Sulla strada della ricerca: “Valido per due”

Una storia ambientata nelle strade di molte città. “Valido per due” di Tibe trasforma un diario di bordo dal sapore di Heineken nel riflesso dei pensieri e degli amori perduti.

Sotto lo pseudonimo di Tibe, lo scrittore e DJ veronese Lory Muratti lascia la firma su uno dei capolavori introversi più intensi che i primi anni Duemila abbiano abbracciato: Valido per due: Heineken Jammin Festival Diaries, pubblicato nel 2005 presso la casa editrice “Piccola Biblioteca Oscar Mondadori”.

Il testo esplora vivacemente l’anima di An, giovane ragazzo che pagina dopo pagina cresce in un mondo fatto di viaggi ed eventi, alla costante ricerca della sua fidanzata Ecli – scomparsa nel nulla durante il loro primo Heineken Festival vissuto assieme.

I primi capitoli sono dedicati alla descrizione di un presente lineare, tranquillo, quasi monotono che ritrae la giovane coppia unita dalle loro individuali peculiarità: da una parte An, lupo solitario dall’innata natura riflessiva e dall’altra la sua spalla Ecli, figura elegante e quasi evanescente.

Il sottile amore della loro età si evince e si respira dalla narrazione in prima persona che invita immediatamente il lettore a soggiornare nell’intima mentalità di An – individuo fuggente, rifugiato nei propri pensieri e nella costante utopia di un Universo che possa comprenderlo.

Valido per due” è il regalo che An cede alla propria compagna, abbracciando insieme a lei l’idea di vivere insieme la giovanile esperienza che lega diversi popoli e anime sotto lo stesso invisibile tetto: l’Heineken Jammin’ Festival.

Sarà proprio il biglietto a rappresentare il principio e l’epilogo della storia, in quella che si potrebbe definire una trama a cerchio.

L’equilibrio iniziale viene interrotto dal taglio più drastico di tutti: nel bel mezzo dell’evento Ecli scompare – sembrerebbe volontariamente. Da quel momento in poi, l’intera storia così come la biografia di An diventano una continua corsa volta a ritrovare l’amore sparito come un soffio, senza lasciare tracce.

Nei successivi otto anni dal giorno funesto An si reca ogni estate all’Heineken Festival, la stessa manifestazione musicale che gli aveva strappato via la sua Ecli; quel posto rappresenta lo spezzato più importante della loro vita, un netto squarcio tra presente e futuro in cui si annusa ancora il profumo del passato. La formazione del protagonista avviene proprio nel tempo di ogni tragitto, nel passaggio da una città all’altra e nei diversi soggiorni, guardando come le giornate risultino intense e piene di esperienza se vissute on the road.

Da Varese a Bologna, fino a Cagliari e addirittura Londra, An non si dà per vinto e cerca di trovare in ogni singolo sguardo la compagna persa. La vita scorre veloce e An incontra persone nuove: amici, nemici, compagnie piacevoli e altre invece meno raccomandabili, conosce tipologie di persone diverse e sperimenta ulteriori passi nel linguaggio della passione carnale.

L’infinità di chilometri percorsi rappresenta in chiave metaforica gli anni che passano; mentre An cresce, perde la sua indole da ragazzino e si ritrova a fare a pugni tra l’esistenza che procede e il ricordo di qualcosa che sempre gli apparterrà ma non è mai stato con lui. Ad ogni tappa An dedica una storia, una riflessione filosofica, una ricerca di Ecli ma soprattutto di sé stesso: si interroga sulla sua persona, lascia che piano reale e piano memoriale possano combinarsi insieme al fine di creare il suo viaggio.

Il festival non rappresenta la meta, bensì un punto dove poter ricominciare ogni anno il percorso interrotto da dove si era premuto il tasto “pausa”; ogni birra bevuta, ogni canzone ascoltata, ogni città visitata accompagnano An nella propria crescita, verso l’età adulta – quel momento in cui tutta la giovinezza rimane chiusa in una scatola, per sempre. I passi compiuti per spostarsi da una destinazione a quella prossima calcano la via di un ragazzo che invecchia, sogna, spera, ama, piange, ride, vive. Spesso il viaggio compiuto corrisponde con l’evoluzione del personaggio stesso e in questo caso l’autore ha saputo realizzare una sorta di Bildungsroman moderno nel quale il protagonista si sviluppa lasciando pezzi di sé in diversi luoghi che a loro volta donano a lui nuove lezioni e consapevolezze.

Un cammino lungo otto anni, una crescita divisa tra ostelli, parchi, mezzi di trasporto e mille volti che termina dove ha trovato la propria partenza: in un giorno di pioggia An si imbatte nuovamente in quel biglietto “Valido per due” e, alzando lo sguardo, finalmente la ritrova: Ecli.

Il viaggio è terminato, la destinazione finalmente è stata raggiunta.

Manuela Spinelli

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