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La Montaña Sagrada (La Montagna Sacra) è il secondo lungometraggio diretto dal regista cileno Alejandro Jodorowsky dopo El Topo (1970). Il film, nonostante sia stato realizzato quasi totalmente in Messico, viene presentato al festival di Cannes nel 1973 senza alcuna nazionalità.

La Montaña Sagrada per Alejandro Jodorowsky Prullansky è stata come una grande avventura. All’epoca delle riprese era come se si trovasse in una vita diversa, l’uomo di allora non esiste più. In quella fase della sua vita il cineasta sudamericano cercava «con tutte le sue forze di fare un film sacro, d’iniziazione. Voleva cambiare l’umanità con i suoi film», credeva «che i suoi film sarebbero stati una fonte di illuminazione per il pubblico» [1]. 

Sia El Topo che La Montaña Sagrada possono essere considerati come delle vere e proprie esperienze psicovisive [2] in cui lo spettatore si perde in un labirinto iconografico delirante, rimanendo intrappolato in una ragnatela di simboli e di allegorie. Se El Topo viene considerato dal regista cileno come «un autoritratto della propria anima» [3], La Montaña Sagrada riflette un suo processo evolutivo: è una continuazione, una maggiore presa di consapevolezza del primo lungometraggio.

Le inquadrature de La Montaña Sagrada sono costruite attraverso una complessa struttura di elementi simbolici, alchemici e mistici, tali da conferire alle immagini una potente carica evocativa: un po’ come nei Tarocchi. Ogni dettaglio ha lo scopo di generare illusioni interne ed esterne rispetto al quadro in cui è stato concepito, creando così un’insanabile interferenza tra significato e significante. Con questa pellicola Jodorowsky è riuscito a realizzare un film di pura allegoria, un film quasi medievale, molto più vicino a Hieronymus Bosch di quanto possa esserlo a John Ford o a Sergej Michajlovič Ejzenštejn [4]. Animato da una forte vocazione profetica, Jodorowsky realizza un’opera sovversiva e provocatoria nei confronti delle società, delle religioni e delle politiche internazionali, una scelta che quasi gli costò la vita. Durante le riprese, infatti, ricevette numerose minacce e perse possibilità di dare una paternità messicana alla pellicola.

Per cambiare l’umanità Jodorowsky era convinto che prima bisognasse cambiare gli attori: i personaggi dovevano essere «esattamente ciò che stavano interpretando» [5], voleva che questi fossero condotti all’illuminazione da un maestro (Jodorowsky stesso) percorrendo la strada terapeutica dell’arte. La storia del pellegrinaggio verso La Montaña Sagrada, il luogo in cui risiede il segreto dell’immortalità, viene a intrecciarsi con la realtà spirituale di queste persone. Il film stesso è stato girato cronologicamente in modo tale che gli attori avvertissero il cambiamento. I discepoli di Jodorowsky, infatti, piangono realmente la propria morte, non stanno recitando. Vengono messi in contatto con la propria natura, i propri fantasmi e riescono a sconfiggerli così come riescono a sconfiggere il freddo e la fatica della Montagna.

Una parte di noi non potrà mai raggiungere i segreti de la Montaña Sagrada. Dice infatti Jodorowsky: «noi cerchiamo la perfezione ma anche il Buddha ha un corpo. E Cristo, nonostante sia Dio, ha un corpo umano. Il corpo umano è mortale. Dobbiamo accettare questa parte di noi e lasciarla andare nel mondo reale» [6].  Sta per sfaldarsi l’ultima illusione. Tutto il film può essere considerato come una continua rottura di illusioni. I discepoli, sulla strada per raggiungere l’immortalità, si ritrovano alla fine del pellegrinaggio a fare i conti con la concretezza della verità. 

Allo stesso modo, anche anche lo spettatore, pellegrino improvvisato di questo viaggio cinematografico, riesce a raggiungere la sommità de la Montaña Sagrada e a scoprirne il suo più intimo segreto: «Siamo mortali e il cinema è un’illusione» [7].

Simone Noris


[1] Alejandro Jodorowsky, commento audio del regista, in The Holy Mountain (La Montagna Sacra), RaroVideo, 2007.
[2] Alberto Pezzotta, Sulla carta sono solo un pugno di film , in El Topo, RaroVideo, 2007.
[3] Alejandro Jodorowsky, commento audio del regista, in The Holy Mountain (La Montagna Sacra), RaroVideo, 2007.
[4] Mario Sesti, Intervista a Mario Sesti (Festa del Cinema di Roma), in The Holy Mountain, RaroVideo, 2007.
[5] Alejandro Jodorowsky, commento audio del regista, in The Holy Mountain (La Montagna Sacra), RaroVideo, 2007.
[6] Ibidem.
[7] Ibidem.

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