Hugo: lo scandaloso eroe

Il concetto di grottesco, con cui il brutto viene spesso messo in relazione, in quanto generi d’innovazione e di rottura, viene rappresentato al meglio nel Le roi s’amuse, conosciuto in italiano come Il re si diverte, di Victor Hugo. L’opera è un dramma storico in versi diviso in cinque atti rappresentato per la prima volta nel 1832 alla Comédie Francaise, salvo poi essere censurato per la figura del protagonista. 

Il dramma si apre con la storia di Triboulet, giullare di corte di un re molto prepotente, che cerca di appropriarsi dei beni altrui. La figura di Triboulet viene descritta in modo negativo: è il vero ispiratore delle violenze e degli abusi del re al quale si compara. Il protagonista ha però una figlia, Blanche e quest’ultima viene educata nell’innocenza, nella fede e nel pudore, nascosta alle grinfie del re. In questo modo egli rappresenta l’homo duplex: l’uomo appare interiormente lacerato nella dimensione angelica e in quella bestiale, che si contrappongono in una lotta senza vincitore. L’esempio più vicino a lui è il personaggio di Quasimodo, corpo deforme che racchiude un’anima sublime.

Il re, a un certo punto, scoprirà della figlia di Triboulet e vorrà impossessarsene mentre il giullare cercherà di impedirglielo senza successo. La scena tra il re e Blanche è un punto cruciale: il re svelerà a Blanche l’operato del padre. In questo momento di impotenza il re approfitterà di lei. Deciderà quindi di vendicarsi dell’accaduto, in quanto rinunciare alla vendetta equivarrebbe a rinunciare alla propria identità e integrità.

Nell’ultima scena viene mostrato il protagonista che porta un sacco nero, al cui interno dovrebbe esserci il cadavere del re, e lo calpesta ripetutamente. È qui che avviene la rivelazione: aprendo il sacco scopre che dentro c’è la sua amata figlia. Disperato, chiederà il perdono della figlia e piangerà l’unica cosa positiva della sua vita, l’unica che lo valorizzava a differenza della nobiltà che lo disprezzava. Il perdono viene introdotto molto spesso al momento della morte del personaggio, cioè nel momento della perdita della propria identità. In questo modo il gonzo, perdendo sua figlia, perde la sua identità di padre amato.

Il dramma di Hugo subisce la censura e, nel 1832, la prima rappresentazione viene interrotta perché non era concepito che il giullare, in quanto gobbo e brutto, potesse avere una figlia ed essere amato. Egli rappresentava il mostro andando contro i canoni estetici dell’Ottocento.

Victor Hugo ha voluto rappresentare questo personaggio per smascherare la società del tempo, teorizzando un nuovo tipo di rappresentazione scenica: il dramma, caratterizzato dalla mescolanza degli stili – come il tragico e il comico, il grottesco e il sublime – e il rifiuto delle convenzioni classicistiche di unità di tempo e spazio. In questo modo il protagonista, che è emblema del grottesco, costituisce l’eroe centrale del dramma, rovesciando il ruolo del padrone e del servitore. Afferma in tal modo che il grottesco può essere anch’esso una categoria estetica autonoma

Leila Ghoreifi

 

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