Kupka: la rielaborazione del diverso

A cavallo tra XIX e XX secolo František Kupka diventa uno dei primi astrattisti, discostandosi da tutti i movimenti artistici dell’epoca per elaborare una propria poetica.

Kupka studia a Praga, Vienna e si trasferirà poi a Parigi. In queste città viene a contatto con i grandi movimenti artistici del tempo, dal Simbolismo viennese al Futurismo, dai Fauves al Cubismo. Parte delle tecniche in voga tra gli esponenti di tali gruppi è visibile in opere come Plans par couleurs, grand nu: l’opera rende il corpo nudo della moglie con accostamenti di colori sgargianti che ricorderebbero Matisse se non fosse per la differenza di intenti. Kupka infatti cerca di rappresentare – con una ricerca artistica che si dipana per tutta la sua vita – una dimensione metafisica, e giungere così alla conoscenza delle strutture universali dell’esistenza.

Per raggiungere il suo scopo attraversa le avanguardie dell’epoca: individualista, si rifiuta sempre però di aderire a gruppi e mode del momento. Nel perseguire il suo scopo sfrutta e supera non solo le tecniche del tempo, ma anche tradizione e innovazione scientifica. La ricerca della dimensione metafisica passa infatti in Plans par couleurs, grand nu attraverso il tentativo di mostrare la forma interna del corpo: l’accostamento dei colori non vorrebbe rendere altro che l’effetto dato dalla nuova tecnica dei raggi X.

Senza fermarsi mai e senza accettare nessuna convenzione, l’artista giunge man mano all’abbandono della forma, modo ultimo per conseguire il suo obiettivo. Così, parlando dell’opera Little girl with a ball, arriva alla conclusione che “The atmospheric copenetration is yet to be found. As long as there is a distinction in color between ground and flesh, I will fall back into the postcard photograph.” (sito Guggheneim Museum, New York).

Elena Sofia Ricci

 

 

 

 

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