Ritrovare sé stessi nei boschi: la vita nella natura di Henry David Thoreau

Fotografia di Luca Torriani
Fotografia di Luca Torriani

Scritto autobiografico pubblicato in America nel 1854, Walden vuole raccontare il benessere derivante da una vita unificata alla Natura. Il filosofo Thoreau vive in prima persona la mistica esperienza per ricavarne uno scritto denso di libertà e rinascita.

Luglio 1845: il ventottenne Henry David Thoreau abbandona la propria città natale per ritirarsi spiritualmente nei pressi del lago Walden, a diretto contatto con la natura. Il romanzo si divide in atmosfere di critica al materialismo e ricerca della propria personaunitamente ad una serie di riflessioni circa la conduzione della vita.

Le prime pagine del testo evidenziano il distruttivo attaccamento ai beni economici, trasformati dal malcostume sociale a mero denaro da sperperare. Uno spreco monetario a detta del filosofo rappresenta inevitabilmente la caduta verso la dispersione del proprio tempo utile.

Durante il suo particolare soggiorno durato due anni Thoreau osserva la natura che lo circonda trovando in essa nuovi stimoli, rumori e ritmi. Difatti l’autore si immerge completamente nell’esistenza regalata dai boschi, dando spazio alle descrizioni legate alla fauna presente nonché ai visitatori reali e immaginari che condiscono le sue giornate.

Le continue trasformazioni della flora affascinano il giovane che sperimenta e respira i cambiamenti dettati dalle stagioni che circolarmente si susseguono. La natura viene non sfruttata, bensì accolta come casa e risorsa: Thoreau coltiva il proprio orto e perlustra la zona cercando tra i vari “tesori nascosti” anche nuovi villaggi. Autore di mestiere, tra le sue attività non mancano certamente la lettura e la scrittura.

Nonostante l’apparente monotonia della sua quotidianità, Thoreau trova in questa particolare avventura la propria pace interiore: se da una parte la permanenza rappresenta una prova di sopravvivenza, dall’altra si manifesta come esperienza assoluta da tramandare. Il segreto e la spinta di Thoreau non sono altro che la “disobbedienza civile” che lo distacca completamente dal rumoroso ed eccessivo contesto cittadino per abbracciare le radici degli esseri umani e trovare oltre a sé stesso, anche il senso proprio e più profondo della vita.

Da cittadino americano a vagabondo: una modifica drastica della propria routine, ma anche la nascita di una nuova dimensione metafisica e morale. La natura parla e il filosofo americano vuole ascoltarla, conoscerla in tutti i suoi piccoli frammenti.

Nonostante l’esperienza di forte impatto, Thoreau non ha mai apprezzato l’idea di poter condurre “una vita sola”. Tuttavia il messaggio affrontato dall’autore trascende il concetto di mera realtà diversa: si tratta difatti di un vero e proprio carpe diem, vale a dire l’unificazione dell’uomo con il sentimento di emozione e leggerezza.

Manuela Spinelli

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