Celle separate

Fotografia di Luca Torriani

Narciso e Boccadoro, i personaggi che danno il nome al celebre romanzo di Hermann Hesse (1930), condividono parte della loro vita monacale, ma rimanendo sempre nettamente separati.

Nell’incessante e, solo alla fine, riuscito viaggio di Boccadoro alla ricerca della Madre e della sua effige perfetta, il giovane dongiovanni deve fare sempre i conti con Narciso, suo opposto e suo perfetto complemento.

Quando si incontrano fra i chiostri del monastero per la prima volta, Narciso è un monaco fra i più pii, devoti e ascetici del monastero tutto, mentre Boccadoro è un giovane allievo, spedito lì dal padre per espiare la natura peccaminosa che gli deriva dal ramo materno della famiglia.

Anche quando Boccadoro fuggirà dal monastero per darsi alla vita da errabondo, Narciso non scomparirà mai del tutto dalle sue azioni, dalla sua memoria e dalle sue innumerevoli esperienze. Hesse fa in modo di creare due personaggi antitetici, opposti, ma nonostante tutto bisognosi l’uno dell’altro.

La netta opposizione che rimane scolpita nel titolo del romanzo stesso ha ripercussioni sulla costruzione dei personaggi, su ciò che essi rappresentano e sulle loro storie di vita. Nel romanzo, infatti, si scontrano le due nature che Nietzsche aveva teorizzato nel suo La nascita della tragedia: la natura apollinea di Narciso e quella dionisiaca di Boccadoro.

Basandosi su questa idea filosofica di fondo, che vede appunto contrapposte e complementari queste due nature, allora Narciso non potrà che essere un monaco dal fine intelletto, votato alla conoscenza teorica e spirituale, una persona che possiede lo speciale talento di leggere nel cuore delle persone, talento cui non sfugge nemmeno Boccadoro.

Boccadoro, d’altro canto, porta il dionisiaco al suo massimo, facendosi narrare la vita solamente da ciò che percepisce con i sensi, con i sentimenti e con gli stati di ebrezza, lasciando da parte la ragione nella sua lunga e impegnativa recherche.

Questa opposizione, però, non porta ad una differenza nel risultato finale: entrambi i personaggi riusciranno infine a trovare la loro felicità, vivendo ognuno secondo la propria natura, senza sforzarsi di essere ciò che non sono.

Ed eccoli lì, due monaci in celle diverse, ognuno con la propria personalissima finestra sul mondo, che scrutano lo stesso orizzonte.

Giordano Coccia

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