proprio perché a monte della proiezione stessa.

Un film che si propone una precisa esplorazione di pochi quartieri di Palermo e di alcuni specifici aspetti del legame di quel mondo con la più alta politica italiana, sembra infine rivelarsi come un percorso attraverso l’essenza di una intera nazione e della sua storia recente. E nonostante lo sconforto dovuto al dimenarsi irragionevole di quello che sempre Sanguineti definisce “il sottoproletariato di cui diffidare”, non si può non provare simpatia per un popolo, non solo siciliano, più sinceramente umano degli idoli che si ostina a venerare.

Andrea Faraci

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