Gilda, l’atomica putain au grand coeur della periferia milanese

“La Gilda” è uno dei personaggi più noti della grande opera I segreti di Milano di Giovanni Testori. È una prostituta che lungo la strada e i lunghi viali milanesi non trova solo uomini, da lei quasi venerati, ma anche la propria identità. La strada assume ne La Gilda del Mac Mahon (’59) anche la funzione delineata dal critico Michail Bachtin, che vedeva in essa “il luogo degli incontri casuali”

La Gilda del Mac Mahon è una raccolta di racconti del 1959 di Giovanni Testori, autore del ’23 nato a Novate Milanese. La raccolta è successiva a Il ponte della Ghisolfa, dell’anno precedente. I due testi rientrano in quello che lo stesso autore ha definito «un ciclo ad intrecci multipli», ovvero un’opera più vasta dove all’interno, attraverso richiami e parallelismi, si ritrovano molti personaggi. Il titolo complessivo, I segreti di Milano, comprende due raccolte di racconti, due opere teatrali e un romanzo.

In un quartiere della Milano proletaria del dopoguerra, povera ma piena di speranza per il futuro, una donna dal corpo meraviglioso e dalle curve provocanti richiama l’attenzione della virilità collettiva che, con commenti ammirativ, la soprannomina Gilda, come la famosa e sensuale diva americana Rita Hayworth (detta “l’Atomica”) nel film «Gilda» di Vidor del ’46. La ragazza di vita vive vicino al Ponte della Ghisolfa, all’epoca l’estrema periferia a nord di Milano. Gilda si innamora di un balordo, finito in carcere per ricettazione, e lo “mantiene come un signore” vendendo il proprio corpo. 

La Gilda del Mac Mahon individua fin dal titolo un luogo e uno spazio ben precisi: il lungo viale che va dal Monumentale fino alla periferia di Villapizzone. Tuttavia la vicenda è ambientata o fa direttamente riferimento a tutta la sterminata periferia che compone la “grande Milano” di Giovanni Testori, senza limitarsi solamente al Mac Mahon.

Prendendo in considerazione gli spazi del racconto, sicuramente tra i più importanti e significativi troviamo la strada, uno spazio che può essere definito di passaggio per i personaggi, i quali si muovono liberamente su di essa e spesso incontrano altre figure; inoltre, la strada è lo spazio che i personaggi devono attraversare per arrivare da un luogo all’altro. Inutile sottolineare come la strada sia anche e soprattutto uno spazio che caratterizza il contesto urbano, fondamento de I segreti di Testori. Se da un lato la strada e i viali sono i luoghi che percorsi da Gilda fanno nascere in lei delle riflessioni sulla propria situazione (“Anzi nel percorrere, passo dietro passo, i prati che dalla ferrovia l’avrebbero portata a Villapizzone, aveva continuato a ironizzare […] [1]), dall’altro assolvono a diverse funzioni. La prima è delineata fin dalle pagine iniziali del racconto. Sono le strade i luoghi in cui Gilda viene vista camminare mostrando fieramente le sue curve, i luoghi in cui i ragazzi e i meccanici “usciti dalle officine di Sesto, di Niguarda e di Bovisa”[2] con commenti ammirativi sottolineano il fascino dell’Atomica. E Gilda di questi apprezzamenti, a volte espliciti, ne è compiaciuta; anzi, spesso “si fermava a guardarli, con quella meraviglia che avevan tra le gambe”. [3]

È chiaro che se la strada assolve a questa funzione, di conseguenza ne svolge un’altra, che sarà fondamentale per il personaggio e per l’intera vicenda.

Luogo dei complimenti, delle ammirazioni e dell’identificazione della protagonista, la strada è anche il luogo delle occasioni di Gilda, della sua caccia agli uomini. È sulla strada, lungo i viali, che Gilda può “accettare le infinite richieste, le infinite offerte e gli infiniti ammiccamenti e […] sceglier quelle che avrebbero potuto lasciarle le mani piene d’argent“. [4]

Ecco che la strada diventa anche il luogo di lavoro o, meglio, di ricerca di denaro, poiché è proprio il narratore, avvalendosi del punto di vista di Gilda, che nelle pagine proemiali sottolinea che il suo non è un mestiere o una professione, ma un qualcosa che “le aveva dato da vivere, anzi, nei momenti più difficili, da sopravvivere […]”. [5]

Uno dei passaggi più significativi del racconto, ovvero il primo incontro di Gilda con Gino dopo la scarcerazione e “dopo i tre colloqui della separazione” [6], avviene proprio sulla strada.

Gilda si trova con il Morini, il Ras, un personaggio “già noto”, poiché protagonista di una serie di racconti nella prima raccolta di Testori, Il ponte della Ghisolfa. Ne La Gilda, il Morini è l’uomo con il quale la protagonista vuole – o vorrebbe – dimenticare Gino. I due, in una giornata di sole, si trovano su una rossa cabriolet, mentre Gino veniva avanti sulla sua Guzzi: i due si guardano, nient’altro, e Gino in poco tempo aveva lasciato la donna dietro di sé, alla quale era mancato il respiro.

Un’ulteriore funzione della strada o, in generale, del contesto urbano, è riscontrabile nella chiusa del racconto; nell’incontro, cioè, tra Gilda e il giovane meccanico. Questo incontro evoca l’idea della strada – anche se in realtà il personaggio viene incontrato in una tabaccheria – di Michail Bachtin, che vede in essa proprio “il luogo degli incontri casuali”. [7]

Giovanni Testori fa della sua protagonista una figura che si potrebbe definire come lontana dalle ciniche e arriviste escort di oggi; una ragazza di vita nella Milano di periferia che cerca di rialzare la testa dopo la guerra. Ecco che Gilda è una donna pura di cuore con un corpo seducente come quello della Hayworth e, attraverso il suo personaggio, Testori vuole ritrarre l’umanissimo microcosmo dei poveri cristi che popolano la Milano misera ma generosa del dopoguerra, che sarebbe stata spazzata di lì a poco dalla corsa sfrenata al boom economico. La Gilda è una sorta di espediente per Testori, per raccontare con malinconia un mondo, un’Italia che già non c’era più, nel quale ci si aiutava, si era probabilmente più solidali e umani.

Alessandro Crea


[1] G. Testori, La Gilda del Mac Mahon, Feltrinelli, Milano, 2014, p. 14
[2] G. Testori, Ivi, p. 17
[3] G. Testori, Ibidem
[4] G. Testori, Ibidem
[5] G. Testori, Ivi, p. 9
[6] G. Testori, Ivi, p. 14
[7] La strada è il luogo “dove si uniscono in modo singolare le serie spaziali e temporali dei destini e delle vite, complicandosi e concretizzandosi con le distanze sociali qui superate” (M. Bachtin, Estetica e romanzo, Torino, Einaudi, 1979, pp. 390-91)

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