De Seta: L’ultimo canto dell’antimodernità

Fotografia di Emma Strocchi

Attraverso una piccola serie di cortometraggi girati fra il 1954 ed il 1959, De Seta riesce a trasportarci in un mondo ormai scomparso, spazzato via da un progresso cieco ed irrefrenabile.

Vittorio De Seta è stato un regista di origini siciliane, vincitore del Premio opera prima alla Mostra del cinema di Venezia nel 1961 per la sua opera Banditi a Orgosolo, film girato in Barbagia ed ispirato al saggio di F. Cagnetta dal titolo Inchiesta ad Orgosolo. Qualche anno prima, tra il 1954 ed il 1959, De Seta sfornò una serie di cortometraggi ambientati proprio nella sua terra natia.

Questa raccolta di piccoli documentari ha rappresentato, e per molti versi rappresenta ancora, un unicum della produzione cinematografica italiana. Realizzati appena prima del boom economico che rivoluzionò antropologicamente il Bel Paese, essi raccontano in maniera pura ed autentica un legame primordiale tra uomo e natura, che la modernità “ha mandato in frantumi e che [però] in quegli anni e in quelle terre – nel cuore dell’Occidente ma fuori dalla cultura occidentale moderna – si conservava ancora” [1].

Opere come I Contadini del Mare o Lu tempu di li pisci spata descrivono un particolare momento di pesca nelle coste tra la Sicilia e la Calabria: De Seta ci mostra non solo una tradizione che da lì a pochi anni sarebbe scomparsa, ma anche individui, suoni, colori, che sono andati perduti proprio perché indissolubilmente connessi a quei costumi e a quelle terre.

Un discorso analogo vale per il primo dei cortometraggi della serie qui presa in esame: Isole di Fuoco, in cui si racconta in dieci di minuti di pellicola il rapporto che fin dagli albori ha caratterizzato l’essere umano e l’ambiente in cui esso vive. De Seta riesce in questo intento rappresentando le reazioni degli abitanti delle isole Eolie alle attività vulcaniche presenti nell’arcipelago.

I legami che uniscono i pescatori con queste tradizionali pratiche di caccia o gli abitanti delle Eolie con i sopracitati ritmi vulcanici delle loro terre, sono elementi fondamentali e costituenti, non solo delle abitudini ma, soprattutto, della vita e dell’esistenza delle persone che li esperiscono. I “contadini del mare”, così come li chiama De Seta, esistono solo attraverso alla pesca del pesce spada svolta in quel determinato modo, così come quest’usanza è determinata, ovviamente, da coloro che la praticano.

Il prodotto del regista siciliano, però, non è solo schiettamente contenutistico come ci si potrebbe aspettare: l’immagine di De Seta viene spesso definita “teatrale” [2] o “operistica” [3] proprio perché non rinuncia ad una componente estetica, basti pensare all’uso di formati panoramici come il cinemascope [4] o di colori vivaci come il brillante blu del mare de I Contadini del Mare.

Il lavoro registico ed autoriale di De Seta non scalfisce mai il contenuto, non miticizza la realtà che ha scelto di rappresentare, ma invece si palesa nel lavoro di montaggio sia visivo sia sonoro.

Si prenda, ad esempio, il documentario già citato Lu Tempu Di Li Pisci Spata (datato 1954: le scene riguardanti la cattura del pesce spada sono montate con dei tagli veloci, i rematori, i pescatori e le acque si avvicendano in un ritmo sempre più serrato fino alla cattura dell’agognato pesce. Una volta raggiunto l’obbiettivo, la cadenza dei tagli va pian piano diminuendosi, come se essa volesse rappresentare la tensione, il battito cardiaco dei protagonisti della vicenda.

Per quanto riguarda il suono, invece, De Seta, discostandosi dalla didascalica voce fuori campo dei documentari classici, opta per costruire un tappeto sonoro in cui sono presenti tutti i rumori della quotidianità. Il regista viene così a costituire un amalgama di rumori che non rappresentano altro se non il verso della terra, in cui l’uomo non è protagonista bensì comprimario. Nessun suono è distintamente distinguibile, la voce umana finisce anch’essa come rumore di sottofondo, ricordandoci che l’essere umano è uno dei tanti elementi costituenti dell’ambiente che lo circonda.

Edoardo Rugo


[1] https://www.brainoise.it/vittorio-de-seta/
[2] https://www.youtube.com/watch?v=EbhTegy4kko
[3] https://www.brainoise.it/vittorio-de-seta/
[4] http://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-de-seta_%28Enciclopedia-del-Cinema%29/

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