Bolaño: il trauma incomunicabile

Il racconto “Compagni di cella” di Bolaño, parte della raccolta “Chiamate telefoniche” (1997), mostra una situazione di incomunicabilità fra i protagonisti, conseguenza del trauma della prigionia da essi subita durante la dittatura di Franco, in Spagna, e di Pinochet, in Cile. 

Un’atmosfera allucinata pervade molti racconti della raccolta – in particolare “Compagni di cella” (primo racconto della sezione Vita di Anne Moore) –, un clima in cui i personaggi si trovano soli nel proprio trauma o nella propria incomprensione, pur accompagnandosi talvolta ad almeno un altro personaggio.

Una nube di incomunicabilità pervade questi frammenti di vita: il silenzio di un trauma che non potrà mai essere condiviso in modo soddisfacente.

Si mettano a confronto “Compagni di cella” e “L’Ojo Silva”, altro racconto di Bolaño, incluso nella raccolta “Puttane assassine”. Qui Mauricio Silva detto l’Ojo, personaggio protagonista, prova almeno a comunicare, a raccontare al narratore la sua storia, seppur in maniera lacunosa, contraddittoria: il modo in cui solo qualcuno che ha subito un grave trauma potrebbe raccontare.

In “Compagni di cella” la situazione si estremizza. L’incomunicabilità è resa infatti ancor più evidente dal fatto che i due protagonisti sono uno il doppio dell’altro, compagni appunto di una cella che, dopo essere stata fisica, è soprattutto mentale. Il lettore si trova sommerso in una condizione in cui non comprende le motivazioni delle scelte dei personaggi. Si ritrova solo a cercare un perché, una spiegazione che, in definitiva, potrebbe essere trovata solo da qualcuno che avesse esperito le stesse vicende dei personaggi. Ma quando anche qualcuno avesse fatto esperienza delle stesse vicende, come si evince dal breve assaggio dato dalla lettura, ne uscirebbe comunque sotto shock così come i personaggi, irrimediabilmente soli nel proprio trauma e corrosi da un dolore inspiegabile. Un dolore di cui perfino l’origine non ci sarà mai del tutto chiara, se non per le briciole di pane lasciateci dall’autore.

Elena Sofia Ricci

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