La dicotomia visiva tra terra e paradiso nell’opera di “The Archers”

Scala al paradiso (A matter of life and death nella versione originale) è un film romantico-fantastico scritto e diretto nel 1946 dal duo inglese The Archers, composto da Michael Powell e Emeric Pressburger.

Girato in un misto tra uno sfavillante technicolor ed un elegante bianco e nero, Scala al paradiso è senza ombra di dubbio una delle opere più importanti e celebri del duo di cineasti britannici. 

Il film inizia con un particolare divagazione adornata da una voce fuori campo che descrive e mostra l’universo, i suoi astri e persino una galassia in esplosione, accompagnata da un inquietante commento: “Someone must have been messing about with the uranium atom”, che catapulta lo spettatore nell’ansia atomica caratterizzante gli ultimi vagiti della seconda guerra mondiale. Rientrando sempre di più nella sfera di competenza terrestre, Powell e Pressburger ci introducono nell’Inghilterra del maggio del 1945, dove un pilota inglese, Peter Carter, interpretato da David Niven, sta tornando da una missione bellica perdendo quota pericolosamente. Come ultimo atto Peter decide di inviare un segnale radio della sua posizione: a riceverlo c’è l’americana June, interpretata da Kim Hunter.

I due, dopo essersi scambiati delle frasi concitate, capiscono di essere fatti l’uno per l’altra.

Peter miracolosamente sopravvive all’atterraggio, finendo in una vasta e desolata spiaggia dove incontra proprio la sua amata June.

Il magico intreccio degli eventi viene però subito districato. In paradiso c’è stato un errore, si sono perse le tracce di Peter nella nebbia nordica e non si è riusciti più a trovarlo: i messi celesti, dopo millenni di perfezione, si sono lasciati sfuggire un dettaglio e un uomo che dovrebbe essere nell’aldilà si trova ancora sulla superficie terrestre.

Da qui in poi la pellicola ci regala momenti di pura gioia visiva: il paradiso, filmato esclusivamente in bianco e nero, è una rigorosa e a tratti metafisica opera di modernariato dello scenografo Alfred Junge; mentre le apparizioni sulla terra di un messo celeste incaricato di informare Peter del disguido sono fotografate dal vivido ed intenso technicolor di Jack Cardiff.

La storia prosegue nella speranza che Peter possa restare tra le braccia della sua June nonostante le leggi divine e il sempre più insistente presagio che l’intera vicenda sia, in verità, semplicemente una fantastica allucinazione del pilota causatagli dalla caduta in aereo.

Per restare invece nell’ambito visivo, di particolare interesse risulta la raffigurazione della scala per raggiungere il paradiso, da cui il film, sia nella versione americana sia in quella italiana, prenderà il nome.

La gradinata è ornata da statue di grandi personaggi del passato – è facilmente visibile quella di Giulio Cesare-, inseriti all’interno dell’inquadratura grazie ad un trucco manuale di sovrapposizione delle immagini: la salita finale delle anime su di essa rimane un’icona visiva tutt’ora ancorata nell’immaginario comune.

Powell e Pressuberg con Scala al paradiso affrontano sicuramente un argomento di stampo politico: l’amore tra il soldato britannico e la radiocentralinista americana è una chiara metafora della situazione bellica nel 1945 e della famosa special relationship tra U.S.A. e Gran Bretagna per fronteggiare il nemico comune tedesco.

La grandezza della pellicola però non risiede principalmente in questa sottintesa analisi intra-diegetica, bensì nella capacità dei “The Archers” di costruire sulla trama di un piuttosto classico dramma sentimentale un film onirico, iridescente e moderno. Così come faranno due anni più tardi con il celebre The Red Shoes, i due cineasti plasmano con la loro impronta alcuni modelli classici del cinema – come il dramma romantico o il musical – trasformandoli in unicum che rimarranno nella storia della settima arte. Nonostante i tanti anni dalla sua uscita, infatti, Scala al paradiso fa sorgere ancora un interrogativo: Peter avrà solo sognato o l’errore del giudizio celeste sarà realmente accaduto? 

Edoardo Rugo

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