La parabola di Pasolini

Teorema, scritto e diretto nel 1968 da Pier Paolo Pasolini, è un’opera che si sviluppa attraverso due canali differenti: quello di Teorema-libro e quello di Teorema-film. Questi due oggetti non possono vivere autonomamente, sono inscindibili, il messaggio pasoliniano insito in Teorema è da cercarsi nel dialogo che si instaura tra la visione e la lettura dell’opera.

Quella di Teorema è la storia di una famiglia molto ricca che abita in un quartiere residenziale appena fuori Milano. La vita scorre nella quotidianità tipica delle persone di questa classe sociale fino a quando le esistenze dei personaggi vengono sconvolte dall’improvviso arrivo di un misterioso ospite. Di lui non si conosce praticamente nulla, viene solamente descritto come un giovane affascinate che esercita una forte attrazione sui famigliari e sulla serva, l’Emilia. Questo ospite enigmatico,attraverso un rapporto molto intimo e persino sessuale con tutti i personaggi, porterà gli abitanti della casa a confrontarsi con la propria essenza. Così come è arrivato però, il giovane se ne va, lasciando ciascuno a fare i conti con sé stesso. Se il trauma della separazione porterà i membri della famiglia a incontrare una tragica fine, il destino dell’Emilia, sarà ben diverso. Lei infatti lascia la casa, prepara la valigia e parte alla ricerca delle sue radici nella Bassa, in qualche paese non distante da Milano, fino ad arrivare al casale natio. È proprio qui che l’Emilia, vivendo come un’asceta, comincerà a fare miracoli.

Pier Paolo Pasolini, sin dalle prime pagine di Teorema-libro, si impegna a informare il lettore che ciò che andrà a leggere non è un romanzo realistico ma una sorta di parabola, un racconto esemplare in cui la vicenda viene narrata seguendo lo schema del referto scientifico. Attraverso un linguaggio simbolico-allusivo e il rigoroso rispetto di simmetrie matematiche, l’autore vuole dimostrare l’avvento di un possibile fiducioso futuro a partire da una tesi profetica. Se in Teorema-film l’essenzialità dei dialoghi e la lentezza quasi sacrale delle azioni, sono funzionali a dare una patina onirico-misticheggiante alla pellicola, in Teorema-libro gli eventi narrati, e questo Pasolini lo ribadisce più volte, sono da collocarsi in una dimensione di contemporaneità che spinge inesorabilmente il testo in una prospettiva atemporale.

Il progetto pasoliniano, grazie a questa particolare veste stilistica e all’ausilio di costanti richiami biblici, sembra spingere il lettore-spettatore a leggere l’opera come un moderno testo apocalittico. Nel Libro dell’Apocalisse, l’apostolo Giovanni con la rivelazione della divinità, racconta la fine del regno dell’uomo e l’inizio del regno di Dio. Con Teorema ciò che viene messo in crisi è l’intero mondo borghese, un mondo costruito sull’ipocrisia e sulle velleità, un mondo che ha dimenticato le proprie radici. La caduta della Babilonia borghese si attua attraverso l’esperienza del sacro, attraverso l’incontro con quel misterioso ospite che donandosi completamente si rivela, manifestando la verità. Paolo, Lucia, Pietro e Odetta dopo la separazione col giovane, non si riconoscono più, cercano di riempire quel vuoto che non riescono a colmare e finiscono, inesorabilmente, col perdere o tradire Dio.

L’unica a salvarsi dalla tragedia è l’Emilia. È lei, personaggio simbolo del sottoproletariato, la sola a trarre del positivo dall’incontro con l’ospite. Anche in questo caso il distacco è traumatico, ma a maggior ragione funzionale a mostrare alla donna il suo destino. Intraprende la via che la riporta in campagna, alla casa dei suoi avi, alle sue radici, perché è quello il luogo stabilito dove andare a cercare chi non tornerà più. Qui, rimanendo seduta sulla panchina della sua infanzia, fondendosi con i luoghi della sua genesi, manifesta la potenza divina fino al momento in cui capisce che è giunto il momento di morire; allora, seguita da una sua compaesana, si incammina a passo svelto verso Milano. In un cantiere edile alle porte della città, l’Emilia, facendosi seppellire, si sacrifica, le sue lacrime saranno la fonte di vita per un nuovo fiducioso mondo, una Gerusalemme Celeste.

Simone Noris

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