Double face: l’inganno della bellezza

Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX nasce una corrente artistica, la Secessione viennese (o Unione degli Artisti Austriaci), caratterizzata da una forte sensualità ed opulenza estetica. Tra gli artisti austriaci che fanno parte del movimento spicca Gustav Klimt, con le sue due tele Giuditta I (1901) e Danae (1907-1908).

L’artista austriaco ricerca uno stile completamente nuovo: l’utilizzo dell’oro nei suoi dipinti è il marchio di fabbrica di Klimt, che cerca sempre di conciliare l’arte da orafo con la pittura. Giuditta I rappresenta il concetto di femminilità assassina: ispirato al libro Giuditta, contenuto nella Bibbia cristiana cattolica, la protagonista seduce il comandante Oloferne con il suo fascino per poi ucciderlo. In alto nel dipinto, è riportata la scritta dei due nomi dei protagonisti: Judith und Holofernes.

Giuditta è avvolta da un abito di chiffon, lasciando significativamente scoperto il seno e l’ombelico perfetto. Il suo sguardo è sensuale: la bocca e gli occhi sono semichiusi come a invitare l’osservatore ad essere sedotto, ingannandolo con il suo fascino.

Proprio questo sguardo da femme fatale crea un contrasto con l’immagine biblica della protagonista (esibito anche tra i folti capelli neri e la collana dorata) e conferisce all’intero dipinto un’atmosfera tra il sacro e il profano. In particolare, la collana dorata in stile liberty rimanda fortemente alla decapitazione, richiamo del presagio di morte di Oloferne.

Klimt stravolge la figura di donna, rendendo la protagonista una femme fatale. Egli mostra due facce della stessa medaglia: la protagonista, incarnazione del coraggio e della risolutezza, utilizza la seduzione e l’inganno per adempiere il suo scopo e diventare un’eroina del suo popolo. L’artista dà a Giuditta una nuova valenza stilistica, riuscendo a esaltare la figura della femme fatale come simbolo dell’esasperazione dell’eros che sconvolge i confini dell’amore e della morte.

Un altro esempio che può essere paragonato a Giuditta I è Danae, del 1907-1908. Secondo il mito, Danae, figlia del re di Argo, viene rinchiusa in una torre e Giove, attratto da lei, si trasforma in una pioggia d’oro, fecondandola.

Il corpo della Danae di Klimt assume la forma di una spirale derivante da un’esasperazione della postura fetale. Tutti gli elementi della tela contribuiscono a dare sensualità alla protagonista: la mano sinistra che scende sulla vulva, il seno scoperto, l’altra mano che stringe la stoffa cercando di contenere il piacere e deviarlo in punti diversi del corpo. Klimt ha voluto giocare sugli elementi geometrici: identifica la donna in una linea spiraliforme e la figura maschile in un piccolo rettangolo nero che si mischia alla pioggia dorata.

Per Klimt “tutta l’arte è erotica”, tanto che pone l’eros e la sensualità femminile come tema centrale del suo lavoro pittorico. Giuditta I e Danae rappresentano due opposti completi: la prima una femme fatale e la seconda una ragazza raffinata dall’aspetto innocente. Tutte e due rappresentano la bellezza e la seduzione della donna che Klimt vuole cogliere.

Leila Ghoreifi

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