La moneta egoista: l’individualismo economico di Robinson Crusoe

Attraverso il termine “Homo Economicus” viene introdotto il personaggio omonimo del romanzo Robinson Crusoe, suggerendo un concetto di “individualismo” inteso in termini monetari.

Tale nozione si riflette anzitutto nella caratteristica tipica del romanzo borghese: l’interesse a rappresentare la vita quotidiana di singoli personaggi ordinari. Da questo punto si sottolinea l’importanza dell’individualismo, atto a creare una società – letteraria e reale – indipendente. Base reale di questa iniziativa sono stati principalmente il capitalismo e il protestantesimo, così che l’individuo potesse diventare l’unico responsabile dei propri ruoli politici, sociali, religiosi ed economici.

A tal proposito, lo stesso Daniel Defoe sosteneva fortemente l’idea di “individualismo economico” tanto da trasferirlo nelle vesti di Robinson Crusoe.

Il personaggio principale, infatti, incarna la figura ripetuta degli eroi di Defoe, i quali inseguono il denaro (il denominatore comune del mondo) come meta finale e principale del proprio “viaggio”. La ricerca monetaria si sviluppa già all’interno del contesto familiare, quando i genitori di Robinson Crusoe cercano di persuaderlo a non partire, il tutto per puri scopi economici. Al termine del viaggio il protagonista, riguardandosi indietro, considererà questo momento come il suo “peccato originale”:  la sua irrequietezza lo avrà portato a diventare il classico uomo capitalista, affamato di cambiamento costante del proprio stato.

Sull’isola Crusoe incontra il famoso indigeno da lui battezzato Venerdì e, nel renderlo il proprio fedele servo, dà ancora una volta una forte rappresentazione del capitalismo industriale e dello sfruttamento tipico dell’Inghilterra. Nazionalista di natura, Robinson Crusoe valuta individui e paesi sulla base dei loro meriti economici, esaltando i suoi compatrioti in quanto superiori a livello mercantile.

Tuttavia lo stretto rapporto con la propria patria non si riflette nei legami familiari, impossibili da realizzare per il protagonista: il motivo economico isola e rende già naufrago Robinson dai concetti di sesso e matrimonio, diminuendo l’importanza delle relazioni personali e di gruppo. La stessa unione carnale viene demonizzata come minaccia al perseguimento dei propri fini monetari, mentre il matrimonio vede la donna solo come ausilio economico.

Incapace di gestire e apprezzare l’amore, Crusoe presenta il medesimo comportamento anche in termini di amicizia: si circonda non di fedeli compagni, ma di “mezzi” per raggiungere il proprio scopo, trattando gli altri secondo il loro valore d’uso come se fossero merci. Lo stesso rapporto con lo schiavo indigeno Venerdì rivela la vocazione utilitaristica del protagonista, il quale impone al servo la propria lingua e un nome da lui scelto.

Di conseguenza, il concetto di amicizia per Crusoe altro non è che un patronato benevolo ma non gratuito. I rapporti interpersonali raffigurano soltanto uno strumento finalizzato alla tutela degli interessi economici del personaggio principale. L’egoismo affamato di monete guida e realizza l’intera vita di Robinson Crusoe, creando un viaggio parallelo a quello per mare: la ricerca continua e quasi ossessiva dell’affascinante denaro.

Manuela Spinelli

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