Le cinque luci di Mandorla

Mandorla è una bambina di sei anni. La sua storia, un viaggio alla ricerca di un padre e di sé stessa, è raccontata da Chiara Gamberale nel suo sesto romanzo: “Le luci nelle case degli altri” (Milano, Mondadori, 2010).

Roma, 1999. Mandorla è una bambina di sei anni ed è la figlia di Maria, un’amministratrice condominiale decisamente fuori dagli schemi: simpatica, svampita e disordinata, ma proprio per questo questo ben voluta da tutti gli abitanti del condominio di via Grotta Perfetta 315, da tutte e cinque le famiglie. Un giorno Maria muore in un tragico incidente in motorino e lascia la figlia Mandorla nelle mani di Tina Polidoro, una signora dello stabile. Tutti i condòmini, in qualche modo, vogliono prendersi cura di Mandorla, dimostrando un affetto collettivo che in poco tempo si trasformerà in un mistero misto a dramma comune e sociale.

Spunta infatti una lettera, lasciata a Mandorla dalla madre il giorno della sua nascita nel non troppo lontano 1993. In questa lettera, letta dopo la scomparsa di Maria, la donna racconta la notte in cui la piccola è stata concepita: il padre di Mandorla è uno degli abitanti del condominio, un uomo con cui una sera Maria ha fatto l’amore e, tempo dopo, è nata la bambina. 

Ecco che quello che inizialmente era un atto solidale nei confronti di una ragazzina di sei anni rimasta orfana, diventa un mistero che non nasconde tristi verità e dove si riesce ben ad immaginare come dietro all’immagine di una famiglia si nasconda, forse, un’altra realtà non troppo felice. Ciò che si vuole dire di noi spesso è diverso da ciò che si è.

Il panico invade il condominio romano. Basta questa verità scritta da Maria per minare tutti gli equilibri che, inizialmente, sembrano solidi e pronti a durare. Nessuno giurerebbe il partner innocente, nessuno si crede al sicuro. 

C’è l’ingegner Barilla, un professionista e padre di Matteo, un ragazzo di cui Mandorla, in futuro, si innamorerà, o Samuele Grò, anche lui un uomo un po’ fuori dagli schemi. C’è una coppia di omosessuali, Paolo e Michelangelo: quest’ultimo, migliore amico di Maria, potrebbe aver confuso l’affetto con l’attrazione. E poi c’è Lorenzo Ferri, amante della scrittura e delle belle donne. 

Proprio per non distruggere nessuna famiglia, si decide che tutti i condòmini cresceranno Mandorla a turno e, ad adottarla legalmente sarà Tina, una zitella con pochi affetti al mondo.

Inizia la formazione di Mandorla, tra una casa e l’altra, tra luci diverse, ognuna che illumina qualcosa che un’altra famiglia non ha, essendo, alla fine, ogni famiglia diversa dall’altra. Se da un lato Mandorla deve convivere con la perdita della madre, dall’altro è anche una ragazzina che deve fare i conti con la mancanza di un padre: anche se, ora, ha scoperto che è più vicino di quanto pensasse.

Tuttavia, nel percorso di vita della ragazza, arriva anche l’adolescenza e l’amore per Matteo, il figlio dei Barilla, diventa un’ossessione. Ma tra le tante tappe del passaggio dall’infanzia all’età adulta, c’è anche quella dolorosa dell’amore non corrisposto, che la porta a fidarsi di un ragazzo che la porta sulla cattiva strada, arrivando addirittura in prigione.

È proprio dalla prigione che prende avvio il racconto della ragazza ormai giovane adulta, in un romanzo che alterna voci diverse per raccontare la stessa storia: una storia di ricerca – del padre e di sé – e di crescita personale.

Quante volte si passa davanti alle case, magari quelle con i balconi sulla strada o con i grandi giardini, e si guarda dentro?A volte lo si fa per guardare i gusti nell’arredamento, perché no, ma tante altre volte si vuole solo osservare una famiglia che, al di fuori, sembra felice ma che, al suo interno, può essere minata in tempi molto brevi.

Le luci nelle case degli altri (Milano, Mondadori, 2010) è un romanzo nel quale vengono alternate luci e voci diverse: ogni luce è pronta a raccontare una famiglia, una storia diversa nella quale Mandorla entrerà a far parte. E forse non conta tanto la ricerca di un padre, quanto, piuttosto, la crescita personale in una grandefamiglia.

Perché se molti hanno guardato le luci nelle case degli altri, individuando per qualche istante l’apparenza di una perfezione e di un ordine che si crede di scorgere nelle vite altrui, la piccola Mandorla guarda quelle luci e, nonostante lo faccia dall’interno di quelle stesse case che l’hanno adottata, le sembra di vederle dall’esterno, non sentendosi di appartenere per davvero in una famiglia, quanto, piuttosto, a sé stessa. 

Alessandro Crea

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