Un adolescente e la voglia di “uscire dal gruppo”: l’insostenibile leggerezza di un’età difficile

Un ragazzo, la sua bici e una città, Bologna. Con un linguaggio diretto, semplice e “skazzato”, Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994)racconta la generazione degli adolescenti degli anni Novanta tra dubbi, incertezze, primi amori e voglia di “uscire dal gruppo”, di rompere le regole e gli schemi. È la storia de «il vecchio Alex» e della sua crescita alla ricerca di un presente libero e felice.

In radio la musica ribelle e furibonda dei Sex Pistols e dei Red Hot Chili Peppers, poi Pink Floyd, Smiths, Police, Beatles e R.E.M. È la colonna sonora della vita di Alex D., diciassette anni, figlio modello della buona borghesia bolognese. 

È lui il protagonista di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, il primo romanzo di Enrico Brizzi pubblicato nel 1994. Da subito il libro diventa un caso letterario, un «cult», al punto da essere tradotto, nel corso delle sue varie edizioni, in ben ventiquattro paesi. 

Il libro, facendo riferimento alla morfologia di genere, è un romanzo di formazione che racconta la crescita di un giovane adolescente di Bologna. È il 1992 e Alex decide di “uscire dal gruppo”, di eliminare (o provare a farlo) tutto ciò che viene disegnato attorno a lui durante gli anni preadolescenziali: in sostanza, il giovane vuole rompere gli schemi e per farlo è necessaria la crescita, la maturazione e, con essa, tutti i problemi, i pensieri, i turbamenti di quella che davvero può essere considerata l’«età difficile». È inutile ribadire come considerare l’adolescenza come un periodo spensierato, gioioso e ricco di piacevole beatitudine sia un’immagine ormai passata, caratteristica di racconti del primo Novecento che, letti oggi, possono quasi far sorridere per l’ingenuità con la quale sono stati scritti.

No, l’adolescenza è ben altro e se ci è stata raccontata in maniera magistrale da autori come Moravia, Morante e Saba [1] nei più bei romanzi di formazione del secolo scorso, la morfologia del Bildungsromanè proficua anche nella nostra contemporaneità: Brizzi, Ammanniti, De Carlo

Un’indicazione d’obbligo è sicuramente al titolo, che fa riferimento ad un fatto realmente accaduto nel 1992: John Frusciante, chitarrista dei Red Hot Chilli Peppers, lascia il gruppo all’apice della sua popolarità. Ecco che questo episodio può realmente assumere valore simbolico di tutta la vicenda de «il vecchio Alex D.», desideroso di voltare le spalle a tutto e a tutti in nome di un presente libero e felice, di una ricerca di senso e di autenticità. 

Alex è un ragazzo che non ha ancora compiuto diciott’anni che inizia a vivere il periodo delle incomprensioni a scuola, dei litigi in famiglia, della voglia di cambiare e di urlare al mondo la propria rabbia, del non sentirsi parte di una società e di considerarsi, in qualche modo, diverso. Il ragazzo tra compiti di matematica, incontri con gli amici e disperate pedalate sui colli bolognesi, conosce il primo quasi amore e, insieme, la crescita. Alex e Aidi, due giovani adolescenti a Bologna. È un amore nato quasi per caso e vissuto piano piano tra libri, musica e lunghe telefonate, in un periodo dove i messaggi e i social network sono ancora troppo lontani.

Alex è caratterizzato da quell’ingenua strafottenza mista a timida arroganza che contraddistingue gli adolescenti ed è proprio con questo atteggiamento di sfida al mondo che il protagonista tenta disperatamente di trovare delle soluzioni agli smarrimenti e agli ardori dei diciott’anni, fondendo rabbia, ironia e voglia di contraddistinguersi.

È l’età delle amicizie adolescenziali quasi fraterne, delle canzoni alle tre di notte, delle corse in bicicletta e dei primi baci. È un’età che in alcuni momenti può essere affrontata con il sorriso stampato in faccia e con la spensieratezza dell’adolescente, ma che nasconde anche turbamenti ed inquietudini. Innanzitutto il confronto con le figure famigliari è contraddistinto dalla difficoltà della comunicazione essendo, i genitori, visti come dei nemici da combattere quotidianamente. 

Poi anche la scuola, con i professori (chiamati profii dal protagonista), con il loro «conformismo» e la loro «doppiezza», capaci di insegnare tante nozioni che però sono pressoché inutili per un adolescente che affronta per la prima volta un’età scura e piena di tormenti.

E c’è posto anche per l’amore, spesso fermo in quella soglia liminare tra il non più e non ancora: non più amicizia e non ancora amore. Soglia che, infondo, altro non è che la condizione principale dell’adolescenza. 

Questa «leggerezza dell’essere» ecco che diventa «insostenibile» durante eventi anche drammatici della vita di Alex, come ad esempio la sofferenza per la perdita dell’amico Martino, suicidatosi per la vergogna di essere stato trovato in possesso di droga fuori da una discoteca. 

Fanno da sfondo la musica, già citata, e i libri, una sorta di legante tra Alex e Aidi. Tra i libri citati ecco citati Il piccolo principeIl giovane Holden Due di Due di Andrea De Carlo: romanzi di formazione anch’essi, già esistenti e di grande successo. Poi riferimenti a Kerouac, Richard Bach e Pier Vittorio Tondelli. Forse, citando proprio l’autore di Correggio, Alex può davvero esser considerato uno dei tanti altri libertini rappresentanti di un’adolescenza di ieri, lontana da social e, in generale, dai mezzi di comunicazione di oggi. Ma poco conta la generazione, alla fine si ha sempre e comunque la rappresentazione della gioventù e dell’adolescenza che altro non è che un’isola caratterizzata da una morfologia invariabile.

Alessandro Crea


[1] Autori, rispettivamente, di Agostino (1945), L’isola di Arturo(1957) e Ernesto(1975). A questi tre adolescenti è dedicato un saggio di G. Rosa, Agostino Arturo Ernesto: tre adolescenti nell’Italia del dopoguerra, in Il romanzo di formazione nell’Ottocento e nel Novecento, Pisa, ETS, 2005

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