La strada fino al sogno dell’età adulta

Pubblicato a Torino nel 1942, La strada che va in città è l’esordio narrativo di Alessandra Tornimparte, nome dietro il quale, per motivi razziali, si cela Natalia Ginzburg, che con questo suo romanzo avrà sempre un complicato rapporto di amore e odio.

Libro selvatico e adolescente che di adolescenza parla, La strada che va in città racconta la storia di Delia, una diciassettenne che abita in campagna e che rincorre i suoi sogni femminili su quella strada che porta alle luci, e alle ombre, della città.

Cresciuta in una casa rossa dove dal grammofono esce sempre la stessa carezzevole e melanconica melodia, Delia sogna di andarsene. Vuole seguire l’esempio della sorella maggiore Azalea, ormai maritata, residente in città e accudita da una serva. Le sue origini, i suoi genitori, tutto ormai le è venuto a noia.

Circondata sin dall’inizio dai famigliari (il fratello Giovanni, la sorella Azalea e il Nini, il ragazzo col ciuffo cresciuto con loro sin da quando era piccolo) la protagonista cerca una via di fuga dalla sua infanzia ormai troppo stretta, e l’autrice indaga, come poi farà compiutamente in Lessico famigliare, gli amori e gli odi che nascono dalla convivenza, dalla cagionevole “promiscuità di una tana” [1].

L’intreccio del breve romanzo della Ginzburg ruota intorno alla gravidanza della protagonista, elemento tanto centrale quanto talora accessorio nelle pieghe del racconto. Ma è forse proprio il cronotopo della strada, legata a doppio nodo alla vita biografica dell’autrice oltre che ai romanzi e ai racconti di formazione, ad essere il vero fulcro della vicenda tutta.

La strada, che entrò nel titolo dietro suggerimento del marito Leone, muta il suo ruolo nel corso della narrazione: dalla via che porta Delia alla città diviene una strada che, durante la gravidanza, si allunga e dalla città la separa; fino a divenire una strada che, dalla città, Delia non vorrà più percorrere a ritroso verso la campagna.

La vicenda di Delia si scandisce in tre spazi fondamentali: la casa dei suoi genitori, la città e la casa della zia, dove si nasconde dagli scandali durante la gravidanza. Nei suoi sogni di adolescente la città altro non è che la vita adulta, la liberazione dalle catene dell’infanzia e dei genitori e la promessa di una ricchezza che arriverà con il matrimonio.

Vita adulta che per Delia inizia con l’incontro con l’Altro per antonomasia: l’uomo. Esemplato ora da Giulio, il padre di suo figlio, ora da Giovanni e ora dal Nini, l’incontro con l’altro sesso è per Delia aspro e ingannevole, frettoloso e ingenuo.

Influenzato dal rapporto che la sorella Azalea ha con il marito e con i suoi amanti, il sogno matrimoniale di Delia cela dietro di sé un desiderio di apparire, di avere bei vestiti e di dormire fino a tardi. Al Nini, che legge, lavora in fabbrica e “le vuole bene”, Delia dedica pensieri e attenzioni solo quando ormai è troppo tardi. La sua forzata vita matrimoniale con Giulio non le regala che vetrine, caffè e pellicce, oggetti che diventano il surrogato effimero di una felicità perduta.

Ed è proprio la strada, una strada che l’autrice conosce dalla sua esperienza del confino [2], a scandire all’interno del romanzo il percorso tortuoso e infruttuoso di Delia in un racconto dove “i particolari insignificanti [sono] dotati di grande valore semiotico: atteggiamenti, abbigliamenti di cui la realtà si veste, spie e cifre magicamente parlanti” [3].

E così balzano in primo piano quella musica ripetitiva sinonimo di casa, quei vestiti eccentrici di Azalea e quelli poveri della zia, quel fiume dove passeggia col Nini e quell’albergaccio dove la porta Giulio. E quella strada che, nella visione ingenua e tutta femminile di Delia, separa l’infanzia dalla vita adulta e matrimoniale.

Giordano Coccia


[1] C. Garboli, Introduzione a Cinque romanzi brevi e altri racconti di N. Ginzburg, p. IX, Einaudi, Torino, 2005.
[2] N. Ginzburg, Prefazione a Cinque romanzi brevi e altri racconti, Einaudi, Torino, 2005.
[3] C. Garboli, Introduzione a Cinque romanzi brevi e altri racconti di N. Ginzburg, p. XI, Einaudi, Torino, 2005.

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