Soho fuori orario

Fuori Orario (After Hours) è un film del 1985 scritto da Joseph Minion e diretto da Martin Scorsese. In questa commedia grottesca noir un processore informatico rimane intrappolato per una notte intera nel quartiere di Soho a New York, dove era andato per incontrare una ragazza.

Fotografia di Filippo Candotti

Paul Hackett (Griffin Dunne) incontra Marcy (Rosanna Arquette), una ragazza moto bella, dopo il lavoro in un diner della metropoli. Lei lo nota che legge il celebre romanzo di Henry Miller, Tropico del Cancro, e gli lascia il suo numero di telefono. Più tardi, quando lui la chiama, decidono di incontrarsi la sera stessa a Soho, dove la ragazza vive ospitata da un’artista locale.

A Soho si ritrova continuamente in situazioni disturbanti e pericolose. Dalla coinquilina di Marcy che gli parla di cicatrici da bruciatura in modo ossessivo, alla ragazza stessa che gli racconta nel dettaglio di come è stata violentata; da un gruppo di punk in un club che lo vuole rasare a zero a uno spaventoso disegno in un bagno di un uomo che viene evirato da uno squalo [1]. È proprio il tema dell’impotenza che pervade tutta la commedia: qualsiasi strada Paul tenti per tornare a casa o comunque passare una notte tranquilla si rivolta contro di lui e sembra che non ci sia niente che possa fare per cambiare la sua situazione. [2]

Paul inizia la sua serata con delle aspettative – conoscere una bella ragazza e passare una serata tranquilla – che verranno poi stravolte durante la notte peggiore della sua vita. Subito perde tutti i suoi soldi e questo gli impedirà di tornare a casa quando ormai avrà capito che Marcy è inquietante e instabile tanto quanto gli altri abitanti del quartiere. Subito dopo incontra tre donne disturbate che lo mettono sempre più in pericolo.

La prima è Julie, la cameriera di un bar che si innamora istantaneamente di Paul e lo ospita a casa sua mentre fuori piove. Lui inizialmente approfitta dei sentimenti della donna per avere un luogo sicuro in cui stare. Appena entra nell’appartamento dell’innamorata, però, rimane colpito dall’arredamento inquietantemente infantile e dal letto circondato da trappole per topi [3]. A questo punto Paul è ancora disposto ad accettare i capricci della donna pur di trovare un modo per superare la notte.

La seconda donna, Gail, fa entrare il protagonista in casa sua per fargli fare una chiamata. Quando lui cerca di usare il telefono però glielo impedisce, prendendolo in giro. Paul reagisce in modo violento urlandole contro, ormai esasperato. Più tardi la donna lo accusa di essere un ladro che da diverse notti colpisce nel quartiere; quindi organizza una vera e propria caccia all’uomo con persone disposte a ucciderlo, compresa la cameriera Julie. [4]

Ormai Paul si trova in serio pericolo e ogni volta che sembra possa avvicinarsi alla salvezza si ritrova invece in situazioni ancora più angoscianti. Lo spettatore è così portato a uno stato di ansia che non fa perdere però al film il suo lato ironico, per quanto grottesco. Le cose che gli capitano, infatti, sono talmente assurde e al limite dell’incredibile che, nonostante lo smarrimento trasmesso dal protagonista, il film rimane sempre una commedia a tutti gli effetti.

Il picco di questa notte sconcertante viene raggiunto con June, una scultrice molto più grande di Paul, che pare volerlo sinceramente aiutare. Inizialmente questo personaggio sembra incarnare la figura materna; stringe Paul tra le sue braccia ballando un lento e, dopo aver ascoltato il racconto di quella notte disastrosa, trova una soluzione per nasconderlo dalla folla infuriata che lo sta inseguendo: lo ricopre di fogli di giornale e colla per farlo sembrare una delle sue statue.

Dopo che gli inseguitori se ne sono andati, June continua a costruire la statua intorno al corpo di Paul, che vi rimane intrappolato. Così più tardi viene rubato dai veri ladri di Soho che, dopo averlo caricato sul loro furgoncino, scappando lo fanno cadere accidentalmente davanti alla sua ditta, che sta aprendo. L’impatto con l’asfalto libera Paul che, ormai sfinito, si dirige verso l’ufficio per iniziare una nuova giornata.

Alla fine del film, l’incontro con June rappresenta il raggiungimento della paura che il protagonista ha avuto durante tutta la notte: rimanere bloccato a Soho per sempre. Dal suo arrivo nel quartiere ogni possibilità di tornare a casa si è rivelata non solo un fallimento, ma anche un pericolo. Nel momento in cui viene pietrificato da June, la sua ultima spiaggia, la sua impotenza si realizza concretamente: ora è fisicamente impossibilitato a liberarsi e andare via. Eppure è proprio questa situazione a riportarlo in salvo; per sfuggire a quella notte da incubo doveva solo aspettare l’alba.

Elena Marras

[1] https://images.app.goo.gl/Umk5Zkx3oht1Y2LRA
[2] https://www.rogerebert.com/reviews/after-hours-1985-1
[3] https://www.youtube.com/watch?v=Bz5Az0IsDl4
[4] https://www.youtube.com/watch?v=MsKaN_QrVT8&list=PLZbXA4lyCtqoUFUxKGbdH0hADwvdM7aI3&index=8

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